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mercoledì 17 marzo 2010

LETTURE NELLA CITTÀ VECCHIA

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



UNA SERATA BENE INIZIATA

Fredda e piovosa sera invernale; il bar di via Pistoiese è praticamente deserto, il ticchettio della pioggia sull’asfalto si confonde con la musica della radio all’interno del locale.
Mario è seduto ad un tavolino, uno di quelli di plastica bianca da quattro soldi ricoperto da una tovaglia a fiori mezza bruciacchiata dalle cicche di sigaretta... continua...

COME UN FILO DI MIELE STRETTO IN PUGNO

Mi preparai con la massima cura. Cercavo spasmodicamente un vestito bianco, da indossare in quell’occasione. Lo trovai nell’armadio di mia madre. Strappati via i nastri che appesantivano la sagoma, tagliai via l’ultimo lembo che copriva le ginocchia, poi piegai con garbo le maniche sin quasi ai gomiti. Di fronte allo specchio infilai me stessa in un immagine diversa che nei suoi riflessi raccontava di un desiderio alimentato e nutrito come un avido figlio, un figlio che ai primi morsi della fame urla nello stomaco il suo bisogno d’abbandono... continua...

UNA DONNA ESTROVERSA

La donna allo specchio si osservava i piccoli difetti del viso. Avrebbe dovuto uscire di casa tra non molto, ma siccome si doveva incontrare con alcune persone tra cui un uomo che lei reputava bello, tutto questo la metteva in forte disagio. I loro rapporti erano soltanto di lavoro, non sussistevano dubbi su questo, però ciò non significava affatto che lei dovesse sfigurare al suo fianco, recandosi a quella colazione tra colleghi d’ufficio... continua...

STILETTO

Seduta sul lettino, nel giardino di casa, guardava i propri piedi nudi accarezzare l’erba soffice, morbida ed umida. Le sensazioni che ne riceveva erano seducenti, anche se avrebbe preferito sentirli stretti ed avvolti in un paio di décolleté di vernice. Come quelle che aveva indossato quella volta.
Da giorni si stava chiedendo come fosse finita in quella storia. Entrata, scivolata, catapultata... continua...

IL PIFFERAIO DELLE STEPPE

Oltre le montagne si trova il deserto, ed una strada lunga e polverosa che taglia in due il continente. A sud di questa la vegetazione diventa selvaggia, le strade intricate, i villaggi sporadici e pieni di misteri. Laggiù i giovani sognano Rock City, mentre i vecchi siedono sui porticati a cantare vecchi pezzi blues... continua...

WHITE AS THE SNOW

Biancaneve si affacciò alla finestrella della piccola casetta sperduta nel bosco, guardò l’orizzonte e si convinse che fortunatamente la sua matrigna non l’aveva ancora scovata.Chissà che colpo sarebbe stato se la povera vecchiarella avesse scoperto che i sette nani erano in realtà spogliarellisti rimorchiati un giorno di tempesta nel pub vicino al porto, e che per rendere la storia della sua vita adatta ai bambini aveva mentito tutti quegli anni... continua...

ROOSTER CRANE

Il concerto degli Abyss era terminato in un tripudio di urla di disperazione e pianti isterici. La band più “scura” di Rock City aveva lasciato il palco tra i rintocchi di campana della tenebrosa e bellissima “Funeral”, dopo un concerto di quasi tre ore. Per l’occasione il cantante e leader della band si era fatto rinchiudere in un cofano d’ebano posizionato al centro del palco. Un becchino smilzo e incappucciato scandiva il tempo del finale per solo piano conficcando dei lunghi chiodi d’acciaio nella bara. I quarantacinquemila dell’Arena Nord erano in estasi... continua...

LE 101 PAROLE DI...

LA FINESTRA DI FRONTE

DANCE

È PRIMAVERA

L'ERBA DEL VICINO È SEMPRE PIÙ VERDE

TRAUMA

FARFA E SHAULA

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

AFFOGATI ALLA NUTELLA

ASK NOT

E INFINE LA POESIA DI

CARNI E ACCIAIO

Leggi anche: Letture Bionde sul Sofà

FONTE: I SILENTI

martedì 16 marzo 2010

ROCK CITY - Quarto Episodio: Rooster Crane



Questo nuovo episodio di Rock City è ispirato a un'altra figura caratteristica degli anni settanta del genere progressive, Vincent Crane. Il tastierista e fondatore degli Atomic Rooster si distinse per il suo look darkeggiante, le sue lugubri atmosfere di piano (Death walks behind you) e le sue depressioni che lo portarono nel 1989 al suicidio.


QUARTO EPISODIO: Rooster Crane

Il concerto degli Abyss era terminato in un tripudio di urla di disperazione e pianti isterici. La band più “scura” di Rock City aveva lasciato il palco tra i rintocchi di campana della tenebrosa e bellissima “Funeral”, dopo un concerto di quasi tre ore. Per l'occasione il cantante e leader della band si era fatto rinchiudere in un cofano d'ebano posizionato al centro del palco. Un becchino smilzo e incappucciato scandiva il tempo del finale per solo piano conficcando dei lunghi chiodi d'acciaio nella bara. I quarantacinquemila dell'Arena Nord erano in estasi.
Ma a Rock City i concerti erano solo l'inizio dell'avventura notturna. La festa di solito continuava nei club e nei pub della città, tutti rigorosamente di proprietà delle major. Poi c'erano le feste private, anche se illegali, perché alla Dome Records e alla Dream Music non andava a genio che la gente si sballasse nelle proprie case con gli alcolici comprati al supermercato e le pasticche degli sciamani di strada. Ma nonostante il severissimo divieto, ogni sera vi erano centinaia se non migliaia di party liberi nella metropoli.

sabato 13 marzo 2010

IL CAOS



Il caos è quella cosa chi mi entra in testa alla mattina, appena apro gli occhi, e me la ritrovo accanto di notte, prima di chiuderli. Il caos è il mio fratello siamese. Il caos è la mia palla al piede, un fastidioso appendice del mio vivere quotidiano. Vorrei liberarmene ma non ci riesco, anzi ne sento quasi il bisogno.

Il caos è quella sensazione che mi invade quando cerco di dare un senso agli affari del mondo. Quando mi metto a leggere le notizie e non le capisco, non perché siano complesse, ma perché mi confondono, perché ribaltano i miei ideali, le mie prospettive, le mie priorità.

mercoledì 3 marzo 2010

LA SINDROME DEL CACCHIO PICCOLO



Voi non ci crederete, ma il vero male dell'umanità è una malattia tremenda e contagiosissima di cui nessuno mai parla, perché a parlarne non può che peggiorare. Colpisce circa il 99, 97% degli uomini e secondo alcune recenti statistiche anche un buon 38% delle donne. È la Sindrome del Cacchio Piccolo (da adesso SCP).

Si manifesta in età puberale, dopo un lungo periodo di incubazione in cui la mente del soggetto non avverte praticamente alcun sintomo. Quando arriva il giorno del rimescolamento ormonale, dei vestitini corti della compagna di classe, dei giornalini degli amici e degli incidenti notturni tra le lenzuola del letto, il soggetto è costretto a fare i conti con le dimensioni del proprio ammennicolo. È un affare di testa, niente più. La sindrome infatti non colpisce esclusivamente i meno dotati, ma indifferentemente quasi tutti i maschi.

Secondo le ultime ricerche in materia, quello che si pensava fosse un problema esclusivamente maschile, è in realtà una patologia molto complessa che affligge in alcuni casi anche le donne. Ora direte voi, come è possibile che le donne di sentano in deficit di cacchio, dato che non ce l'hanno. Ma la SCP è una malattia psicosomatica e non ha assolutamente niente a che fare con le dimensioni del membro.

COME RICONOSCERE I MALATI


I malati si individuano facilmente. Di solito, per compensare la mancanza, ricoprono cariche molto importanti. Quasi tutti i politici sono afflitti da una versione acuta di questa patologia. A prova di ciò allegherò una foto che giustifica alcuni comportamenti del premier italiano.



Chi è afflitto dalla SCP non dubita soltanto della propria virilità ma del significato della sua stessa esistenza, e cerca di riappropriarsene fuori dal letto, o meglio, lontano dallo specchio. Per questo tutti i dirigenti, i capireparto, gli amministratori e direttori vari soffrono di questa malattia, che come ho affermato prima può essere anche molto contagiosa. Appena infatti qualcuno incomincia a frequentare certi ambienti nei piani alti, il morbo dormiente che è in lui si risveglia.

Da non confondersi con la SCS, ovvero la Sindrome del Cacchio Scomparso, tipica degli obesi. È una variante molto triste della malattia perché, a differenza di coloro che contraggono la SCP, questi pazienti vivono nel tremendo dubbio che il loro cacchio possa essere sparito sotto le loro dirompenti trippe.



Anche le star soffrono disperatamente di questo complesso. Lo scompenso li porta a desiderare la telecamera ed a porsi al centro dell'attenzione. Ora penserete, ma uno come Tommy Lee come potrà mai essere afflitto da una malattia simile? Ebbene, io vi dico che anche lui sta male, nonostante le dimensioni del suo cetriolo. Questa regola non vale per gli attori porno, i quali sono nella maggior parti dei casi immuni alla SCP.



I PORTATORI SANI

Il signor Siffredi è un tipico caso di portatore sano. Non è afflitto da SCP ma è di sicuro un soggetto molto contagioso. Basta guardare un suo film per rimanere profondamente colpiti dalla sindrome, almeno che non si abbiano i giusti anticorpi.



IL RUOLO DELLE DONNE DEI MALATI

Esperta mentitrice fin dai tempi della maga Circe, la donna del malato, con il tipico slancio da infermiera, cerca di rassicurare il soggetto dicendogli una mezza verità, che è da sempre la bugia migliore. “La misura non conta, amore....” Frase fatta che può voler dire tante cose, tipo:

1.La misura non conta per andare a pisciare
2.La misura non conta, ma se proprio devo scegliere meglio grosso
3.La misura non conta, diceva mia nonna che era lesbica

e via così...

LA SCP NON HA PREFERENZE RAZZIALI



Anche se la leggenda dice che in neri sono più dotati degli altri, questo non vuol dire che la SCP non colpisca anche gli uomini di colore, anzi. I comportamenti egocentrici tipici dei più famosi rapper sono evidenti sintomi di questa malattia. Lo stesso Obama non può che essere preda si una forma acutissima di SCP, altrimenti non ricoprirebbe il ruolo in cui si trova.



COME CURARE LA SCP

Non esiste una cura omologata, perché ogni caso fa storia a se. Si consiglia di spegnere i televisori, di smettere di leggere le riviste ed i giornali e di fare lunghe passeggiate sulla spiaggia o sulle colline insieme al proprio partner. Fare un figlio può servire a combattere i sintomi, dato che le prestazioni sessuali del paziente diminuiscono ed avrà meno occasioni di confrontarci con il problema. Ma, ripeto, il problema non si risolve così facilmente. Io ne ho fatti tre, ed ancora ne soffro...

FONTE: http://isilenti.wordpress.com/

lunedì 1 marzo 2010

ROCK CITY - Secondo Episodio: Il Fantasma di Penelope Pearl



Torna Rock City, un mondo immaginario in cui si aggirano improbabili creature seventies pronte a tutto per vivere il sogno della città della musica. Il mio inseparabile compagno di avventure virtuali, Charles Huxley, ha coniato un logo apposta per questo progetto. Grazie Charles!


Entrate nel mondo di Rock City, una città fuori dallo spazio (anche se molto yenkee) e fuori dal tempo (ma è di sicuro l'era del vinile), in cui la magia, il diavolo e la musica si fondono per servirvi un delizioso spezzatino di emozioni. Buona lettura!

SECONDO EPISODIO: Il Fantasma di Penelope Pearl

I ragazzi sedevano sulle panchine del parco, quello dietro l'Agorà, il più grande dei centri musicali della Dream Records, sessantamila metri quadri di negozi di strumenti, sale di registrazione, bar, ristoranti, negozi di dischi, e poi parrucchieri, tatutatori, tabaccai e rivenditori di gadget di ogni tipo. Il tutto sorgeva intorno a due grandi palcoscenici sui quali ogni sera dava spettacolo la crema del pop di Rock City. Erano passate da poco le tre di notte e i bandoni erano ormai chiusi. Avrebbero riaperto appena sei ore dopo, perché il flusso era inarrestabile e la voglia di fare parte del grande gioco della musica non risparmiava nessuno. A quell'ora gli irriducibili rimanevano sulle panchine del parco, aggrappati all'ultima bottiglia di birra, per lasciarsi accarezzare ancora un po' dalla notte e smaltire nella testa i fumi delle pasticche.
- Dai Alvin, raccontaci ancora della Pearl...
- Mio Dio, che schianto che era, me la sarei fatta...
- Ehi ragazzi, piano con le parole. La ragazza non era di certo una santa, ma la sua voce metteva i brividi e solo per questo non le si può mancare di rispetto, specialmente adesso che non c'è più...
- Già, è stata una perdita per tutti, soprattutto per la Dream Records...
- Che si fottino quelli della Dream Records...
- Dai Alvin, dicci come è andata...
- Cazzo, lo sai come è andata, te l'avrà raccontata almeno cento volte...
- Si, ma è sempre uno spettacolo. Dai incomincia, che la benzina è quasi finita...



Alvin si sistemò a sedere coi piedi sulla panchina e le braccia poggiate sulle ginocchia, in modo da poter guardare tutti quanti in faccia, perché quando Alvin raccontava una storia voleva entrarti dentro e farti credere a tutto, la magia, il diavolo e gli spettri del palcoscenico. Rock City era una città strana e succedeva sempre qualcosa di inspiegabile, perché nella metropoli della musica la magia esisteva per davvero, e la linea che divideva il vero dall'immaginato correva sul filo delle sostanze spacciate dagli sciamani. La storia di Penelope Pearl la conoscevano tutti in città, ma nessuno riusciva a raccontarla bene come Alvin, giovane roady al soldo della D.R. Intendiamoci, lavorare per una major era una cosa normalissima a Rock City, se si considera che più del sessanta per cento del fatturato cittadino veniva dall'industria musicale e affini. Se volevi campare, il che significava rimanere nel giro, divertirti ed assistere ogni tanto ad un bel concerto, non ti restava che mettere da parte i tuoi principi ed incassare l'assegno dei discografici. Alvin avrebbe volentieri dato fuoco a tutta la baracca, ma le cose non sarebbero cambiate e lui avrebbe sicuramente fatto una brutta fine, perché non conveniva mettersi contro le major. Per questo e per altri motivi, tanto valeva seguire il flusso e vivere il sogno.
Il silenziò calò attorno alla panchina. Il ragazzo si lasciò andare ad un lungo sorso di birra, poi scaraventò la bottiglia vuota nelle ombre del parco. La storia poteva incominciare.
- Penelope Pearl aveva mille talenti, ma io la ricorderò per sempre per queste tre cose; la voce, gli occhi e la parlantina. Erano tre abilità che si fondevano nel momento in cui voleva colpirti. Ti guardava, dal basso dei suoi centosessantuno centimetri, e potevi già dirti fottuto, perché perdersi nel verde smeraldino dei suoi occhi era come abbandonarsi ad un tuffo nel vuoto. Poi ti parlava e, a differenza di molti cantanti, che quando li senti chiacchierare ti chiedi come facciano a tirar fuori dalla gola certe note, la magia della sua voce ti arrivava dritta al cuore, proprio come quando attaccava uno di quei pezzi strappa-anima con cui usava chiudere i suoi concerti. E mentre facevi i conti con le emozioni rimescolate dal timbro di quella giovane gattina, lei t'infilzava con le parole giuste, che ti sparava addosso come una mitraglietta.

martedì 23 febbraio 2010

ROCK CITY - Primo Episodio

Unire la passione per la fantasy con la mitologia rock era una sfida che mi ero preposto già da diverso tempo. Riascoltandomi e rivedendomi le scene di quella chicca di Brian De Palma, Phantom of Paradise, mi è sorta l'ispirazione per una mini-saga da presentare ad episodi sul sito The Colony of Slippermen. Rock City è una città immaginaria collocata ai tempi del vinile. All'interno di questo ipotetico scenario si muovono i personaggi classici del mondo del rock, tutti rigorosamente reinventati ed enfatizzati per l'occasione. Musica, magia, droga, sesso, money e naturalmente lui, il diavolo. Una zuppa glamour da rimescolare per gioco ed assaggiare nelle serate balorde, quando la cassa della birra è a metà...

Buona lettura!



PRIMO EPISODIO

La spiaggia era l'ultima attrazione underground, una striscia di terra non completamente soggetta alle regole della città, forse a causa della marea che la rendeva accessibile solamente dopo le dieci di sera. Fino al calar del sole infatti i bagnanti si accanivano per un metro quadrato di sabbia, che dall'argine che divideva il lungomare fino al bagnasciuga non c'erano più di dieci metri, per un tratto di appena un chilometro. Il resto della costa apparteneva agli scogli o al porto di Rock City, lo scalo per carghi più importante del litorale. Ma le attività portuali non erano certo la risorsa economica principale della città. Rock City era il centro nevralgico dell'industria musicale, "the place to be", una metropoli sconfinata che dalle montagne rocciose si estendeva fino all'oceano; case, palazzi, giardini e una rete intricata di strade sulle quali ogni giorno milioni di autovetture disegnavano quel moto perpetuo che incorniciava la macchina da soldi più redditizia di tutto il paese. Rock City rappresentava il traguardo dei giovani rockers che rincorrevano le chimere di denaro e popolarità. In realtà, dietro il sipario dorato dell'industria musicale, si nascondevano orde di affamati avvoltoi e zannuti caimani. Una volta che l'aspirante star veniva irretita dalle suadenti parole dei discografici, non c'era possibilità di salvezza. I contratti stipulati dalle due grandi major del paese imprigionavano la creatività del musicista trasformandolo in un animale da allevamento, una gallina costretta a cagare uova dal culo fino al giorno della sua morte. Alla maggior parte degli artisti poteva anche andar bene trascorrere la loro dorata esistenza dentro le ville bunker, assediati dai fan guardati a vista dalle guardie del corpo, intontiti per buona parte della giornata dalle droghe più in voga dell'ambiente. Gli sciamani facevano ottimi affari. Molti di loro lavoravano per le major e avevano il compito di tenere i "ragazzi" tranquilli.
Rock City vantava nove enormi stadi e centinaia di edifici per ospitare concerti ed eventi musicali. Ognuna di queste strutture apparteneva o alla Music Dome o alla Dream Records, le due case discografiche che detenevano il patrimonio artistico musicale del paese. Se volevi far suonare la tua band, dovevi essere pronto a firmare un patto di sangue, altrimenti ti rimanevano i marciapiedi oppure i luoghi improvvisati, come la spiaggia appunto... continua a leggere...

lunedì 15 febbraio 2010

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Spara fucile, spara, che altro non sei che l'estensione d'acciaio del mio braccio, e per quanto cerchi di essere tutt'uno insieme a te, una comoda sensazione di distacco ci separa. Il mio dito fa solo il suo lavoro, il tuo grilletto è solo un ingranaggio, e anche la pallottola che esplode nel corpo del bersaglio altro non è che un oggetto innocuo, un gingillo di metallo e polvere nera. Tutte queste cose insieme danno esito a un evento di morte, ma è un risultato soggetto a troppe variabili, una catena infinita di comandi, responsabilità e conseguenze che, una volta davanti al fatto di sangue compiuto, perde significato. Le responsabilità si assottigliano. Le regole del sistema sussurrano le parole al politico che le rigira alla TV, vengono riprese poi dai miei diretti comandanti, che fanno la voce grossa per stemperare le mie emozioni. Il mio dito è il loro dito. Il grilletto del mio fucile reagisce all'occhio della cinepresa dell'ultimo telegiornale. La pallottola è l'indice del politico, e il sangue che sgorga dal petto squarciato del mio nemico è l'inchiostro con cui si stampa la moneta corrente. Ecco perché non oso abbassare la mira e voltare le spalle. È un gioco troppo più grande di me.


PICCOLE LETTURE CON CARNE DI CUORE TRITATA

sabato 13 febbraio 2010

LETTURE IN ODORE DI PRIMAVERA

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



CUCCIOLO

Al piccolo Giacomo piaceva la sua scimmietta di peluche, quella con le calamite sui palmi e gli occhi leggermente storti. Gliel’avevano regalata a maggio durante la gita al parco degli animali, un’occasione speciale per festeggiare il suo quarto compleanno, trascorso meravigliosamente insieme ai suoi genitori, che purtoppo vedeva solo nel weekend, o a sera tardi prima di andare a letto... continua...

POMERIGGIO DA DISPERATI

La mamma li aveva lasciati nel giardino di casa a giocare; era dovuta uscire per un impegno improvviso, “Una mezz’ora, un’ora al massimo”, aveva detto, e si era raccomandata più di una volta specialmente con Teresa, la figlia più grande che aveva già nove anni, di comportarsi per bene e ad ambedue di fare il più possibile i bravi... continua...

ROSSO NATALE

La vigilia di natale mi vesto di rosso, per via delle macchie…
Mi metto il cappello con le campanelle, la barba finta, con quei fastidiosi pilucchi che mi entrano in bocca e mi fanno sputare, gli stivali alti foderati di pelliccia e alle otto di mattina incomincio il giro della città... continua...

FIENO O VOGLIA DI ESTATE

Capita abbastanza spesso che un odore captato per caso stimoli i nostri ricordi, riportando la mente a fatti accaduti anche molto lontano nel tempo. Basta una lieve percezione, un sapore frizzantino che si insinua nelle nostre narici per darci quella sensazione di soave malinconia che ci empie il cuore e ci offusca il cervello... continua...

CAPPUCCETTO ROSSO 2010

C’era una volta…
…beh, lei si faceva chiamare Susy, ma il suo vero nome era un altro e nessuno lo conosceva, almeno nel quartiere in cui viveva, che era tutto il suo mondo ormai... continua...

ZEUS

I ragazzi della compagnia si erano abbondantemente annoiati anche quella sera, restandosene lì seduti in maniera scomposta sulle solite panchine del giardinetto nel loro quartiere... continua...


LE POESIE...

SUSSURRI E FRAMMENTI

VIA D'AMORE

RIASILLA PER LE PERIFERIE DELL'ANIMA

NEI MIEI VUOTI DI TE



...E LE 101 PAROLE DI...

LA MAESTRA

MICHELA E I SUOI GATTI

IL LENIMENTO DI MORFEO

...COME SE TUTTO SI ESAURISSE...

QUANDO LA VITA FA SCHIFO

STRAPPO CORRETTIVO

IL CASSETTO DELLE MERAVIGLIE




Leggi anche:
Letture a bordo piscina

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lunedì 18 gennaio 2010

LIMBO: Capitolo 11


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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Si accese un’alba fredda, striata di viola, in un cielo in cui si rincorrevano strati sottili di nubi accompagnati da un vento gelido. Gli uomini di Nicon avevano già smontato l’accampamento. Si sarebbero divisi in tre gruppi, procedendo parallelamente verso le montagne. In caso di attacco, avrebbero cercato di evitare l’accerchiamento, puntando sulle loro qualità di cavalieri. Ma la magia poteva fare la differenza. Nicon si avvaleva di un’ampia conoscenza magica e sperava che l’Elenty potesse apportare il suo contributo. Insieme forse sarebbe riusciti a spaventare i Testimoni inducendoli ad un ritirata.
Rivier e Mylo restarono nel gruppo di Nicon, quello che procedeva centralmente. Cavalcavano vicino a Jade, ai suoi due compagni, e al giovane Tzadik. Tutti però facevano fatica a parlare. Gli occhi dei cavalieri erano puntati in avanti, alla ricerca del nemico.
«Li avremo di fronte alla fine del terzo margine» dichiarò Rivier. Aveva proiettato la sua vista verso l’orizzonte, calcolando lo spazio che separava le due armate. Alcuni cavalieri si girarono a guardare lo stregone, incerti se credere alle sue parole oppure no. Poco importava in fondo. Lo scontro era ormai inevitabile. I Testimoni di Seidon procedevano attraverso le pianure in formazione allargata, per evitare di venire aggirati dal loro obbiettivo. Ma adesso la gilda poteva avvalersi del fattore sorpresa, o per meglio dire, del fatto che i testimoni credevano di poter portare il primo attacco inaspettatamente, causando paura e scompiglio. Invece la sorpresa sarebbe stata solo loro, quando li avessero visti in formazione pronti allo scontro.
 
 

LETTURE IN CAMICIA

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



LA SAGGEZZA DEL VECCHIO

Tutto è già stato spiegato; la comprensione delle cose non ha più scopo: tutto è ormai chiaro, evidente, palese... continua...

OGGETTI SENZA SOGGETTI

Qualche volta mi accade di essere risucchiato in una stanchezza deprimente.
Allora lascio la presa sui miei pensieri, che ne approfittano immediatamente, dileguandosi ognuno per suo conto, come i servi infedeli appena il padrone si allontana da casa... continua...

NOTTE SILENTE

Un elicottero tagliò il cielo notturno come una lama di rasoio gettando luci rosse e blu tutt’intorno. Rallentò in prossimità di un’imponente edificio scuro. Dalla finestra il Commissario lo vide scomparire dalla propria visuale, immaginandoselo mentre si poggiava delicato sul tetto e un drappello di poliziotti saltava giù, portandosi dietro il loro uomo... continua...

F I N E S T R E I N S O N N I

Una donna guarda fuori dalla finestra, un uomo le cinge le spalle e le bacia il collo, lei continua a guardare fuori quasi impassibile, sembra che in quel buco di vetro trovi riposo, un passaggio segreto da un dentro apparentemente ordinato ad un fuori caotico ma interessante. Anche in inverno, molte finestre rimangono aperte, molti i volti scrutare dalle trasparenze, gli sguardi rivolti verso l’alto come cercando di se il più intimo pensiero... continua...

CINDERELLA

Chiara era un ricordo, o forse solamente un sogno. Il corpo magro privo di forme, la pelle candida, gli occhioni da cucciola, le efelidi attorno al naso all’insù e i lunghi capelli castani formavano un delizioso avatar di carne... continua...

LE POESIE...

COCCODE'

A MIO FIGLIO, NATO MENTRE CADEVA IL MURO DI BERLINO

FANTASIA FRENETICA

E LE 101 PAROLE DI...

L'UOMO CON TUTTE LE RISPOSTE

POI TI HA BACIATA

PAMELA

LEGGI ANCHE: LETTURE YOGA

Foto di Pieter Morlion: http://www.flickr.com/photos/pietermorlion/

giovedì 14 gennaio 2010

LIMBO: Capitolo 10


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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Nella tenda che era stata del padre di Jade, il respiro della ragazza era lieve ma regolare. Misar le teneva la mano, mormorandole parole rassicuranti. Si augurava che se fosse riuscita ad agguantare anche una singola sillaba di quel turpiloquio, sarebbe stata capace di risalire dall’abisso in cui era sprofondata.  Yumo stava in piedi a due passi da loro. Non si muoveva e teneva l’ascia pronta. Nella tenda c’era anche Nicon, ma il gigante non gli permetteva di avvicinarsi. Stava per concludersi il quinto margine, e presto la notte improvvisa di Limbo sarebbe calata accendendo nel cielo la cometa. Il capo della gilda era combattuto. L’Elenty gli aveva parlato di un possibile attacco a sorpresa da parte dei Testimoni di Seidon. Lui avrebbe volentieri ignorato quel segnale, ma qualcosa gli diceva che il Primigenio non stava mentendo. D’altra parte però non potevano muoversi, se non volevano mettere in pericolo la ragazza, e per quanto a lui non interessasse il destino di un Keeper, rimaneva un uomo d’onore. L’ospitalità era sacra, e se fosse capitato qualcosa alla ragazza non se lo sarebbe mai perdonato.
Pensava a tutto ciò mentre osservava il gigante Arenty ed il vecchio, in ginocchio accanto al gracile corpo di Jade. Aveva offerto il suo aiuto, aveva provato ad attingere alle sue conoscenze magiche per riportare indietro la ragazza, ma non ci era riuscito.
 
 

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Sporgo la testa, mi affaccio, mi allungo cercando di afferrare il senso, il movimento di questo assurdo domino che, nonostante continui a far cadere pedine, nessuno vuole fermare. Sono un pezzo che sta al di fuori, l'osservatore del mondo in caduta, additato come l'estraneo, il folle, segregato dentro muri di mattoni e batuffoli di cotone, curioso avvicino l'occhio allo spioncino di un gioco di specchi, che riflette il vero e lo distorce, lo amplifica e a volte le rende ancora più vero.
Il segreto è nel rimanere immobili, ascoltare le voci e decidere placidi, ogni volta, ogni singolo istante, perchè la vita è proprio questo, una scelta continua. Non esistono compromessi, la scelta rimane scelta, mai una condanna. Il peggio che ti può capitare è cadere, ma tanto cadrai lo stesso e allora meglio cadere da soli che essere spinti a terra dal gioco del domino.

Altre Piccole Letture con Carne di Cuore Tritata


Foto di Erika Marshall: http://www.flickr.com/photos/erica_marshall/

lunedì 11 gennaio 2010

L'UOMO CON TUTTE LE RISPOSTE

Al suo risveglio scoprì di non avere più alcun dubbio, e ciò lo rese inquieto. Camminò quel pezzo di strada che percorreva ogni giorno per recarsi a lavoro, conscio di avere una risposta per ogni quesito, e si sentì soffocare. Sedette alla sua scrivania davanti allo schermo acceso, convinto di potersene restare lì tutto il giorno, immobile e sereno, perchè niente poteva ormai sorprenderlo.
Per questo motivo, nonostante il vento, la pioggia e i quindici piani sotto di lui, non esitò a spalancare la finestra dell'ufficio. E il telefonò squillò.
"Rispondo, poi si vedrà..." pensò.
Ma mise un piede in fallo.

domenica 3 gennaio 2010

WILLOWORLD 2010



Tornare a scrivere sui miei blog dopo un periodo di riposo non è mai facile. L'ingranaggio della creatività cigola e i 17 litri d'olio d'oliva che mi sono portato dall'Italia (il vero ed unico oro italiano) non mi saranno d'aiuto. Però bisogna provarci, magari rischiando anche di dire cose già dette ed inciampare malamente sugli errori. Ed eccomi qui davanti al portatile, per augurare a tutti un ottimo 2010 ed un sano decennio '10-'19, perchè non è solo l'inizio di un nuovo anno, lo sapete vero?

Sono molti i progetti che mi sono venuti in mente in questi giorni, ma le priorità sono altre, come il "mezzo" ad esempio. Prima di partire per le vacanze il PC è stato infettato da un virus, compremettendo il lavoro degli ultimi cinque mesi e lasciandomi in bicicletta (vale a dire con questo vecchio laptop). Ma l'anno nuovo voglio proprio incominciarlo all'insegna della salute e dell'ecologia, ed è per questo che ho deciso di rimanermene in bicicletta. Ho abbandonato Microsoft abbracciando una volta per tutte Linux e questa scelta gioverà senz'altro a un menestrello virtuale come me. Ci vorrà del tempo prima che riesca a macinare chilometri come facevo prima, ma vorrà dire che cercherò di godermi di più il paesaggio.

Per prima cosa voglio pensare alla community di Rivoluzione Creativa, una grandissima e bellissima realtà (virtuale). Le due pubblicazioni digitali programmate per natale slitteranno di qualche settimana (il virus mi ha mangiato i files già impaginati in word e dovrò rifarli, maledizione!!!), ma la buona notizia è che potranno arricchirsi di nuovo materiale. Nel frattempo mi è anche arrivata l'introduzione all'opera "La Veglia dei Giganti" firmata Demiurgus, che ringrazio pubblicamente.
Mi auguro che la community possa crescere e continuare a macinare storie. Alcuni splendidi personaggi stanno tenendo viva la fiamma attorno alla quale sempre più creativi si stanno radunando. Grazie di cuore a Bruno, Giulia T., Massimo, Obi, Trouble, Dario, e i nuovi arrivati Silvia e Maria. Continuiamo così!

Tre Silenti si sono ritrovati recentemente, in una fredda notte di fine decennio, per bere, discutere ed abbracciarsi. Mancava il quarto, il più prolifero dopo il sottoscritto, il grande Cainos, al quale va un caldissimo abbraccio. Non si è parlato di progetti ma di bottarga, che per voi che leggete non significa granché ma vi assicuro sarà qualcosa di fondamentale per il nuovo decennio. La Bottarga della Vita, ovvero l'essenza del vivere, la verità, l'amore, il piacere, l'abbandono, insomma tutte le cose giuste. Spesso una semplice spolverata di bottarga può davvero risolvere...

I Silenti continuerannno a raccontare del mondo alla loro maniera balorda, per ridere e riflettere, scherzare e fare incazzare, usando le parole come il sale sulle ferite e come il miele sulle acciughe. I Silenti son silenziosi ma affilati, e se decidi di sederti alla loro tavola, stai sicuro che una spolverata di sacra bottarga ti spetterà di sicuro!

Venerdì prossimo tornerà Limbo, il libro-blog incominciato la scorsa estate, un affascinante viaggio fantasy dal sapore cibernetico scritto dal sottoscritto ed illustrato dal grandissimo Charles Huxley. Mi raccomando, non perdetelo, e anche se lo perdete, non ci sono problemi perchè rimane lì. Ed è questa la grande fortuna della rete. Se non fosse stato proprio grazie alla pratica di sharing che porto avanti da sempre, tutti i miei lavori sarebbero andati persi a causa del virus, ed invece molto del materiale a cui ho lavorato negli ultimi sei mesi è già in rete e consultabile in qualsiasi momento. La vita, come ho detto più volte, ha un senso solo nel segno della condivisione.

Si attendono ancora alcune classifiche per il Colony of Slippermen Awards, ovvero la chart dei migliori album del 2009. A breve cercherò di pubblicare l'articolo musicale che riassumerà l'anno, grazie anche alla collaborazione di alcuni cospiratori rockers. Per quanto riguarda invece il blog Storie di Ruolo, già a fine della prossima settimana dovrei riuscire a scrivere l'intervento sull'avventura che mi appresto a masterizzare domenica prossima, una one shot davvero particolare. Stay tuned!

E poi che cos'altro? 101 parole ha già degli arretrati grazie a Fida, che me ne ha mandato uno durante le feste. Lo pubblicherò presto. I personaggi della Giostra di Dante continueranno a scrivere, i progetti di scrittura creativa ispireranno nuove storie, Willoclick continuerà a scattare immagini e a proporle con salse chili e un po' di curry, le Edizioni Willoworld daranno alla luce nuovi e-book e non solo. E poi avanti così, perchè il Mondowillo è un universo in espansione, incontrollabile, inarrestabile, che i virus, di qualsiasi tipo, non potranno mai fermare.

Buon decennio, insieme a Willoworld.net!

mercoledì 16 dicembre 2009

LETTURE PRIMA DI CORICARSI

Ecco gli ultimi interventi del circuito Willoworld e dei membri del social network Rivoluzione Creativa. Buona lettura a tutti!!!



EUPHORIA

La luce è soffusa. La grande sala è appannata di fumo. La musica rimbomba. La massa brulica, si muove come un cumulo di formiche intrappolate che stanno per impazzire, ma anche in mezzo a loro la scorgo. La sua massa di capelli arancioni si agita forsennata. Cattura subito la mia attenzione... continua...

LE REGOLE SOCIALI

L’interminabile corridoio dal pavimento di piastrelle chiare e lucide lasciava intravedere, lungo i muri a destra e a sinistra, due serie di porte grigie posizionate in maniera regolare e simmetrica tra loro, e la sala d’attesa a quegli uffici, ricavata mediante batterie di sedie collegate tra di loro e poste in quattro o cinque file uniformi nella larga sala che fronteggiava il corridoio stesso, era piena a metà di persone che attendevano pazienti il proprio turno... continua...

TOMMY

“Tommy, riesci a sentirmi?”
Non avevo mai visto la luce fino a quel momento. La luce fa male. È come un taglio sulla fronte, come se qualcuno dilatasse i lembi di una ferita strappandoti la pelle di dosso. Ma subito il dolore si acquieta, e ti ritrovi a galleggiare in un bagno incolore, perché anche se c’è chi dice che la luce è bianca, per me i colori non significano niente. Non so cosa siano. Non l’ho mai saputo... continua...

IL RE DEL PORNO (ovvero dal "complesso" al "successo")

Francamente non ricordo bene quando è stato il momento in cui ho capito di avere qualcosa di anormale; forse a otto anni, la sera in cui una mia cugina adolescente, dopo avermi costretto a fare la doccia insieme a lei con la scusa che sporchi non si può andare a letto, era rimasta per un sacco di tempo inginocchiata davanti a me con aria stupefatta... continua...

EREDITÁ SEGRETA

Tullia si lasciò cadere dallo scivolo, col sole in faccia che le rubava il sorriso. Atterrò sulla sabbia e si rialzò in piedi di scatto, perché la sua amica Chiara stava venendo giù. Ebbe una breve sensazione di vertigine e avvertì qualcosa di caldo e bagnato. Il primo pensiero, il più imbarazzante, fu che si era fatta la pipì addosso. Ma c’era qualcosa di strano… continua...

LA CANZONE DEL CERVO

La notte è un grande mistero, almeno per i bambini.
La notte fa paura, perché sei costretto a chiudere gli occhi e a tuffarti nelle tenebre liquide, dentro un oblio che non riesci a capire. Sotto le coperte guardi il soffitto, nella penombra della tua camera da letto, rischiarata appena dalla lampadina a 40 volt dell’ingresso, quella che la mamma ti lascia sempre accesa. Eppure al mattino è spenta, il che significa che il tuffo nel buio accade inevitabilmente ogni notte, complici i tuoi genitori… continua...

NEVE AL SOLE

La porta si chiudeva, lasciando sempre tra quelle quattro mura tutta l’amarezza, le paranoie, l’inquietudine, che ancora, dopo tre anni, non lo mollavano. Tirava su col naso, usciva di casa e non potevi fare altro che camminargli affianco. Lui aveva il suo passo, il suo ritmo, accompagnato solo dalla sua musica... continua...

IL VERME ZANNATO

Ho solo trentatre minuti per raccontarvi tutto, e dico proprio tutto, perché se mi dimentico di qualcosa potreste fare la mia stessa fine, perciò devo essere preciso. No, niente introduzioni, solo fatti. Fatti... continua...

LA MEMORIA DEL SASSO

Mi accade così, all’improvviso, di scoprire che la mia casa è un museo di stili scadenti, eppure è ancora familiare, ma opprimente come un abbraccio decrepito.
Poi il buio tracima nelle stanze e avverto la presenza della mia donna... continua...

SCENE DA UN MOBBING

Riflessioni, frustrazioni si affollano in questo momento fermo.
Stasi senza vita, senza rabbia davanti a uno schermo che è come la vetrina dei giocattoli.
Si muovono attorno a me uomini dentro uno spazio ristretto, quel tipo di uomini che in guerra comanderebbero le truppe... continua...

L'EROE

L’eroe sa che non farà ritorno, ma ha bisogno di legare ad un filo la speranza... continua...

UNA CAREZZA ANCORA, PASSERÁ

Un'autostrada corre libera e veloce; i treni sfrecciano nervosi sui binari; un uomo sotto un ombrello, ventiquattrore in mano... continua...

LEGGI ANCHE: Letture in Jeans

Foto di: http://www.flickr.com/photos/stopdown/

giovedì 10 dicembre 2009

LA LEGGENDA DEGLI ASTROMANTI - E-BOOK



La Leggenda degli Astromanti è un progetto nato per gioco, proseguito per divertimento e conclusosi per diletto, insomma, alla maniera che piace a me. Nessuna logica di mercato, nessuna ambizione di successo, nessun altro intento se non quello di dare vita ad una storia attraverso parole, immagini e giochi di luce.

Conservo ancora alcuni appunti del lontano 1992 per un personaggio da gioco di ruolo, un “Astromante” appunto, da includere dentro una vecchia campagna di Dungeons & Dragons. Questo nuovo mago conosceva nuovi incantesimi e attingeva il potere direttamente dagli astri. Purtroppo non sono riuscito mai a giocarlo, ma l’idea di questo curioso stregone mi è rimasta in qualche intercapedine della mia testolina.

Quando poi ho incominciato il progetto di 101 Parole (brevi storie di fantasia) ho pensato di utilizzare questo personaggio per una mini-saga a capitoli (di 101 parole appunto) divisa in tre atti. Ne è nata una storia tra il mistico e l’allucinato, una fantasy abbastanza classica ma con un risvolto filosofico tutto da interpretare. Forse ai lettori apparirà ancor più vago di quanto mi aspetti.

Qualche mese fa mi è poi presa la voglia di scrivere anche un breve racconto che è una sorta di “prequel” agli eventi descritti nei tre atti. Ritrovandomi tutto questo materiale tra le mani ho pensato poi di farne un’opera compiuta e da lì è partita l’idea di trasformare tutto in un e-book illustrato. Ho scritto altri tre racconti brevi che ho inserito frammezzo agli atti e che descrivono eventi antecedenti alla saga di 101 Parole, ma che in qualche modo servono a delineare meno vagamente il mondo di cui narro la storia.

Per le immagini mi sono avvalso di alcune splendide fotografie della NASA e del telescopio Hobble che ho elaborato in chiave astratta con photoshop, cercando di ricreare questo mood filosofico-sognatore di cui l’opera è pregna. Durante la correzione finale ho apportato alcune modifiche anche ai testi di 101 Parole (senza mai alterarne il numero ovviamente) laddove ho ravveduto delle imprecisioni.

Per la copertina di questa pubblicazione digitale della Edizioni Willoworld ho chiesto aiuto al solito grandissimo Charles Huxley che se n’è venuto fuori con un’immagine davvero grandiosa, grazie anche alla foto di Voivodess (http://voivodess-stock.deviantart.com/) Quindi a questo punto non vi rimane che scaricare il PDF e spararvelo sull’e-book reader o semplicemente sul vostro PC. Buona lettura, anzi… Buon viaggio!!!

GM Willo


SCARICA LA LEGGENDA DEGLI ASTROMANTI IN PDF

LIMBO: Capitolo 9



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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Dopo una lunga giornata a cavallo, Nicon ordinò finalmente di innalzare il campo per la notte. Le piane si estendevano fin dove l’occhio si perdeva, in ogni direzione. Era un paesaggio inconsueto per Limbo. Le terre che fuoriuscivano dallo strappo sotto il Sole Azzurro si alternavano in modo del tutto casuale, e solo raramente nascevano distese sconfinate come le pianure del vespro. Per attraversarle totalmente sarebbero state necessarie altre tre intere giornate di marcia.
Jade sperava di poter finalmente chiarire alcuni punti scuri della vicenda. La sera prima Nicon li aveva accolti calorosamente, ma non si era intrattenuto oltre il tempo dei convenevoli. Misar aveva accennato qualcosa, Nicon sembrava aver capito, ed aveva più volte rivolto lo sguardo verso il medaglione. Ma la giornata era stata faticosa e poi c’era la festa, il vino e gli uomini della Gilda che aspettavano il loro capo. Li aveva chiesto di dormire nella sua tenda, un gesto di grande ospitalità, e poi si era dileguato, con la promessa che il giorno dopo si sarebbe intrattenuto con loro più a lungo.
Ma la mattina, poco dopo lo strano incontro con quel ragazzo, la carovana si era messa subito in viaggio. Nicon voleva attraversare le piane al più presto. Non si sentiva sicuro in quel paesaggio così esposto, e quelli erano tempi strani. I Testimoni di Seidon erano diventati astiosi e c’erano stati degli scontri. Nicon si era affacciato nella sua tenda e aveva dato il buongiorno a lei e ai suoi amici. Sarebbero partiti al più presto, e un volta accampati di nuovo avrebbero parlato. Jade adesso ci contava.
Yumo iniziò a montare la tenda, non distante da quella del capo della carovana.

mercoledì 2 dicembre 2009

900221208590



La paura di essere buoni è uno dei mali del nostro tempo.
Gira il vento e l’aquilone che si porta appresso, fa una virata strana, sembra sul punto di sfracellarsi su un platano, spogliato dagli umori novembrini, poi s’impenna d’improvviso, vola alto sopra le case, il filo si strappa ed è finalmente libero…
Abbandonarsi all’amore è un lusso, non una debolezza.
L’aquilone è solo e ha un po’ di paura ma non si lascia scoraggiare. Prosegue la sua avventura, mentre il vento soffia più forte e la tempesta s’avvicina. L’aquilone sa che la pioggia lo sbatterà sul duro asfalto, ma sa anche che quella è la fine più giusta per un aquilone libero.
Accettare di fare parte di qualcosa di grande è come chiudere gli occhi e saltare…
L’aquilone è solo un puntino nel cielo ormai. Le prime gocce cominciano a cadere, la carta si bagna ma lui resiste ancora. Un‘ultima virata prima che, appesantito dall’acqua, si lasci precipitare.
Amare è intrepido e bellissimo. È come volare senza filo.

PICCOLE LETTURE CON CARNE DI CUORE TRITATA

venerdì 27 novembre 2009

LIMBO : Appendici I



1. INTRODUZIONE

Alla fine del 21esimo secolo l’umanità entrò nell’era del caos, che in pochi decenni portò alla completa estinzione del genere umano. Teologi e scienziati concordarono nell’affermare che la fine dell’uomo combaciava con qualche misterioso piano, sia questo divino, naturale o chimico. Non era certo importante determinare la vera entità di questa svolta (che chiamarono Curvatura di Involuzione), ma era fin troppo chiaro che gli eventi che si susseguirono in quegli anni avevano un unico fine: l’estinzione della razza umana.
Vi erano guerre, vi erano epidemie causate dalle guerre stesse (soprattutto quelle in cui venivano usate armi batteriologiche) e vi erano catastrofici eventi naturali dovuti agli sbalzi climatici avvenuti in tempi recenti. Vi erano insomma tutti i presupposti per il crollo della grande cultura egemone dell’uomo, ma a nessuno sarebbe saltato in mente di pensare ad una totale scomparsa del genere umano.
Questa avvenne a causa della perdita di fertilità. Nessuno riuscì mai a capire quale fu la causa di questo evento. Forse l’evoluzione di uno dei tanti virus sviluppati in laboratorio e fuoriusciti a causa dei bombardamenti delle guerre in corso, almeno secondo gli scienziati, mentre per i religiosi era fin troppo facile pensare a una punizione divina... continua...

giovedì 26 novembre 2009

LA MAIALA



(Una risposta giocosa al recente intervento della Signora G.)

A Firenze si dice che quando la carnetta è bella morbida vuol dire che “l’è maiala!”, un'affermazione che parrebbe avventata e sicuramente poco scientifica, ma se ci riflettiamo un po’ scopriamo che la saggezza popolare conserva sempre un briciolo di verità. Ma di quale carnetta stiamo parlando, mi vien da chiedermi… continua...

Un pessimista è un ottimista ben informato