
mercoledì 30 giugno 2010
LA BALLERINA

lunedì 18 gennaio 2010
LIMBO: Capitolo 11
Rivier e Mylo restarono nel gruppo di Nicon, quello che procedeva centralmente. Cavalcavano vicino a Jade, ai suoi due compagni, e al giovane Tzadik. Tutti però facevano fatica a parlare. Gli occhi dei cavalieri erano puntati in avanti, alla ricerca del nemico.
«Li avremo di fronte alla fine del terzo margine» dichiarò Rivier. Aveva proiettato la sua vista verso l’orizzonte, calcolando lo spazio che separava le due armate. Alcuni cavalieri si girarono a guardare lo stregone, incerti se credere alle sue parole oppure no. Poco importava in fondo. Lo scontro era ormai inevitabile. I Testimoni di Seidon procedevano attraverso le pianure in formazione allargata, per evitare di venire aggirati dal loro obbiettivo. Ma adesso la gilda poteva avvalersi del fattore sorpresa, o per meglio dire, del fatto che i testimoni credevano di poter portare il primo attacco inaspettatamente, causando paura e scompiglio. Invece la sorpresa sarebbe stata solo loro, quando li avessero visti in formazione pronti allo scontro.
giovedì 14 gennaio 2010
LIMBO: Capitolo 10
Pensava a tutto ciò mentre osservava il gigante Arenty ed il vecchio, in ginocchio accanto al gracile corpo di Jade. Aveva offerto il suo aiuto, aveva provato ad attingere alle sue conoscenze magiche per riportare indietro la ragazza, ma non ci era riuscito.
giovedì 10 dicembre 2009
LA LEGGENDA DEGLI ASTROMANTI - E-BOOK

La Leggenda degli Astromanti è un progetto nato per gioco, proseguito per divertimento e conclusosi per diletto, insomma, alla maniera che piace a me. Nessuna logica di mercato, nessuna ambizione di successo, nessun altro intento se non quello di dare vita ad una storia attraverso parole, immagini e giochi di luce.
Conservo ancora alcuni appunti del lontano 1992 per un personaggio da gioco di ruolo, un “Astromante” appunto, da includere dentro una vecchia campagna di Dungeons & Dragons. Questo nuovo mago conosceva nuovi incantesimi e attingeva il potere direttamente dagli astri. Purtroppo non sono riuscito mai a giocarlo, ma l’idea di questo curioso stregone mi è rimasta in qualche intercapedine della mia testolina.
Quando poi ho incominciato il progetto di 101 Parole (brevi storie di fantasia) ho pensato di utilizzare questo personaggio per una mini-saga a capitoli (di 101 parole appunto) divisa in tre atti. Ne è nata una storia tra il mistico e l’allucinato, una fantasy abbastanza classica ma con un risvolto filosofico tutto da interpretare. Forse ai lettori apparirà ancor più vago di quanto mi aspetti.
Qualche mese fa mi è poi presa la voglia di scrivere anche un breve racconto che è una sorta di “prequel” agli eventi descritti nei tre atti. Ritrovandomi tutto questo materiale tra le mani ho pensato poi di farne un’opera compiuta e da lì è partita l’idea di trasformare tutto in un e-book illustrato. Ho scritto altri tre racconti brevi che ho inserito frammezzo agli atti e che descrivono eventi antecedenti alla saga di 101 Parole, ma che in qualche modo servono a delineare meno vagamente il mondo di cui narro la storia.
Per le immagini mi sono avvalso di alcune splendide fotografie della NASA e del telescopio Hobble che ho elaborato in chiave astratta con photoshop, cercando di ricreare questo mood filosofico-sognatore di cui l’opera è pregna. Durante la correzione finale ho apportato alcune modifiche anche ai testi di 101 Parole (senza mai alterarne il numero ovviamente) laddove ho ravveduto delle imprecisioni.
Per la copertina di questa pubblicazione digitale della Edizioni Willoworld ho chiesto aiuto al solito grandissimo Charles Huxley che se n’è venuto fuori con un’immagine davvero grandiosa, grazie anche alla foto di Voivodess (http://voivodess-stock.deviantart.com/) Quindi a questo punto non vi rimane che scaricare il PDF e spararvelo sull’e-book reader o semplicemente sul vostro PC. Buona lettura, anzi… Buon viaggio!!!
GM Willo
LIMBO: Capitolo 9
Jade sperava di poter finalmente chiarire alcuni punti scuri della vicenda. La sera prima Nicon li aveva accolti calorosamente, ma non si era intrattenuto oltre il tempo dei convenevoli. Misar aveva accennato qualcosa, Nicon sembrava aver capito, ed aveva più volte rivolto lo sguardo verso il medaglione. Ma la giornata era stata faticosa e poi c’era la festa, il vino e gli uomini della Gilda che aspettavano il loro capo. Li aveva chiesto di dormire nella sua tenda, un gesto di grande ospitalità, e poi si era dileguato, con la promessa che il giorno dopo si sarebbe intrattenuto con loro più a lungo.
Ma la mattina, poco dopo lo strano incontro con quel ragazzo, la carovana si era messa subito in viaggio. Nicon voleva attraversare le piane al più presto. Non si sentiva sicuro in quel paesaggio così esposto, e quelli erano tempi strani. I Testimoni di Seidon erano diventati astiosi e c’erano stati degli scontri. Nicon si era affacciato nella sua tenda e aveva dato il buongiorno a lei e ai suoi amici. Sarebbero partiti al più presto, e un volta accampati di nuovo avrebbero parlato. Jade adesso ci contava.
Yumo iniziò a montare la tenda, non distante da quella del capo della carovana.
venerdì 27 novembre 2009
LIMBO : Appendici I

1. INTRODUZIONE
Alla fine del 21esimo secolo l’umanità entrò nell’era del caos, che in pochi decenni portò alla completa estinzione del genere umano. Teologi e scienziati concordarono nell’affermare che la fine dell’uomo combaciava con qualche misterioso piano, sia questo divino, naturale o chimico. Non era certo importante determinare la vera entità di questa svolta (che chiamarono Curvatura di Involuzione), ma era fin troppo chiaro che gli eventi che si susseguirono in quegli anni avevano un unico fine: l’estinzione della razza umana.
Vi erano guerre, vi erano epidemie causate dalle guerre stesse (soprattutto quelle in cui venivano usate armi batteriologiche) e vi erano catastrofici eventi naturali dovuti agli sbalzi climatici avvenuti in tempi recenti. Vi erano insomma tutti i presupposti per il crollo della grande cultura egemone dell’uomo, ma a nessuno sarebbe saltato in mente di pensare ad una totale scomparsa del genere umano.
Questa avvenne a causa della perdita di fertilità. Nessuno riuscì mai a capire quale fu la causa di questo evento. Forse l’evoluzione di uno dei tanti virus sviluppati in laboratorio e fuoriusciti a causa dei bombardamenti delle guerre in corso, almeno secondo gli scienziati, mentre per i religiosi era fin troppo facile pensare a una punizione divina... continua...
martedì 24 novembre 2009
venerdì 20 novembre 2009
LIMBO: Capitolo 8
Si era invece concentrato sul crepitio, improvvisando parole e gesti legati a dei piccoli incantesimi di sua conoscenza. Aveva provato a smorzare il rumore, ad evocare il potere sottilmente, schermando, mutando, offuscando l’eco della magia, come aveva visto fare al suo maestro il giorno prima. Nella semi oscurità della tenda era stato cauto, ed era riuscito anche ad ottenere alcuni risultati positivi. Se qualcuno lo avesse sorpreso a manipolare la realtà si sarebbe cacciato nuovamente nei guai.
«Non passa giorno senza che tu riesca a sorprendermi.» La voce era quella di Rivier, ma il maestro fece il suo ingresso solo dopo aver terminato la frase. Mylo sobbalzò, nascose le mani impegnate in strani gesti e solo dopo essersi reso conto che la voce era quella del suo amico riuscì a riprendere fiato.
«Mi hai spaventato» ammise.
«Ti sei messo comodo, vedo…»
«Beh, ho pensato di esercitarmi un po’, visto come si sono messe le cose. Ho fatto attenzione.»
«Non ne dubito. Sei davvero bravo.»
Mylo distolse lo sguardo, imbarazzato dal complimento.
«Io riesco a sorprenderti? Invece tu!»
«Che vuoi dire?» La domanda di Rivier era divertita.
«Che cos’è questa storia con Tawares? Da quanto lo conosci?»
«Più o meno, da stamattina…» rispose il maestro strizzando l’occhio.
giovedì 12 novembre 2009
martedì 10 novembre 2009
domenica 8 novembre 2009
A cuore aperto
Una grossa ferita come occhio si lascia notare,
Da quanto tempo è li?
Ripulita dalle pause da me stessa, e nei brevi momenti di luce.
Verrebbe voglia di coprirla o ricucirla, ma la posizione ed il suo ricordo hanno reso ormai possibile l'anomala geografia del cuore.
Chiudere gli occhi ma ricordandosi del respiro, del getto fresco di un bacio, la pressione leggera di una carezza.
Compiere salti nel buio, l'agile anima sollevarsi dagli inganni, sfumare dal rosso sangue al blu cobalto di un nuovo cielo.
Strapparsi con un taglio preciso dallo ieri per riaprirsi all'oggi, quello che è stato ormai chiuso, dietro una finestra, dentro una casa, che odora di un niente dimenticato.
L'amore si scopre un punto di vista, che non chiede contorti pensieri, giace spoglio, insegna senza avere, ti riempie nell'ovunque.
Questo corpo così piccolo, diviene cucchiaino per assaggiarne i sapori,
destinato a riempirsi per poi svuotarsi.
Uno slancio improvviso, magari solo un passo che ignora le distanze,
si cade ma ondeggiando verso l'incontro con un unico pensiero che tace.
Rinasci innamorato senza averlo mai toccato, con la semplice attenzione di una curiosità mai sazia, sorriderti tra i movimenti delle mani che sfiorano volubili l'aria che nell'ora soffia,
su un cuore che pur aperto,
non marcisce.
L'amore non è un mistero, ti conserva in un luogo dove la verità ha solo un giorno,
un punto di vista tra rosso sangue e un pensiero blu cobalto a guardarti dal cielo.
Si pensa a questo, e il cuore è salvo, l'amore resta e la sola guerra da fare è quella con se stessi,
sorridendo ancora,
concedendoci un po' di luce,
nel grande buio che trabocca.
venerdì 6 novembre 2009
LIMBO: Capitolo 7
«Lo sto facendo, maledizione!» rispose il giovane, mentre cercava di evitare i fendenti del maestro.
«Solo quelle possono salvarti» aggiunse l’uomo disarmando alfine il suo allievo.
Tzadik si afferrò le ginocchia e provò a riprendere fiato. La sua spada di legno giaceva a qualche passo di distanza, sprofondata nell’alta erba delle piane. Riusciva a percepire lo sguardo di Nicon sopra di lui.
«Stai migliorando, ma non abbastanza…»
«Non è vero. Tre stagioni fa non riuscivo neanche ad impugnare una spada, mentre adesso…»
«Adesso la tieni in pugno, per pochi istanti» terminò per lui l’uomo calvo.
Il giovane avvertì la tentazione di abbandonarsi allo sconforto. Era una trappola del maestro, lo sapeva. L’addestramento non si limitava ad affinare le abilità fisiche dell’allievo, ma anche quelle psicologiche. Le lezioni finivano spesso con un litigio o con un pianto. Nicon era abilissimo a farti arrabbiare. Si stupì del fatto che nessuno aveva mai perso la testa al punto da volerlo uccidere, o forse qualcuno ci aveva anche provato, pagandone ovviamente le conseguenze.
Nicon era un uomo straordinario. Non solo un abile cavaliere e uomo di spada, ma anche uno studioso dotato di una vasta conoscenza magica. Il gruppo di uomini che aveva richiamato attorno a se, durante le sue pellegrinazioni attraverso Limbo, lo amava e rispettava. Solo gli allievi lo odiavano, e questo la diceva lunga sui suoi metodi d’insegnamento.
La Gilda contava in totale un centinaio d elementi, e al momento vi erano altri cinque allievi insieme a Tzadik, ragazzi che come lui avevano ascoltato per tutta l’infanzia le leggende di Nicon e avevano sognato da sempre di far parte della sua carovana.
Gli allievi vestivano ancora i loro normali indumenti. Una volta diventati a tutti gli effetti cavalieri della gilda, avrebbero finalmente indossato le vesti tipiche, sgargianti pantaloni giallo e rossi e il famoso “pojo”, la casacca colorata che altro non era se non una coperta di forma rotonda con un’apertura centrale dalla quale far passare la testa.
«Dai, torniamo all’accampamento. La lezione è terminata.»
Nicon gli voltò le spalle e s’incamminò in direzione delle tende e dei carri. Il suo pojo era diverso da quello degli altri, se possibile ancora più acceso e colorato. Tzadik alzò lo sguardo e sentì la rabbia sciogliersi come neve al sole. L’ammirazione per quell’uomo prese il posto della collera. Raccolse la spada di legno e lo seguì verso il campo dove li aspettavano i compagni.
Il settimo margine era appena iniziato e l’accampamento si stava preparando all’avvento della notte. Il grande cinghiale cacciato quella mattina sfrigolava sopra il fuoco, e gli uomini attendevano il manipolo che si era spinto fino alle fattorie dei contadini per acquistare una damigiana di vino . La festa sarebbe presto incominciata.
giovedì 29 ottobre 2009
Charles in Deviant
sabato 24 ottobre 2009
LIMBO: Capitolo 6
Jade osservava quel nuovo paesaggio mentre discendeva l’altura insieme ai suoi due compagni. Misar le camminava accanto aiutandosi con il suo bastone, mentre Yumo li seguiva qualche passo più indietro. Guidava i due muli attraverso il sentiero, guardandosi intorno di tanto in tanto. Il senso del pericolo del Protettore, affinato come in nessun altro, era costantemente all’erta.
Erano trascorsi una quindicina giorni da quando avevano lasciato il deserto. Misar sperava di poter avere qualche informazione sulla posizione della gilda attraverso la consultazione di una Colonna delle Voci. Per questo si erano diretti verso i laghi. Il vecchio era convinto che da qualche parte laggiù doveva essercene una. Il padre di Jade gliene aveva parlato una volta.
La posizione di questi luoghi di sapere e di scambio di informazioni, che secondo la mitologia Arcon furono messi dallo stesso Seidon per aiutare gli uomini a rintracciarsi in quel mondo così mutevole, cambiava insieme a tutto il resto, ma gli erranti divulgavano con impegno la conoscenza delle loro ubicazioni. Si diceva che venivano addirittura disegnate delle mappe speciali chiamate Carte a Proiezione, in cui venivano tracciate le possibili traiettorie di spostamento delle colonne. Jade non ne aveva mai viste, ma ne intuiva il loro funzionamento.
lunedì 19 ottobre 2009
Inseriti nella sezione download
sabato 17 ottobre 2009
La babele di carne e catrame: Capitolo V
che vi condurrà in un attualissimo futuro.
Edito dalla Edizioni Willoworld attraverso il servizio di autopubblicazione Lulu,
é il secondo lavoro di Valentino Vannozzi, dopo la raccolta di poesie e pensieri intitolata
Alla Ricerca del Dio Senza Croce.
lunedì 12 ottobre 2009
P I C S
venerdì 9 ottobre 2009
La babele di carne e catrame: Capitolo IV
che vi condurrà in un attualissimo futuro.
Edito dalla Edizioni Willoworld attraverso il servizio di autopubblicazione Lulu,
é il secondo lavoro di Valentino Vannozzi, dopo la raccolta di poesie e pensieri intitolata
Alla Ricerca del Dio Senza Croce.
Il Jack in the box era ricoperto da vecchie bandiere.
Sul palco una band suonava antiche melodie, blues, mi pare chiamassero quella musica.
Niente sintetizzatori, tutti strumenti.
Nostalgici. Per fortuna ne esistevano ancora.
Jesus era seduto su una poltroncina, nell’angolo più scuro del locale, un viavai continuo di gente si fermava per qualche istante accanto a lui… per poi allontanarsi, felici.
Jesus, venditore di felicità, così si faceva chiamare.
Aspettai un momento di calma e mi avvicinai. All’inizio sembrò non riconoscermi, aggrottò le grosse sopracciglia bianche e disse –Hola, como va?-
Jesus, la sua lingua madre corrotta dallo slang della strada, la sua nazione così ribelle si era lasciata inglobare come tutte le altre. Come tutti noi.
Ogni tradizione, ogni singolo gesto, ogni ricordo fu violentato, straziato, privato dell’individualità, privato del diritto di essere diverso.
-Como stai, chico?- Mi aveva riconosciuto.
-Depresso, come al solito. E tu?- Risposi
-Todo bien...- Sembrò pensare per un attimo e aggiunse:
-Depresso? Perché mai depresso chico, la vita è bella-
Jesus, dalla nazione sottomessa, Jesus venditore di felicità, per lui la vita continuava ad essere bella, nonostante tutto.
-Guardati intorno Jesus... perché mai depresso? E perché dovrei essere allegro, allora?-
-Oh, di guardarmi attorno ormai ho la nausea, amigo. Anzi no, mi correggo, basta contornarsi per quanto y possible di cose piacevoli ed almeno per un po’, nel proprio antro, la sofferenza viene meno-
Sorrise, da sotto i folti baffi bianchi da vecchio messicano.
-Viene meno... non sparisce- Dissi
-Il mondo va avanti, indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra esistenza. Va, come deve andare, né meglio né peggio, i giudizi di valore sono solamente soggettivi-
Jesus, dalla “individualità” perduta.
-E tu non sei un soggetto... Non vivi proprio di soggettività? Quando ti scotti, è la tua di carne a dolere - Ero sempre più depresso.
-Amigo mio, cerco di vivere in sintonia con il mio micromondo, ormai cittadino del mondo non credo valga la pena sentirsi. Quindi sì, vivo la mia soggettività, ma ti ripeto: se cerchi di crearti un luogo, fatto di persone, di suoni e di immagini a te gratificanti ecco che la mia soggettività di questo ne gode, ed allora anche i miei giudizi di valore saranno il più possibile positivi.-
Sorrideva mentre parlava. Voleva convincere me o se stesso?
-È tutto passeggero... Forzato a volte... Mai indissolubile, posticcio forse... creato... ma quanto in verità vissuto? Lo specchio in cui ti guardi non riflette il tuo micromondo, ma la realtà. Essere positivi è utopico. Utopico.-
Quasi urlai l’ultima parola.
Ogni volta era così con Jesus, per prendere quello che volevi dovevi affrontare queste discussioni senza fine, senza via di uscita.
-Creato e passeggero non ne dubito. Ma ogni giudizio, ogni stato d'animo sul mondo, su se stessi è sempre dovuto alla propria personalità, alle proprie esperienze. La positività se vissuta come certezza è certamente utopica. Vissuta come un momento passeggero... Perché no? Stesse cose si possono comunque affermare anche dell'altro lato della medaglia, la negatività... E, se come abbiamo visto, la scelta non è oggettiva, ma di un singolo, perché propendere dalla parte più scura? Eh chico?-
Il locale si stava sempre più riempiendo, la band lasciò il palco a tre ragazzi che cominciarono a montare le attrezzature per il dj set. Braindance… musica neurale. All’entrata regalavano chip esterni per la connessione diretta con la cpu dei dj, per un effetto maggiore, per vivere la musica. Braindance. Era ora di andarmene.
-Le proprie esperienze sono spesso imbrattate dalla merda altrui. Non è scuro quello che sta al di fuori della luce. Se vedi morire qualcosa accanto a te, se vedi qualcosa che si allontana, che sparisce, è triste, per singola cosa a cui tu voglia attribuire positività. È triste. Se non puoi più usare la tua lingua per parlare di cosa hai dentro, nessuna illuminazione potrà farti sentire meglio. Ogni certezza va messa in discussione, anche la più positiva. E quando in mano ti ritrovi granelli di sabbia? Non ti pare folle continuare a stringerli come oro?-
-Cosa vai buscando amigo? Una chiacchierata o qualcos’ altro?-
-Altro, Jesus, altro, non ho più voglia di parlare stasera.-
Era vero, mi sentivo stanco, spossato, volevo solo tornare a casa e il pensiero di doverci tornare a piedi mi infastidiva ancora di più.
-Solita Smash, chico?-
Il brusio nel locale si faceva sempre più forte, il bancone era assediato da almeno trenta persone che cercavano l’impulso iniziale dentro un drink, per poi venire a trovare il vecchio messicano, logicamente.
-No Jesus, dammi qualcosa di più forte stasera- Dissi.
Misi in tasca le tre pillole cangianti e mi allontanai.
Mi voltai a guardare Jesus, sorrideva ancora.
LIMBO: Capitolo 5
Dalla finestra della sua stanza vedeva scorrere le terre di Limbo. La Torre Galleggiante si muoveva lentamente sopra il paesaggio, insieme alle Belve che nel procedere vi giravano intorno, saltellando coi loro corpi gibbosi, fatti di pietra e di gesso, meravigliose creature prive di anima al suo servizio. Non era stato facile intuire il segreto della vita e manipolarlo, uno degli enigmi meglio custoditi di quell’assurdo mondo. Lui era il solo in grado di farlo.
Un pessimista è un ottimista ben informato























