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sabato 7 agosto 2010

LETTURE SOTTO LA SCALA

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



DITA

Questa cosa dell’appartenere a un pirla che crede di essere uno scrittore ci fa impazzire dalla gioia. Lui crede di essere padrone assoluto delle sue dita, mentre noi lo compatiamo solidali. Non che sia facile padroneggiare i suoi pensieri, ma se ci si mette d’accordo non è difficile dargli l’impressione di essere lui a scrivere... continua...

BELFAST

Ricorderò sempre l’arrivo a Belfast, era l’Agosto del 1995 e con una ragazza conosciuta a Dublino decidemmo di saltare sopra un pullman della “Green Line” e varcare il confine con l’Ulster... continua...

UN PANINO IN COMPAGNIA

Erano passati cinque anni dall'ultimo incontro con Marchino. C'avevo passato l'infanzia insieme, i pomeriggi alla sala giochi e le serate sulle panchine, specialmente d'estate. Nel quartiere rimanevamo solo noi due perché i nostri genitori potevano appena permettersi una settimana al mare di ferragosto, una vera tortura... continua...

PER IL RESTO DEL CORPO

Lo spio in lontananza, per non corrergli incontro con le solite scuse. Sono dispiaciuta per averlo lasciato un po’ da solo anche ieri notte, tra le lenzuola del suo letto a fissare il soffitto e le sue umide facce. Non mi manca il corpo, le sue solitudini da appagare, le compagnie ossessive, gli specchi, i costumi e le sue apparizioni. Il corpo mi chiama il resto. Io sono solo l’anima, forse... continua...

LA VERA STORIA DI CAPPUCCETTO ROSSO

Cappuccetto rosso era il soprannome dato dai lupi a una bimbetta odiosa che non aveva paura di nulla, nemmeno della propria odiosità. I branchi selvaggi la temevano più della fame, che li perseguitava meno di quella peste venefica, sempre in giro per il bosco, anche d’inverno, a raccogliere le bacche che erano ormai la sola fonte di sopravvivenza per più di una specie in via d’estinzione, a causa dell’accaparramento di risorse naturali che gli umani avevano perseguito, dall’invenzione del fucile in poi... continua...

CASTAGNETO

Per andare a casa di Paola facevo la strada del castagneto, uno sterrato dissestato che era diventato col tempo il terrore di tutti gli automobilisti del paese. Tre diverse amministrazioni comunali avevano promesso di asfaltare quella strada, ma in dieci anni nessuno ha mai fatto niente. In Italia cose come queste sono la normalità. Io preferivo così... continua...

NEI COLORI DEL TRAMONTO

I braccianti di colore si erano riuniti tutti tra loro alla fine dell’orario di lavoro, ed erano rimasti lì, in silenzio, come non avessero nessun posto dove recarsi. Infine si erano incamminati lungo la strada sterrata, costeggiando la stalla delle vacche, e svogliatamente erano andati ad infilarsi nelle loro baracche di legno, oltre il rimessaggio degli attrezzi... continua...

E LE 101 PAROLE DI...

INCUBI

ADDIO AL CELIBATO

IL SAGGIO

DAVANTI AL GREGGE

LA BALLERINA

Leggi anche: Letture col Ciuffo

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lunedì 21 giugno 2010

LETTURE COL CIUFFO

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



LE MIE CITTÀ: Roma

La Garbatella è un popolare quartiere della Capitale fatto di palazzoni in stile fascista, non esattamente meta turistica a meno di non essere interessati all’architettura del ventennio. La Garbatella è un popolare quartiere della Capitale fatto di palazzoni in stile fascista, non esattamente meta turistica a meno di non essere interessati all’architettura del ventennio... continua...

IL FARO

Quel sabato pomeriggio presi la macchina e andai al faro. Non sapevo che mi ero diretto laggiù fino a quando non lo vidi spuntare da dietro la collina. Gli eventi più recenti avevano innescato il pilota automatico, un sistema difensivo notevole se si pensa a quanta gente distratta circola per le strade oggigiorno... continua...

IMMOBILE SENZA ALCUN DESIDERIO

Resto sdraiato sull’erba di questo giardino senza preoccuparmi di niente. Le mie braccia sono inerti, le mie gambe pare non abbiano peso... continua...

MONDIALI

Quest'anno i mondiali li vedo da solo. Lo faccio per rabbia, sperando che i vecchi amici si sentano in colpa. Nicco mi ha appena chiamato, ma ho lasciato squillare... continua...

PARIGI

Camminare per le vie di Parigi è qualcosa di magico, farlo di notte ancora di più! Quello che colpisce sono soprattutto gli odori, delicati come la fragranza delle baguettes appena sfornate, particolari come il profumo dell’acqua della Senna o ributtanti come il puzzo della stazione della metro di Les Halles!... continua...

PESCAIA SULL'ARNO

A volte vengo quaggiù, quando le cose non vanno per il verso giusto. Ci arrivo per una stradina che passa sotto la ferrovia, poi attraverso il tennis club, un cancellino di legno e un sentiero che scende giù dall'argine... continua...

LA MECCANICA DI UN GESTO QUALSIASI

Generalmente indossava la camicia bianca col bottone del collo slacciato, con sopra una delle sue cravatte sottili, leggermente allentata, dalle sfumature scure, un po’ demodé... continua...

RITUALE NEL FIUME

Teresa cercava qualcosa di nuovo che potesse salvarla dall'apatia che la tormentava nei giorni sbagliati, come ad esempio il venerdì sera sul divano davanti alla TV, col volume abbassato e il cellulare in mano a scorrere velocemente la rubrica piena di numeri sconosciuti. Il sabato non era male perché andava a fare visita a sua madre... continua...

...LE POESIE DI...

ALLE TRE DI NOTTE

INFINE L'INFINITO

FELICE ACCANTO AL GANO

...E LE 101 PAROLE DI...

L'AGNELLINO D'ORO DELLA MUSIC DOME

DUE STELLE

GIOCHI DI GUERRA

NO

Leggi anche: Letture di luce sulla pelle


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mercoledì 9 giugno 2010

LETTURE DI LUCE SULLA PELLE

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



LA CALMA ARTIFICIALE

L’uomo camminava per strada insieme a tutti i pensieri che gli giravano nella testa, ed i suoi passi cercavano di scansare i piccoli accumuli d’acqua che si erano formati sui marciapiedi, dopo la pioggia insistente di quel pomeriggio... continua...

NUVOLE

Ho imparato a guardare il cielo, a leggerlo cogliendone il significato. Anche oggi sono qui, da questa finestra vedo il cielo e le nuvole... continua...

IL DISEGNO PER LA COPERTINA DI UN LIBRO

La lampada illumina il piano dello scrittorio in modo implacabile, con la sua luce decisa, definita. Osservo i pochi oggetti là sopra, le carte disordinate, le matite, i piccoli abbozzi di disegno che ho già tentato più volte... continua...

UNA PENNA A SFERA DI NOME LINDA

C’era una volta una penna a sfera, di colore blu e col cappuccio, di quelle semplici ma che funzionano sempre bene, e corrono veloci tra le righe piroettando come ballerine. Si chiamava Linda e sapeva il fatto suo, perché si era già figurata che sarebbe diventata famosa... continua...

DUBLINO

Dublino credo sia l’unica città al mondo dove anche un razionalista come me può convincersi che i fantasmi esistono davvero... continua...

SOLO UN MURO CHE SI ABBASSA E LA TERRA CHE AVANZA

Non so bene come spiegartelo, ma con una matita posso schizzare sul vuoto lo scorrere delle vite che crescono, dal piccolo bocciolo alla maturazione piena... continua...

UN CAMPO DI CALCI

Quando entrai nel campo sportivo così piatto e liscio d’erba rasata, forse appena troppo alta ai margini, ma rada e quasi inesistente nelle zone più calpestate, mi parve subito troppo grande per me, per quei miei piedi piccoli, serrati nelle scarpe troppo nuove, da calcio, appena comperate per l’occasione, soltanto un numero più grandi in considerazione della mia crescita veloce... continua...

E LE 101 PAROLE DI...

L'OCCHIO PRIVATO

FILI D'ERBA

FEÉ VERTE

PAROLE CATTIVE

IL PROFUMO DEL SORRISO DEI BAMBINI

UNA BOLLA FATTA DI SILENZIO

Leggi anche: Letture con lo smalto

martedì 25 maggio 2010

LETTURE CON LO SMALTO

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



L'ISOLA ROSSA

Annusi l’aria nell’ora del crepuscolo.
Sembra invernale.
Un alito di vento traghetta le mani verso un oggetto segreto, una vela furtiva.
Da lontano senti un ammonimento avvicinarsi, gelido e chiuso... continua...

BRICIOLE DI PANE

Praticamente, come tutta la casa, la cucina era piccola, il tavolo era addossato ad una parete, e il resto era lì, il gas con la bombola, il frigorifero che funzionava anche come piano d’appoggio, il lavello perennemente ingombro di qualcosa... continua...

MARTEDÌ GRASSO

Era trascorso quasi un anno dal loro ultimo incontro.
Lui l’aspettava seduto sulla panca dietro l’oratorio.
Lei arrivò silenziosamente, si sentiva solo il fruscio della stoffa accarezzare il buio della notte... continua...

LA RAGIONEVOLEZZA DI QUANTO DETTO

Certo è che spesso tutto è confuso. Si tratta d’iniziare con il dire qualcosa pensando ad un soggetto differente. Ci si impappina, si tossisce, si prende tempo... continua...

CONTRABBANDO DI TE

Per un po’ ho avuto paura dei tuoi pensieri. Mi sembravano così pesanti.
Sai? Ho creduto davvero che i tuoi fossero dei pensieri.
Questo prima però. Prima di inciampare nel tuo cilindro, di trovare il coniglio bianco abbandonato ai piedi del letto, mentre dormivi... continua...

MELVIN & DESY

Melvin era un bastardo, ma io l’amavo e l’avrei seguito finanche alle porte dell’inferno. Forse fu proprio là che lo trovai, persa in uno strano sogno o più probabilmente tra le spire del Vortice… continua...

...LE POESIE DI...

SENZA FILTRO: UMANAMENTE DENTRO

DI ME FAI MARE

NUDI

...E LE 101 PAROLE DI...

LA MALAVERITÀ

POENA

SUADADE

IL CICLISTA

PROVACI ANCORA GANO!

Leggi anche Letture in un quadro

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mercoledì 12 maggio 2010

LETTURE IN UN QUADRO

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



DOLCE SUCCO DI MELA

Seduta in sala d’attesa, le ginocchia accavallate, le gambe leggermente inclinate verso sinistra, i polpacci a contatto, l’uno contro l’altro, il tutto avvolto in un paio di Wolford nere, racchiuso dentro a stivali Studio Pollini, neri, a punta, con nove centimetri di tacco, rigorosamente a spillo. Sfogliava distrattamente alcune riviste, aspettando di essere ricevuta... continua...

SCARPE PER CORRERE

Oggi ho messo le scarpe da strega cattiva, quelle col tacco alto. Non sono l’ideale per correre ma io oggi non devo correre; sono stata a perdermi un pò in libreria dopo il caffè con Giulia. Niente di nuovo pare. Tutti mi guardano mentre cammino trafelata, mi sembra così... continua...

25 APRILE - UNA COSCIENZA DI CIVILTÀ

L’uomo passò buona parte del pomeriggio sprofondato nella sua comoda poltrona. Aveva sfogliato un giornale lasciandosi catturare da alcuni articoli sulla politica, e in seguito aveva letto qualche pagina di un libro che portava avanti da un mese ricordando purtroppo ben poco delle pagine precedenti... continua...

ABITO ME STESSA

Il presente sfoglia una verità : tutto ciò che si scopre di essere è già dentro, un segreto che si svela semplice e regalmente troneggia. Illumina il buio, beffeggia le cose finte ma senza rabbia, adesso comprende quanto sia facile spogliare l’illusione con uno scoppio di risa dando valore all’improvviso e al pianto... continua...

LE FANTASIE DELL'INCENDIARIO

-Ha una sigaretta per favore?– Nico si rivolse all’uomo stretto nel vicolo con lui. Attese il gesto o una risposta, ma non arrivarono. Anzi l’uomo fu svelto ad allontanarsi, col passo irritato del critico musicale che capti il rumore di una nota stonata nell’aria tersa... continua...

SOLTANTO DIECI MINUTI

“Non sono nervoso; solo mi pare tu abbia messo sulle labbra un rossetto troppo vistoso, per esempio…”, aveva detto lui con parole tese, senza guardarmi. Io ero rimasta in silenzio, continuando a camminare al suo fianco e cercando come di mordere sulla mia bocca quel colore che a lui aveva dato tanto fastidio... continua...

IL CONIGLIO E L'ARMADILLO

C’era una volta un coniglietto di nome Filippo che viveva in una buca sotto la collina, insieme a tutta la sua comunità di coniglietti, che erano un bel po’… continua...

...LE POESIE DI...

FARMI SPAZIO PERCHÈ DEVO PASSARE

OPERA BUFFA

...E LE 101 PAROLE DI...

FAME DI LUCE

RIGENERATORE DI SANITÀ

L'ERBA DELLE STREGHE

SWEET DREAMS

COME PETALI SFOGLIATI

UOMINI SOLI

Leggi anche: Letture di Veli e di Perle

lunedì 3 maggio 2010

LETTURE DI VELI E DI PERLE

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



6 GIUGNO 2006

05.06.06, la sveglia suonò alle ore 05.15. Il dott. Giovanni Trizzo – John per gli amici, il dottor Strappacuore per i colleghi – si alzò dal letto, si preparò con la consueta meticolosità ed uscì di casa. Mentre guidava verso la clinica universitaria pensò al programma della giornata: la sala operatoria lo stava aspettando, mentalmente ripassò la tipologia degli interventi che sarebbero stati eseguiti. Nulla di difficile, solita routine, almeno per lui... continua...

L'UOMO DELLE MONTAGNE

La foresta non era sempre stata laggiù.
Ai tempi in cui la comunità dei Falconieri decise di stabilizzarsi nella Valle dei Canti, una larga striscia di terra ricca di alberi da frutto e ruscelli, vi era solo un paesaggio piatto ed incolore oltre la collina più alta, all’orizzonte del quale brillava violentemente un enorme sole azzurro... continua...

SOLO UN SUONO NELLA TESTA

Corrado Barresi camminava sul marciapiede lungo la strada. Non gli interessava il traffico delle auto, le nuvole nere che indicavano minaccia di pioggia, la direzione verso cui era diretto. Camminava e basta, disinteressato a tutto il resto... continua...

LA VERITÀ DEL MALE

È arrivato il giorno. Il vestito nuovo è stato cucito. Sento mia madre che ride in cucina, mio padre le sbuccia un’arancia. Questo è il suo primo gesto ogni mattina, come rinnovato dono di nozze per lei... continua...

IL GELO NELLE SCARPE

All’alba ho fatto un sogno strano. Ero appeso a un filo di luce; sospeso nell’aria che delineava i contorni della mia figura. Da quella distanza di immagini fluttuanti mi vedevo tra trent’anni. Annegavo nei giorni di domani. Non c’era neppure una voce da ascoltare né dietro né davanti, ma i pensieri parlavano direttamente nella mia testa, cantavano, e la canzone diceva... continua...

OGGI CINEMATOGRAFO

In fondo cosa potrà mai essere questa sensazione di vuoto che capita talvolta di provare? Non bisogna darle peso, sono tutte cose che succedono, che si voglia o meno. Si gira per le strade, si corre certe volte, poi quando ci si ferma sembra che tutto quanto non abbia più alcun senso... continua...

IL TRENO DI ALÌ

C’era una volta un bambino di nome Alì che amava moltissimo i treni, e ogni tanto li vedeva passare dalla finestra di camera sua, una baita di legno che dava sulla valle e sul paesino vicino, dove c’era una piccola stazione di mattoni rossi... continua...

LE 101 PAROLE DI...

GLI OCCHI DEL DIAVOLO

AMANTI

IL PROBLEMA

LADY DIED

... E PER FINIRE...

TAUTOGRAMMI 1

TAUTOGRAMMI 2

TAUTOGRAMMI 3

Leggi anche: Letture sul Portico

Foto di Katie Tegtmeyer - http://www.flickr.com/photos/katietegtmeyer/

lunedì 26 aprile 2010

LETTURE SUL PORTICO

Ecco i nuovi interventi apparsi recentemente sul sito della community Rivoluzione Creativa e sulle pagine degli altri progetti di Willoworld.



IL CORAGGIO DI UNA SOLUZIONE

La vicenda era ordinaria. Un innamoramento giovanile in un paesino campano: un ragazzo e una ragazza che si giurano amore eterno salvo perdersi pochi anni dopo, risucchiati da altre cose, da altre vicende, per poi rincontrarsi dopo molto tempo, ambedue sposati, lei trasferita a Roma, lui rimasto lì ma sempre in giro, a lavorare come rappresentante di commercio, e scoprire di essere stati frettolosi, di aver compiuto uno sbaglio clamoroso... continua...

IL LUNGO INVERNO

Sorseggio distrattamente un tè al gelsomino addolcito con una punta di miele d’acacia, per ammazzare il freddo che mi si è infilato nelle ossa. Sono rientrato in casa da poco. È mattina presto ed in veranda ho dato di sfuggita un’occhiata al termometro, che anche oggi se ne rimarrà abbondantemente sotto lo zero... continua...

MERMAID'S MEMORIES

La bambina abitava in un appartamento, disposto su due piani, sulla Hoffnungstraße. Strano nome da assegnare ad una via che, in realtà, era un vicolo. La sua stanza era al piano inferiore, l’unica apertura era rappresentata da una porta. Su una parete c’era un trompe d’oeil, una finta finestra affacciata sul mare... continua...

VISITE!

È comparsa una scritta sul muro ieri, come se un dito avesse tracciato sulla fuliggine rimasta attaccata alle pareti di casa mia. Diceva solo “ciao a tutti”… continua...

SPIRALI DI SOGNO

Aprii gli occhi. Mi ritrovai in uno strano mondo. Il cielo azzurro splendente era il palcoscenico di strane creature. Due elefanti, uno rosa e uno blu ballavano e saltellavano rimbalzando sulla coda... continua...

IL CANTO DELLE FORMICHE NERE

Cosa ci sta succedendo? Mentre passeggiavo ho visto un vecchio trascinato sull’asfalto. L’hanno derubato, nessuno lo aiuta, i passanti sono ciechi, proprio non lo vedono. Mi ha ricordato un altro vecchio... continua...

POMERIGGIO SOSPESO

Lei aveva indossato una vestaglia da camera, si era seduta al tavolo, aveva aperto il suo piccolo diario. Doveva spingersi in avanti, lo sapeva: avrebbe dovuto riordinare la casa, farsi una doccia, vestirsi per uscire, ma era rimasto in aria il passaggio quasi impalpabile di lui, forse il suo odore, la sua ombra, quel suo esser stato lì in silenzio fino a poco prima, e questo bastava a paralizzale dolcemente qualsiasi movimento... continua...

IL RISVEGLIO

Dm-.à/&00kPr 2OProvòP=?rova Prova… ecco, forse ci siamo. Ci riesco. Riesco a formare i caratteri sullo schermo proiettando la mente fuori dal mio corpo. Non so come sia possibile, ma è esattamente così. Se mi state leggendo, sappiate che il mio nome è Libero Valenti, che sono in stato vegetativo da oltre quindici anni e che mi trovo nella mia stanza da letto in un appartamento alla periferia di Roma... continua...

...LE POESIE...

LA MIA DECADENZA

PETTINAMI LE CIOCCHE DOLCE MADRE

DOVE COMINCI TU, INIZIO IO

...E LE 101 PAROLE...

CITARSI ADDOSSO

IL CUORE AFFLUISCE NEL PUNTO

GROUPIE

Leggi anche: Letture nella Città Vecchia

giovedì 22 aprile 2010

THE PATROLMAN: Gran Finale

Si conclude oggi con questi due ultimi capitoli l’epopea di Joe Roberts, una storia mozzafiato di Massimo Mangani. Il racconto è ispirato al famoso pezzo di Bruce Springsteen “Highway Patrolman”. L’autore, chiedendosi che fine avesse fatto il Franky della canzone, ha incominciato a buttar giù questa sorta di “pulp on the road” che da Rock City, città immaginaria che ricorda Los Angeles, ci ha condotti fino al Canada.

I miei più sentiti complimenti a Massimo che ci ha reso partecipi di questa bellissima avventura. Leggetela dall’inizio sfogliando tutti gli interventi a questo link. Per chi invece ci ha seguito fino ad oggi, ecco qui sotto i capitoli conclusivi del racconto. Buona lettura e buon ascolto! (più avanti troverete anche la versione di Johnny Cash).

CAPITOLO 18

Non riesco a credere alle mie orecchie, lo hanno chiamato “capo”… Franky… non è possibile, qualcosa non quadra, devo assolutamente parlare con lui, dentro di me sento strane vibrazioni… probabilmente prima che mi asportassero il tumore sarebbe stato il preambolo dell’apparizione dei miei piccoli amici… devo raggiungere mio fratello, non riesco a costruire la storia… deve spiegare… ha moooolto da spiegare.
Sento la porta che si apre, passi che scendono le scale, sono almeno due uomini. Da dietro il pancale dove sto nascosto riesco a intravedere gli ultimi gradini, Individui armati appaiono, sono almeno tre, si guardano in giro con circospezione. Stringo l’AK 47 pronto a fare fuoco, non ne lascerò vivo nemmeno uno, devo liberare il campo e salire quella maledetta scala. I tre si separano, uno viene verso di me, gli altri due spariscono nella semi oscurità… sento i passi avvicinarsi, arriva dal lato destro, io mi sposto sulla sinistra, aspetto, l’uomo si ferma. Ad occhio e croce deve trovarsi a pochi passi dal pancale, sulla diagonale opposta a dove mi trovo io, i passi riprendono, la cosa migliore è aspettarlo, prendo la mira, lentamente l’uomo inizia a girare intorno alle casse, vedo la canna della sua pistola spuntare dietro l’angolo, trattengo il respiro… improvvisamente appare, stringe l’arma con due mani, sta prendendo la mira ma io posso giocare d’anticipo… il proiettile dell’AK 47 gli dilania il petto, schizzi di sangue e frammenti di midollo osseo schizzano sul muro dietro di lui, si affloscia come una marionetta senza fili, una pozza di sangue si forma all’istante sotto il suo corpo, l’eco dello sparo sta ancora rimbombando nel capannone.
Sento lo scalpiccio dei passi degli altri due uomini che si avvicinano di nuovo, devo giocare sul fattore sorpresa, appena penso di poterli avere a portata di tiro schizzo fuori sparando all’impazzata, il primo cade con la testa frantumata, l’altro riesce a scansare il colpo, si butta per terra, prende la mira e spara colpendomi di striscio ad un polpaccio, sento bruciare, la ferita inizia subito a sanguinare… sparo ancora verso di lui, vedo la gamba destra che gli esplode, il sangue schizza a fiotti dalla femorale, l’uomo urla, gli punto ancora la mia arma contro, stavolta prendo la mira… la testa gli esplode.
La strada dovrebbe essere libera adesso, corro verso le scale, mi butto dietro ad un altro pancale per vedere se qualcuno mi sta prendendo di mira… non so quanti uomini vivi ci sono ancora… oltre Franky.
Con il fiatone inizio a pensare a come potrebbero essere andati i fatti… dopo aver ucciso quel ragazzo giù a Perrineville Franky è scappato in Canada, si è affiliato ad una banda di trafficanti e ne è diventato il capo… ma perché mentire a Maria… perché la messinscena della telefonata? Forse perché lo credessimo morto, perché non lo andassimo mai a cercare… in fondo adesso sta cercando di farmi fuori, ma la cosa non deve piacergli… conoscendolo!
Improvvisamente, nell’assoluto silezio sento la voce di Franky, proviene dal soppalco: -”Tanto non avete più nessuna possibilità…”
Un’altra voce, con forte accento francese lo interrompe: -”Zitto lurido bastardo, adesso è l’ora di farla finita, dopo che saremo riusciti ad ammazzare quel federale, arriverà il tuo turno!”
-”Non vi servirà a niente, avete le ore contate…”
Una terza voce si intromette: -”Hey capo, mi domando come abbia fatto, lo abbiamo accompagnato anche al cesso, tenuto d’occhio 24 ore su 24…”
Tiro un sospiro di sollievo, il capo non è Franky… è quella merda dall’accento francese, lo stanno davvero tenendo prigioniero… ora si tratta di scoprire cosa c’è dietro.
Esco dal nascondiglio, raggiungo la rampa, inizio a salire lentamente, mooolto lentamente, non devo farmi assolutamente sentire… nel frattempo ho cambiato il caricatore al fucile, ho controllato anche quello della 44, manca un colpo.
La voce francese riprende a parlare: -”Sarà il caso di andare a vedere cos’è successo, non sento più niente giù, devono averlo fatto fuori ma ho il sospetto che anche i ragazzi non se la passino bene, saranno stati sparati almeno 100 colpi!”
-”Vado capo!”
Arrivo in cima alle scale, mi appiattisco alla parete, aspetto che la porta si apra, mentre l’uomo esce gli faccio lo sgambetto, ruzzola giù per le scale, gli sparo una decina di colpi, quando arriva in fondo una buona parte del suo corpo è ridotto ad una poltiglia sanguinolenta, entro nel soppalco pronto a sparare ancora, mi blocco subito. Un ciccione sta puntando una pistola alla tempia di Franky, mi guarda con un ghigno, Franky ha un paio di manette ai polsi…
-”Butta il fucile stronzo o il cervello del tuo compare sarà la cena dei topi che infestano questo lurido posto!”
Franky mi guarda… compare… lo sguardo eloquente… fai quello che dice. Lascio cadere l’AK-47 per terra, lo allontano da me con un calcio, il maiale non sa della 44!
Tutto avviene così in fretta che non riesco a rendermi conto di nulla, il mangiarane si volta verso di me, mi tiene sotto tiro, inizia a chinarsi per raccogliere il fucile, improvvisamente Franky si alza, lo colpisce con violenza alla nuca con entrambe le mani, le manette lo mettono quasi KO, io estraggo la 44, mentre premo il grilletto il ciccione mi punta contro la sua arma… i colpi partono simultaneamente… mentre vedo volare via la sua calotta cranica, sento una specia di botta fortissima sulla mia fronte, rimango stordito per qualche istante, vedo Franky che si precipita verso di me, sta urlando qualcosa, dal labiale mi pare un NOOOOOOOOOOO!
Del liquido appiccicaticcio inizia a colarmi sugli occhi, le gambe mi cedono, l’impatto con il pavimento è piuttosto forte, resto immobile a fissare la lampadina sul soffitto, stranamente non provo alcun dolore… Franky si china su di me… vedo i movimenti al rallentatore, non sento alcun suono… Le mani di Franky mi accarezzano i capelli, ogni tanto si ritraggono, passano sul suo viso che si imbratta del mio sangue, poi iniziano ad accarezzarmi di nuovo… vedo le lacrime che sgorgano dai suoi occhi, le labbra si muovono… -”Non morire Joe, ti prego, tieni duro… JOEEEEEEEE!!!!”
Meglio così fratellino, dammi retta, meglio così! Sento sempre più freddo, ho sonno, moooolto sonno, Franky continua a piangere, arrivano altri uomini, alcuni hanno le divise della Guardia Nazionale canadese, altri le pettorine dell’FBI… lo sapevo vecchio Franky… lo sapevo che eri a posto… i fratelli servono anche per questo no?
Inizio a sentirmi bene, maledettamente bene, in fondo preferisco crepare in questo modo piuttosto che in un letto di ospedale col catetere infilato nell’uccello ed un ago nel braccio!
Eccoli i miei piccoli amici, vedo le loro ombre ballonzolare davanti a me…
-”È ora di andare Joe!”
-”Il piano è andato a buon fine!”
-”Vieni, seguici Joe!”
Con grandissimo sforzo riesco a dire: -”Chi siete?”
-”Non lo hai ancora capito Joe?”
-”Siamo la tua coscienza, ti abbiamo semplicemente guidato fin qui!”
-”Quella sera Joe, hai lasciato andare via tuo fratello, ma la colpa più grave non è quella, è che lo hai lasciato solo…”
-”…a combattere” Merda!
“Tutto quello che hai fatto, gli atti di giustizia a Rock City, in Messico hanno compensato quella colpa…”
“…noi ti abbiamo solo mostrato quello che sapevi già… dal sexy shop in poi… noi siamo la parte buona del mostro che ti ha invaso!”
“…il nostro compito finale era riportarti qui, aiutare Franky… saldare una volta per tutte il tuo debito!”
-”È ora di andare Joe……”
Sento freddo, mooolto freddo, il mio respiro si sffievolisce… si affievolisce… si affievolisce…
Franky è ancora inginocchiato, riesco a parlare: -”Và da Maria… i ragazzi… un padre!”
Franky annuisce, riesco ancora a chiedere: “Perché?”
Franky si fruga nella tasca interna della giacca, estrae un portadocumenti nero, me lo mostra… c’è un tesserino con la sua foto… Federal Bureau of Investigation… agente speciale Franky Roberts… annuisco… ora posso crepare in pace!

CAPITOLO 19

Dalle memorie di Franky Roberts
Perrineville, 15 Aprile 2010

Non fui io ad uccidere il ragazzo quella sera di 35 anni fa laggiù a Perrineville. Per la verità è una storia lunga ma credo sia arrivato il momento di raccontarla, se non altro perché ha causato la tragica morte di mio fratello Joe diversi anni dopo.
Quando tornai dal Vietnam devo dire che rimasi piuttosto sconvolto nel trovare Maria sposata con mio fratello; in fondo era la mia ragazza.
Inizialmente il dolore fu talmente forte che mi misi a bere, in Paese tutti erano convinti che fossi impazzito, che l’inferno del Vietnam mi avesse ridotto come tanti altri sopravvissuti, un elemento pericoloso per la società. Provai a riprendermi la mia vita, ma senza un lavoro e senza Maria era davvero dura.
Incontrai Jason una sera d’inverno, eravamo stati insieme a Saigon, gli raccontai le mie disgrazie, mi disse che era entrato nel Bureau, che avevano bisogno di gente in gamba, mi lasciò il suo biglietto da visita. Qualche mese dopo divenni agente federale, assegnato ad operazioni sotto copertura; nel frattempo mi ero ripulito, l’alcool era solo un brutto ricordo. Tuttavia dovevo continuare a comportarmi come uno svitato per non destare sospetti in attesa dell’assegnazione di un incarico.
Finalmente fui messo in contatto con una banda di trafficanti canadesi, con basi anche nel New Jersey: avrei dovuto infiltrarmi ed informare i miei superiori su tutte le loro attività… scoprii che non si occupavano soltanto di droga, ma anche di traffico di armi e prostitute.
Riuscii anche a scoprire che la loro base operativa si trovava a Saskatoon ed iniziai ad andarci piuttosto spesso finché guadagnai la fiducia di Hector Marceau, il capo.
Divenni responsabile dello smistamento nel New Jersey, il Bureau acquistò un capannone dove stipare armi e droga… l’idea non era quella di sgominare subito la gang ma di tenerla d’occhio per un pò in modo da scoprire eventuali collegamenti con pesci più grossi.
Durante una delle mie trasferte conobbi George, un ragazzino di vent’anni arruolato dalla banda come fattorino, Hector mi affidò il compito di svezzarlo, la prima missione era portare una prostituta minorenne ad un ricco produttore di Hollywood, era sottinteso che durante il viaggio avremmo potuto disporne a nostro piacimento.
A metà del viaggio avvenne l’irreparabile, i due ragazzi si innamorarono, quell’amore puro ed intenso di cui solo gli adolescenti sono capaci.
George provò a fuggire con la ragazza, riuscii a fermarlo e feci la mia prima cazzata, la cosa che un agente sotto copertura non deve mai fare…..gli rivelai la mia identità.
Consapevole dei rischi a cui ci stavamo esponendo, li portai a Perrineville pensando di mettere tutti al sicuro. Abbagliato da quell’amore in cui rivedevo ciò che avevo provato io per Maria, feci la seconda cazzata, preparai la loro fuga, la pianificai nei minimi particolari. In realtà, avessi avuto un barlume di lucidità avrei dovuto avvertire i miei superiori di tutto il casino e far mettere i ragazzi sotto protezione… ma non lo feci.
La famosa sera accadde che un membro della gang in trasferta riconobbe i due ragazzi che si preparavano a partire… successe in un locale a Nord di Perrinville… iniziò ad insidiare la ragazza, ad offenderla, poi disse che se non gliel’avesse data sarebbe corso da Hector a spifferare tutto, compreso il fatto che io non avevo portato a termine la missione. George provò a reagire, ci fu una colluttazione, George ebbe la peggio, si ritrovò con il cranio fracassato, io arrivai dopo una decina di minuti, il ragazzo era già morto. Riuscii a farmi raccontare dalla piccola cosa era successo, poi sentii in lontananza la sirena dell’auto di pattuglia di mio fratello Joe. Dissi alla ragazza di mentire: “Quando il polziotto ti chiederà chi è stato, tu digli che è stato Franky” Era l’unico modo per depistare le indagini, nemmeno Joe sapeva del mio lavoro all’FBI, pensava che fossi ancora uno spiantato!
Inseguito da Joe riuscii a varcare il confine con il Canada, raggiunsi il membro della gang che aveva ucciso George e lo freddai con grandissimo piacere, poi mi recai a Saskatoon e da laggiù avvertii i miei superiori che mi ordinarono di rimanerci continuando a fornire informazioni.
Le cose andarono bene per molto tempo, grazie alle mie dritte l’FBI riusciva a scoprire e smantellare enormi traffici di droga ed armi.
La cosa deve aver insospettito Hector che ha iniziato a guardarsi le spalle, alla fine, non so come, ha scoperto che all’interno della banda c’era una talpa e che quella talpa ero io.
Così sono passato da agente informatore del Bureau ad informatore di Hector Marceau. Dopo avermi fatto prigioniero, invece di ammazzarmi mi hanno costretto a fare il doppio gioco, hanno installato una ricetrasmittente nella base da dove poter parlare direttamente con il distretto di New York, fornendo informazioni imprecise o false ai miei colleghi. Nonostante fossi controllato giorno e notte, sono riuscito a mettere la pulce nell’orecchio al comandante del distretto… quando Joe è arrivato, anche l’ FBI era già in viaggio…
La morte di Joe ha segnato il resto della mia vita, mi sento maledettamente in colpa, sono sicuro che in qualche modo l’ho attirato io verso la fine… deve aver sentito il mio richiamo… non so come spiegare… tra fratelli è una cosa piuttosto normale… dopo essere stato fatto prigioniero dalla gang ho iniziato a sognarlo spesso, lui deve aver percepito qesti sogni.
Ha lasciato Rock City e si è messo sulle mie tracce… diavolo… era mio fratello!
Ti voglio bene Joe, ovunque tu sia ti voglio maledettamente bene!

Massimo Mangani – Altri Capitoli

HIGHWAY PATROLMAN

My name is Joe Roberts; I work for the state.
I’m a sergeant out of Perrineville: barracks number eight.
I’ve always done an honest job; honest as I could.
Got a brother named Frankie; Frankie ain’t no good.

Well ever since we were young kids, it’s been the same come down:
I’d get a call on the shortwave; Frankie’s in trouble down town.
Well if it was any other man, I’d put him straight away.
But sometimes when it’s your brother, you look the other way.

Yeah, me and Frankie laughin’ and drinkin’;
Nothin’ feels better than blood on blood.
Takin’ turns dancin’ with Maria,
While the band played “The Night of the Johnstown Flood”.
I catch him when he’s strayin’, like any brother should.
Man turns his back on his family, he ain’t no good.

Well Frankie went into the army back in 1965,
I got a farm deferment, settled down, took Maria for my wife.
But them wheat prices kept on droppin’, ’til it was like we’s gettin’ robbed.
Frankie came home in `68, and me, I took this job.

Yeah, me and Frankie laughin’ and drinkin’;
Nothin’ feels better than blood on blood.
Takin’ turns dancin’ with Maria,
While the band played “The Night of the Johnstown Flood”.
I catch him when he’s strayin’,
Teach him how to walk that line.
Man turns his back on his family, ain’t no friend of mine.

The night was like any other, I got a call `bout a quarter-to-nine.
There was trouble at a roadhouse, out on the Michigan line.
There was a kid on the floor lookin’ bad, bleedin’ hard from his head.
There was a girl cryin’ at a table: “It was Frankie,” she said.

I ran out and I jumped in my car and I hit the lights.
I musta done about a hundred and ten, through Michigan county that night.
It was down by the crossroads, out by Willow Bank.
Seen a Buick with Ohio plates; behind the wheel was Frank.

Well I chased him through them county roads.
‘Til a sign said “Canadian border five miles from here”.
Pulled over to the side of the highway,
Watched the tail-lights disappear.

Yeah, me and Frankie laughin’ and drinkin’;
Nothin’ feels better than blood on blood.
Takin’ turns dancin’ with Maria,
While the band played “The Night of the Johnstown Flood”.
I catch him when he’s strayin’, like any brother should.
Man turns his back on his family, he ain’t no good.

Written by Bruce Springsteen

mercoledì 21 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 17



PRIMA PARTE

Ho girovagato tutto il giorno senza meta, Saskatoon è una cittadina piacevole, piccola, tranquilla, è quasi impossibile pensare che anche qui possano svolgersi attività criminali. Mi fermo a mangiare un hot dog in un parco pulito e ben curato, la voglia di fare i bagagli e ripartire per andarmene a crepare a Rock City è davvero forte, non fosse per mio fratello!
Il sole inizia a calare, mi avvio verso la 3rd, devo iniettarmi una dose di morfina e presentarmi all'appuntamento con il mio intermediario, devo agire prima possibile considerato che il tempo a mia disposizione è estremamente limitato, il mostro dentro il mio cervello potrebbe decidere di farla finita da un momento all'altro, in quel caso anche Franky andrebbe a farsi benedire!
Torno all'albergo, mi sciacquo un pò e preparo l'iniezione... il dolore sparisce immediatamente ed io torno a sentirmi maledettamente bene! Aspetto l'ora stabilita, infilo l'AK 47 carico nella borsa nera, scendo le scale ed esco dalla porta riservata al personale di servizio. Il portiere mi sta aspettando, appena mi vede fa un cenno con il capo per indicarmi la strada da seguire, camminiamo nella semi oscurità fino ad un Pick-Up nero, nuovo fiammante, saliamo a bordo, il motore inizia a rombare... partiamo.
Durante il tragitto l'uomo mi dice di chiamarsi David Lagrange, un maledettissimo francese, ha parlato con i suoi amici che hanno deciso di ascoltare la mia proposta... pur di guadagnare bei soldoni sarebbero disposti a stuprare le loro madri! Ascolto con finta indifferenza, quando ormai è notte arriviamo in quella che ha tutta l'aria di essere una zona industriale, ci fermiamo davanti ad un capannone, tutto intorno oscurità e silenzio, dobbiamo aspettare che vengano a prenderci, dentro il "covo" nessuno può entrare. David accende una sigaretta, decido di tentare il tutto per tutto: -"Senti amico, oltre all'affare che devo portare a termine, i miei capi mi hanno chiesto di riprendermi l'americano che state tenendo prigioniero... non mi hanno detto esattamente cos'abbia combinato ma vorrebbero farlo sparire loro..."
-"Non so di cosa tu stia parlando, non abbiamo nessun americano..."
-"Andiamo, si chiama Franky Roberts... ha fregato la mia banda giù a Rock City in California e merita una bella lezione..."
Il francese tira sempre più nervosamente la sigaretta, lo sguardo teso, intuisco di averlo messo a disagio, lo guardo con insistenza...
-"Ascolta amico, i boss da cui dipendo mi hanno dato carta bianca in fatto di denaro e mi hanno anche detto che l'americano vale tanto... devo inserirlo nell'affare..."
- "Aspetta un minuto..."
Si precipita giù dal furgone, nell'oscurità intravedo la sua ombra avvicinarsi al cancello del capannone, aspetto qualche minuto, poi uno spiraglio si apre, appare un'altra ombra... confabulano per un po'... il mangiarane torna verso il Pick-Up, risale, mette in moto.
-"Adesso dove andiamo?"
-"Il capo in persona ti vuole vedere..."
Stiamo andando verso la campagna, ci fermiamo nei pressi di un casolare, pare abbandonato... David spenge il motore, appena girata la chiave si volta verso di me... non gli lascio neanche il tempo di provarci... la 44 sputa una lingua di fuoco, il suo cervello schizza all'indietro sul vetro del finestrino che va in frantumi, lo sportello si apre per il contraccolpo, un corpo con la testa ridotta in poltiglia vola fuori, in mano stringe ancora una calibro 9... dovrò tornare da solo al capannone... e capire perché Franky è così pericoloso!

SECONDA PARTE

Il capannone sembra deserto, parcheggio il Pick-Up facendo un poì' di rumore, devono credere che David abbia compiuto la missione, arraffo la borsa con l'AK-47, lo tiro fuori e me lo metto a tracolla. Frugo sotto il sedile, afferro il crick, scendo dal furgone e mi avvio verso il cancello... aspetto qualche secondo poi dò un colpettino sulla latta, resto in silenzio, sento dei passi avvicinarsi, per fortuna è un uomo solo. Rumori di chiavi, un lucchetto poi un chiavistello, il cancello si muove appena, scorre lasciando uno spiraglio attraverso il quale intravedo la sagoma di un individuo...
-"David?"
Non dico nulla, il cancello si apre un pò di più, è il momento buono, afferro la maniglia e la tiro con tutta la forza, fa molta resistenza, l'uomo si sbilancia, cade per terra, dalla mano scivola via una pistola, non aspetto neppure una frazione di secondo, stringo più forte il crick e lo colpisco sulla testa, non emette nessun suono, il sangue comincia subito ad uscire dalla ferita, prova a rialzarsi ma lo colpisco ancora, poi ancora ed ancora, il cranio si fracassa definitivamente, il corpo resta immobile in una pozza di sangue e cervella, lo scavalco ed entro nel capannone... spero di non aver fatto troppo rumore e soprattutto spero maledettamente che Franky sia qui!
L'ambiente è enorme, male illuminato, apparentemente nessuna attività umana, mi muovo con circospezione, prima o poi qualcuno si farà vivo... per poco! Enormi pancali sono ammassati un po' ovunque, sopra ci sono grandi scatoloni di cartone avvolti dal cellophane, sembrano pronti per essere spediti. Per terra vedo altri scatoloni aperti, contengono pacchetti trasparenti con della polvere bianca, probabilmente eroina raffinata, la banda fa le cose in grande!
Dietro ad una serie di pancali intravedo una scala... porta ad un soppalco chiuso, da una finestrella si vede una luce, qualcuno deve essere là dentro! Salgo gli scalini facendo attenzione a non fare rumore, rimango sulla porta... prima di entrare voglio sapere cosa mi aspetta... percepisco il suono di due voci... prendo la maniglia, la ruoto lentamente e sbircio dallo spiraglio... la scena che mi si presenta davanti mi inquieta... ci sono due uomini, uno è seduto davanti ad un apparecchio, una ricetrasmittente, l'altro sta alle sue spalle, pare gli fornisca alcune indicazioni... l'uomo seduto è Franky! Probabilmente faccio rumore, l'uomo che sta in piedi si volta di scatto, estrae una pistola, si precipita verso di me... spalanco la porta, imbraccio il fucile e lo freddo con un colpo alla testa che lo decapita di netto, Franky si volta...
-"No Joe!!!!"
Non so da dove spunta un altro uomo, inizia a sparare all'impazzata, devo ritirarmi, mi precipito giù dalle scale, i prioettili mi fischiano vicino agli orecchi... mi riparo dietro ad un pancale... sento la sua voce.
-"Che cazzo hai fatto Franky?"
-"Io niente!"
-"Chi cazzo è quello!!!"
-"Calmati... Ho detto calmati!!!!!"
Rumori non identificabili
-"Ok capo, mi calmo... mi calmo, ma devo andare a cercare quel bastardo!"

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martedì 20 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 16



Arrivo a Saskatoon quando il sole è sorto ormai da un pezzo, percorro Idylwyld Drive; per essere una delle arterie principali della città il traffico è praticamente assente, il caos di Rock City quaggiù è semplicemente un brutto ricordo, tutto è maledettamente ordinato, maledettamente pulito, nemmeno Perrineville è così perfetta.
Dopo un po' di giri imbocco la North 3rd Avenue, mi fermo nel primo motel che incontro, ho bisogno di sistemarmi un po'. La testa inizia a dolermi e credo dovrò sparami un po' di morfina, parcheggio la Chevy prenoto una stanza e mi chiudo a chiave. Tiro fuori il necessario, preparo laccio, siringa e soluzione e mi sparo la dose in vena; via via che entra in circolazione il dolore sparisce ed io mi sento forte ed invincibile come un leone. Apro la borsa nera, tiro fuori la 44, è perfettamente pulita e lubrificata, prendo le pallottole e riempio il caricatore... ovviamente sono quelle modificate, capaci di far esplodere la testa ad un cinghiale. Ripongo la 44 carica, tiro fuori l'AK 47, è un piccolo gioiello, una via di mezzo tra un fucile ed un mitragliatore, il caricatore è leggermente curvo e moooolto lungo! I proiettili sono enormi, possono dilaniare un essere umano senza troppi problemi, mi sarà davvero utile.
Adesso devo semplicemente mettermi alla ricerca dei balordi che tengono prigioniero mio fratello Franky, non sarà un gioco da ragazzi e soprattutto non ho la più pallida idea di quanto tempo lo terranno ancora in vita. Se non lo hanno ucciso subito significa che deve tornare più utile da vivo ai suoi rapitori, altrimenti, avesse compiuto soltanto uno sgarbo il suo cadavere sarebbe già in fondo ad un fiume o nel pilone di cemento armato di qualche costruzione. Dovrò rispolverare le mie capacità investigative ma questa volta nessuno verrà assicurato alla giustizia, o almeno non a quella terrena.
Alla reception del motel il portiere è un tipo all'apparenza poco raccomandabile, sulle braccia ha dei vistosi tatuaggi, deve essersi fatto diversi anni dentro, probabilmente potrebbe essere utile interpellarlo, magari saprebbe darmi qualche dritta. Maria ha parlato di un giro di droga, armi e forse prostituzione, il tipo ha l'aria di saperla lunga su tutte e tre, forse fa parte della banda. Decido di non mettere troppo tempo in mezzo, mi avvicino al bancone ed inizio a fissarlo, lui ricambia sostenedo il mio sguardo con aria interrogativa. Estraggo il portafoglio dalla tasca posteriore dei jeans, tiro fuori due biglietti da cento e li appoggio in bella mostra sul ripiano, proprio davanti a lui: -"Sputa amico"
-"Ho bisogno di un po' di roba" dico mentre allungo il barccio e gli mostro il segno dell'iniezione appena fatta.
Mi guarda con aria stupefatta: -"Avrei giurato tu fossi un tipo a posto, non sembri affatto un tossico..."
-"Le apparenze ingannano... allora?"
-"Ho alcuni amici che trattano questo tipo di merce, sono gli unici in città, se mi dai tempo mi metto in contatto e ti faccio avere un appuntamento..."
"...che sia veloce, nelle mie condizioni non posso aspettare."
-"Facciamo così... mettici un altro centone e... "
."...facciamo così, ne metto altri due se la cosa va in porto, altrimenti..."
Alzo leggermente la maglietta e gli mostro il calcio della 44. -"Hey amico, mi sa tanto che tu non vuoi soltanto roba per te... tu vuoi concludere un affare..."
-"Anche se fosse... come vedi sono molto affidabile... in fatto di grana... mettimi in contatto con i tuoi amici e non te ne pentirai... garantisco!"
-"Stasera, quando smonto dal turno... all'ingresso del personale di servizio nel vicolo qua dietro."
-"Molto bene..."
Me ne vado abbastanza soddisfatto, al primo colpo sono forse riuscito a gettare l'amo, adesso devono abboccare i pesciolini. "Qualcosa" sta continuando a darmi una mano, ho imboccato la strada giusta, mi sono fermato nel motel giusto, ho avvicinato la persona giusta... coincidenze?
Esco dal motel, aspetterò il cambio del turno in giro per questa città immacolata, magari mi metterò alla ricerca di qualche quartiere brutto sporco e cattivo... come piacciono a me!

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lunedì 19 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 15

Ci si avvia verso la conclusione di questa affascinante e violenta avventura on the road...



La Chevy sfreccia verso il confine, ho lasciato l'ospedale appena i dottori mi hanno tolto i 140 punti che hanno tenuto la mia calotta cranica attaccata al resto della testa, ovviamente non ho detto nulla a nessuno, sono semplicemente uscito, di notte, nel tepore di una calda serata estiva di Chicago. In qualche modo avrei rintracciato Maria e mi sarei fatto comprare il necessario per andare a riprendere Franky, ma nel parcheggio dell'ospedale è successo qualcosa di veramente strano... la mia Chevrolet era parcheggiata con le chiavi nel cruscotto, al suo interno, appoggiata sui sedili posteriori un'enorme borsa nera con dentro tutto il necessario... vestiti, soldi, la mia 44, un AK 47 e tante, tante munizioni. Accanto alla borsa un biglietto simile a quello trovato insieme alle chiavi della cassaforte del consigliere "bastardo" Jefferson: "Non fallire l'ultima missione, vecchio Joe, noi non ci saremo più!" Nel cassetto anteriore ho trovato siringhe e fiale di morfina... il serbatoio era pieno!
Sto guidando quasi ininterrottamente da due giorni, ho attraversato il Wisconsin, il Minnesota, conto di entrare in Canada dal North Dakota dove l'Interstate 85 diventa la 35 secondo la numerazione canadese. Saskatoon è ancora abbastanza lontana, ogni tanto devo fermarmi in qualche lurido autogrill per buttare giù qualcosa e, quando santo arrivare il dolore, spararmi della morfina direttamente in vena! Tengo la radio sintonizzata sui canali nazionali, una notizia arriva come un siluro, riguarda un consigliere comunale di Rock City in California... è scomparso da più di un mese e nella sua cassaforte sono state trovate le prove che intascava soldi pubblici, forse con la complicità di altri politici, oltre a del materiale pedopornografico... "alla buon'ora!" penso dentro di me... lo scandalo rischia di far cadere la Giunta Comunale... indaga l'FBI.
Finalmente una soleggiata e limpida mattina arrivo al confine... se per caso dovessero fermarmi per perquisire la Chevy il piano andrebbe a farsi fottere e per Franky non ci sarebbe più niente da fare! Alla guardia di confine statunitense mostro il tesserino della CHP, "viaggio di piacere amico... mi sono rotto il cazzo del caldo californiano e mi voglio congelare un po'..."
Mi lascia andare senza storie, fa un cenno al collega canadese che mi invita a passare... tutto fila liscio!
Mi fermo al primo motel, chiedo una stanza, infilo la borsa sotto il letto e mi ficco tra le lenzuola, non ripartirò prima del pomeriggio.
Studio la cartina stradale, la cosa migliore è proseguire sulla 35 fino a Weyburn, poi la 39 fino a Milestone e da lì la 6 verso Regina, infine la 11 dritto fino a Saskatoon... che nome del cazzo! Piombo in un sonno profondo, la testa mi ronza, sogno Maria e i ragazzi... mi dispiace di dover crepare!
Alle 4 del pomeriggio mi sveglio, è ora di rimettersi in marcia, la spossatezza è passata... prendo la borsa, pago il conto all'anziano alcolizzato della reception e riparto... dovrò guidare tutta la notte... fra un po' spero di rivedere Franky... non so come fare a rintracciarlo a Saskatoon... dovrebbe essere un buco di città, i malviventi saranno pochi... non dovrebbe essere difficile... sperando sia ancora tutto intero... chissà cosa ha combinato!
La radio sta sparando una canzone... il sound vagamente Country... sembra scritta per me... continua a ripetere: "prendila semplice, prendila semplice"... è una parola... "puoi perdere, puoi vincere..." Aquile del cazzo!

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venerdì 16 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 14



Il risveglio è stato estremamente agitato, quattro mani possenti mi hanno tenuto inchiodato al letto, ho percepito voci ostili che mi imponevano di stare fermo e zitto... un tubicino di gomma trasparente usciva dal mio braccio destro, sentivo la gola completamente indolenzita, un fortissimo senso di nausea mi attanagliava lo stomaco... ho pensato ad una sorta di esecuzione con iniezione letale... maledetti... perché ho meritato tutto questo?
Volti sconosciuti tutti intorno, parole, sguardi cattivi; il sangue mi si è gelato nelle vene quando ho intravisto una sagoma familiare... non è possibile... Maria! Mi ci è voluto tanto, troppo tempo prima di realizzare, prima di aver raggiunto la consapevolezza di ciò che mi è accaduto... di ciò che mi sta accadendo dal giorno in cui le ombre si sono manifestate... forse da prima!
Mi trovo in un letto del "Saint John Memorial Hospital" di Chicago, Illinois, dove sono arrivato in elicottero, accompagnato da Maria, dopo 5 giorni di ricovero all'ospedale di Perrineville senza aver mai ripreso conoscenza! I medici mi hanno aperto il cranio e mi ci hanno scavato dentro per ore, svelando una volta per tutte la natura dei miei piccoli amici e del loro dannatissimo piano: un tumore al cervello grande quanto una noce... non c'è più niente da fare! Con il passare delle ore mi sono tranquillizzato, mi sono anche rassegnato all'idea di dover morire... la cosa mi sarebbe indifferente se non fosse per Maria e i ragazzi... maledetto il giorno che ho deciso di tornare a casa!
Il Primario mi ha visitato, ha parlato di pochi mesi di vita, le metastasi hanno raggiunto i polmoni, dovrò prepararmi ad affrontare una lunga agonia, anche se con la morfina il dolore sarà pressoché assente. Ho accennato qualcosa riguardo alle visioni premonitrici... non ho potuto raccontare tutto... -"Il nostro cervello talvolta è un mistero, forse ha recuperato informazioni presenti nel subcosciente..."
-"Ed ha agito di conseguenza" avrei voluto aggiungere, ma ho taciuto!
Maria va e viene dal mio capezzale, cerca di non piangere davanti a me, ha gli occhi perennemente arrossati, i ragazzi non sanno ancora nulla, non sa come dirglielo.
Alterno momenti di lucidità a momenti di incoscienza, qualcosa mi dice che ancora la mia missione non è finita, il piano non è ancora interamente realizzato... prima della mia morte ho ancora qualcosa da fare: devo ritrovare Franky... Sarà l'ultima cosa che farò, riportare a casa il fratello perduto quella notte di tanti anni fa, forse fuggito, forse lasciato andare in un attimo di debolezza. Solo allora il cerchio si chiuderà, la famiglia sarà definitivamente riunita ed io potrò andarmene serenamente... ecco, forse il piano è questo... il mostro dentro di me ha lavorato affinché tornassi a Perrineville, ben allenato per affrontare la banda di trafficanti che tiene in ostaggio Franky.
Sogno di nuovo le ombre: -Non preoccuparti Joe... tuo fratello è ancora vivo..."
-"Se ti sbrighi ce la fai Joe..."
-"Ricorda, se non segui il piano qualcosa di molto brutto potrebbe accadergli!"
Rivedo la scena della madre e del neonato a Mexico City... mi sveglio di soprassalto, suono il campanello e dopo pochi secondi arriva l'infermiera... chiedo la morfina... mi addormento come un bambino... ancora qualche giorno... appena mi tolgono i punti... ho bisogno di un AK47... andrò a Saskatoon!

Massimo Mangani – Altri capitoli

giovedì 15 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 13



Clikka sulla copertina per ascoltare la canzone

THE PATROLMAN: Cap. 13

Nel silenzio della mattina Maria mi fa accomodare sul divano in soggiorno, sto tremando, non voglio pensare a quali siano le cattive notizie su Franky... mi faccio coraggio -"Non vorrai mica dirmi che Franky è..."
-"No Joe, l'ho sentito ieri sera, ancora non è morto... spero... ma... credo si trovi in un brutto guaio..."
-"Che diavolo gli è successo?"
-"Dopo che è fuggito da Perrineville si è messo con della brutta gente, una banda di trafficanti di Vancouver, droga, armi... forse prostituzione... sai com'è, ogni tanto ci sentiamo, è lui che chiama... ieri sera si è fatto vivo, aveva la voce strana... era spaventato Joe, impaurito da morire... mi ha detto che se gli fosse capitato qualcosa avrei dovuto in tutti i modi avvertirti... ho cercato di capire cosa gli stesse succedendo, poi ho sentito una specie di colpo secco... ha urlato... qualcuno gli ha strappato il telefono di mano... ho sentito delle voci, gli urlavano che gliel'avrebbero fatta pagare, gli davano del bastardo... l'ultima cosa che ho sentito è stata la sua voce straziata... chiedeva aiuto!"
Maria non riesce a trattenere le lacrime, dentro di me sono consapevole che ha sempre amato Franky, per la verità la cosa non mi turba assolutamente... trattengo il fiato: -"Ti ha detto da dove chiamava?"
-"Ci eravamo sentiti anche la mattina, era a Saskatoon..."
-"Andrò a cercarlo, devo andare ma ti avverto, se lo trovo lo riporto quaggiù e lo consegno alla polizia..."
-"...Preferisco averlo in galera a Perrineville piuttosto che cadavere in Canada... ti prego Joe... ti amo Joe!"
Percepisco dei passi, qualcuno sta scendendo le scale... un ragazzino biondo con indosso un pigiama celeste mi guarda, pare abbia visto un fantasma, sgrana gli occhi, le labbra gli tremano vistosamente: -"Papà?"
I miei occhi si arrossano, Dio, Johnny è cresciuto molto dall'ultima volta che l'ho visto, adesso avrà 13 anni... è bellissimo: -"Figliolo!"
Corro verso di lui, lo abbraccio, sento il suo respiro sulla mia faccia... rimane rigido e la cosa mi fa alquanto male... mi accorgo di star bagnando il suo collo di lacrime... -"Perdonami figliolo... perdonami!"
Lentamente sento le sue mani scorrermi lungo la schiena, mi cingono il collo e cominciano a stringere... anche lui sta piangendo... -"Ti voglio bene pà... perché ci hai lasciati?"
-"Te lo spiegherò figliolo, te lo prometto!"
Alzo lo sguardo, dietro di noi, immobile, un'altra figura ci sta fissando... Thomas.... ancora lacrime... l'ho lasciato adolescente e lo ritrovo adulto... sembra meno emozionato del fratello... -"Perdonatemi!"
A tavola facciamo colazione tutti insieme come ai vecchi tempi, spiego ai ragazzi che nel pomeriggio dovrò andarmene di nuovo, devo cercare lo zio Franky ma tornerò presto e... non me ne andrò mai più! Mi sembra di aver ritrovato quella serenità perduta anni prima, presto il cerchio si chiuderà... riporterò mio fratello a casa e finalmente potrò mandare al diavolo Rock City e compagnia bella!
Guardo mangiare i ragazzi, sorridono, paiono felici di rivedermi... anche Maria sembra molto serena ma un' ombra le oscura il volto... Trascorro il resto della mattina a parlare con Thomas e con Johnny, racconto loro di Rock City, della California, del Messico... ovviamente tralascio la storia delle ombre... Thomas sta prendendo la patente, mi dice che vorrebbe fare un viaggio da quelle parti... forse figliolo... forse. Mi butto sul letto e dormo un paio d'ore; arriva il momento di ripartire, Maria mi prepara una valigia, mi accompagna alla porta: -"Stai attento Joe..."
-"Lo farò"
-"Riporta Franky... ti prego!"
Di nuovo in viaggio, è trascorsa appena mezz'ora da quando ho lasciato Maria, il mio pensiero adesso è riportare nel New Jersey Franky sano e salvo... accendo la radio... She's a Rainbow esce come un torrente dagli altoparlanti... improvvisamente un fruscio assordante... un dolore improvviso, lancinante mi esplode nella testa, accosto la Chevy... non riesco a tenere gli occhi aperti, mi porto le mani alle tempie... sento le voci. -"Non pensavi mica che ti avremmo lasciato solo eh Joe?"
-"Dove pensavi di andare tutto solo Joe?"
-"Le regole del gioco le stabiliamo noi, Joe!"
-"Joe Joe, hai fatto il cattivo!"
Il dolore si fa sempre più insopportabile, gli occhi mi esplodono, vedo migliaia di colori che mi ballano davanti... "cosa diavolo voleteeeee???"
-"Ormai dovresti averlo capito Joe!"
-"Il piano dovrebbe esserti chiaro!"
Sento che sto perdendo conoscenza... il dolore si fa insopportabile... sto morendo!" Comincio a sentire voci confuse... le ombre... persone... una sirena...

Massimo Mangani - Altri capitoli

mercoledì 14 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 12

Sempre più avvincente, sempre più emozionante, sempre più violento... Continua l'epopea di Joe Roberts e dei suoi "amici-ombra", un racconto di Massimo Mangani per Rivoluzione Creativa.



Guido come un razzo sulla 276, è notte fonda, al bivio svolto sulla 195... nei pressi di Allentown lascio la Interstate e prendo la statale verso Perrineville. Praticamente senza soste ho percorso tutti gli Stati Uniti da Sud a Nord, una sorta di Kerouac anche se meno fighetto e soprattutto meno tossico.
Durante il viaggio ho ingurgitato soltanto qualche compressa di Excedrina e qualche sorso di burbon, la radio mi ha fatto compagnia. Progressivamente il deserto ha fatto posto ad ampie foreste lussureggianti, poi a montagne innevate ed ora i dolci prati del New Jersey scorrono nell'oscurità. Il cuore mi batte fortissimo, non so ancora bene cosa sto andando a fare, né se ho intenzione di vedere Maria e i ragazzi... qualcosa mi dice che sto correndo inesorabilmente verso il baratro... i miei amici non si sono più fatti vivi, nessuna ulteriore spiegazione. Dentro di me ripeto che se dovessi dare la caccia a Franky, sarà soltanto per assicurarlo alla giustizia, non gli torcerei mai un capello! In caso la richiesta fosse diversa troverò il modo di oppormi... come se lo troverò!
I fari della Chevy illuminano l'asfalto, dalla radio la voce del vecchio Elvis mi tiene compagnia... Dio quanto mi manca Elvis... lui e la sua dannata cocaina! Cerco di non pensare a cosa direi se dovessi vedere Maria, dentro di me so che sarà praticamente impossibile evitarla, Perrineville è troppo piccola, già dal mio arrivo tutti sapranno che il sergente Roberts è tornato! Dannata provincia americana!!!
La voglia di girare la coda della macchina ed andarmene è molto forte, potrei rifugiarmi sulle Montagne Rocciose, Aspen o qualche merda del genere, oppure cacciarmi fra le nebbie di San Francisco e confondermi con i figli dei fiori. Non sarebbe male finire i miei giorni fatto di acidi come un cocomero, cantando maledette canzoni hippie e scopando liberamente nei campus di Berkley o Oakland! Giocando bene le mie carte potrei diventare il manager di qualche gruppo musicale giù a Sausalito... ma le ombre mi troverebbero... la minaccia ricevuta a Mexico City è troppo seria... non potrei mai perdonarmelo se accadesse davvero qualcosa a Maria, ai ragazzi o... a Franky!
Finalmente comincia ad albeggiare, percorro la Perrineville road e sento l'inconfondibile odore dell'aria di casa: il buco di culo del mondo dove sono cresciuto, dove ho scopato la prima volta... Dopo tutto il casino combinato da mio fratello non ci avevo più rimesso piede, l'umidità nell'aria entra nelle narici... ha quell'inconfondibile essenza di erba bagnata... a Rock City non l'ho mai sentita.
Mi fermo al bar del vecchio Taylor, devo assolutamente fare colazione se non voglio svenire di botto... sono praticamente due giorni che non tocco cibo! Taylor è dietro al bancone, sta asciugando un bicchiere... appena metto piede nel locale si volta, spalanca gli occhi, apre la bocca come per dire qualcosa, il bicchiere gli cade di mano, va in frantumi!
-"Cavolo Joe, non ti aspettavamo più... che diavolo...?"
-"Non chiedermi perché sono tornato... la risposta potrebbe non piacerti..."
Faccio colazione con del caffé nero e della torta fatta in casa, i cibi sintetici della Clifornia non sono ancora arrivati quassù.... posso assaporare la fragranza delle cose genuine... cazzo! Il vecchio Taylor mi guarda, fuori l'oscurità sta svanendo, qualche pick-up coi fari accesi inizia a passare per la strada. Finisco di mangiare, pago il conto... Taylor continua a guardarmi con aria grave... -:"Che c'è?"
-"Và da Maria, Joe!"
La casa è rimasta tale e quale, il patio bianco con le colonne scure che si affacciano sulla strada, le persiane verdi all'italiana, il tetto grigio... al piano superiore la luce della camera da letto di Maria è accesa... i ragazzi dormono. Il canto degli uccelli mattutini mi riporta alle levatacce fatte da bambino, quando d'estate andavo a fare passeggiate con i miei amici; mi pare di sentire la dolce brezza estiva accarezzarmi le gambe lasciate nude dai calzoncini corti... Parcheggio la Chevy, attraverso la strada con il cuore in gola, entro sotto la veranda, aspetto un interminabile minuto, vorrei scappare... Aspen... San Francisco... Busso...
Sento un passo delicato scendere le scale, il chiavistello si apre... Maria è ancora bellissima, ha gli occhi rossi, sta piangendo da un po' di tempo, evidentemente non sono io la causa... restiamo a guardarci in silenzio... mi butta le braccia al collo...
-"Joe... Joe... sei tornato..."
-"Scusa Maria... scusa...!"
-"Oh Joe sei arrivato appena in tempo..."
-"...In tempo per cosa..."
-"...si tratta di Franky... è terribile Joe..."
Il sangue mi si gela nella vene
-"Franky cosa...Maria?"
-"Entra Joe... siediti..."

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Foto di Steve Snodgrass: http://www.flickr.com/photos/stevensnodgrass/

martedì 13 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 11

Ogni bella storia c'ha la sua bella colonna sonora. Nel trailer che preannunciava The Patrolman abbiamo potuto assaggiare un po' di questi Kain, hard-rock band che canta in spagnolo e che per le tematiche del racconto credo ci stia molto bene. L'album dal quale è stata estratta la canzone "Cegado" s'intitola "Cuestión de principios " ed è ascoltabile, scaricabile e riproducibile dal sito di Jamendo. Questo è il link. Buona lettura e buon ascolto!



THE PATROLMAN: Capitolo 11

Mi agito sotto le lenzuola, percepisco suoni e rumori provenire dalla stanza accanto, faccio per alzarmi ma qualcosa mi tiene incollato al letto... voci di bambini, rumore di una cinepresa in azione, uomini che ansimano, non posso restare tranquillo, mi rigiro ed improvvisamente sento il pavimento freddo sul mio corpo. Un tremendo colpo alla testa mi fa perdere conoscenza, le ultime cose che percepisco sono tre sagome scure davanti a me.
Mi risveglio sulla Chevrolet, il vetro freddo del finestrino appoggiato alla tempia, il sole splende nel cielo azzurro, fa caldo, moooolto caldo! Sono di nuovo in mezzo al deserto, se la mente non mi inganna dovrebbe essere il deserto della California, probabilmente sono su una statale o qualche altra merda di strada degli Stati Uniti. Non riesco a spiegarmi come diavolo sono piombato quaggiù, la testa mi duole da impazzire, devo aver preso una botta, forse qualcuno di quei bastardi pedofili mi ha pizzicato ed ha tentato di accopparmi. Ho una nausea tremenda, la bocca impastata e, cosa davvero strana percepisco un odore fortissimo di sapone di Marsiglia che mi riporta alla mente tanti maledetti ricordi! Lo stesso odore di mia madre, dei miei piccoli "amici", della maglietta del ragazzino messicano che ho accoppato a Rock City! Apro lo sportello, inspiro aria calda e polvere, cerco il pomello della radio ed ascolto per qualche secondo l'inconfondibile gracchiare di una canale fuori sintonia. Giro la manopola, becco l'armonica del Boss, buon vecchio Boss dal New Jersey, finisco di ascoltare Used Cars, poi la voce metallica annuncia una nuova Hit di James Brown. Vorrei ascoltarla ma dentro di me sento che devo fare presto, giro ancora, mi soffermo su un pezzo Soul, la voce principale sembra quella di un bambino... deve essere quel negretto... Michael Jason o Johnson o come diavolo si chiama... l'ennesimo bimbo prodigio lanciato da quella casa discografica di negri di New York che non avrà alcuna chance di sfondare... giusto una meteora per impietosire il pubblico e tirar su qualche dollaro...
Finalmente un notiziario, mi metto ad ascoltare con attenzione e finalmente ecco la notizia, direttamente da Tijuana, Mexico, in un albergo sulla Benito Juarez è stata compiuta una strage senza precedenti quanto a ferocia: cinque persone sono state messacrate in una camera, la Polizia Federale ha lasciato trapelare alcuni dettagli raccapriccianti. I cinque sono stati legati e sgozzati come maiali, la violenza è stata tanta e tale che i corpi risultano praticamente decapitati. Improvvisamente riesco ad inquadrare la scena, ci sono cinque uomini inginocchiati, qualcuno singhiozza, altri stanno in silenzio, tre bambini mi guardano spaventati, faccio loro cenno di andarsene, in mano stringo un coltello affilatissimo, appartiene ad uno dei balordi, ha tentato di infilzarmi prima che gli frantumassi il polso.
La colluttazione è stata breve, non sono grandi combattenti, non ricordo come ho fatto ad immobilizzarli. Appena sono sicuro che i marmocchi sono spariti, mi avvicino agli uomini, li guardo uno ad uno negli occhi, poi giro loro intorno... mi posiziono dietro al primo, gli punto un ginocchio sulla schiena e lo afferro per i capelli tirandogli indietro la testa, avvicino il coltello alla sua gola e, mentre implora pietà affondo la lama, schizzi di sangue sprizzano a fiotti, lo stesso ritmo dei battiti cardiaci, aumento la pressione, dalla sua bocca escono gorgoglii, sento la lama che incontra resistenza, devo essere arrivato a recidere le vertebre... gli altri bastardi piangono, sono completamente ricoperti di sangue... lascio la presa prima che la testa mi resti in mano, il corpo si affloscia, dal collo continua a schizzare sangue, solo un lembo di pelle tiene attaccati testa e tronco. Il ricordo svanisce ma da quanto posso sentire al notiziario devo aver riservato lo stesso trattamento anche agli altri.
Alcuni poliziotti sono svenuti appena giunti sulla "scena del crimine". Nessun accenno alla cinepresa ed al contenuto del film trovati nella stanza, informazioni che i federali vogliono tenere riservate... a quanto pare.
Tornato definitivamente alla realtà, mi domando come faccio ad essere pulito, a non avere nemmeno una goccia di sangue addosso dopo la mattanza che ho compiuto; deve esserci nuovamente lo zampino delle ombre. Spengo la radio, esco dalla macchina e mi sgranchisco le gambe, mi sembra di aver guidato per un'eternità anche se in realtà qualcuno deve avermici portato mentre dormivo, in questo posto dimenticato da Dio. La testa mi fa ancora male, frugo nelle tasche e trovo un paio di compresse di Excedrina, le ingollo aiutandomi con la saliva. Risalgo in macchina, metto in moto e parto... dopo pochi metri trovo un cartello che mi dice di essere sulla County Highway S34, direzione Winterhaven, California, Stati Uniti... non così lontano dalla vecchia e merdosa R.C.. Improvvisamente la radio si mette di nuovo a gracchiare... -"Salve Joe....!"
-"Come andiamo?"
-"Bel lavoretto laggiù a Tijuana...."
-"...con le tue gambe Joe!"
Cosa diavolo volete da me, si può sapere?
-"Non hai ancora capito Joe?"
-"Noi vogliamo te...."
-"Vogliamo la tua vita Joe, devi essere al nostro servizio per pagare il tuo debito!"
Quale debito?
-"Lo sai benissimo Joe, anche tu sei responsabile..."
-"Tuo fratello Joe, lo hai lasciato fuggire..."
-"Lo sanno tutti"
-"Ha ucciso un ragazzo e tu lo hai lasciato andare..."
-"Devi pagare Joe!"
Improvvisamente sento la testa che sta per esplodere, devo accostare la macchia e fermarmi, mi porto le mani alle tempie... non è possibile... io non l'ho fatto, se n'è andato da solo... Il dolore aumenta, non riesco a tenere gli occhi aperti cosa posso fare?
...-"giustizia!"...
-"Giustizia, devi fare giustizia Joe!"
-"A te ci pensiamo noi..."
Apro gli occhi, il dolore sta passando, giro la macchina e sgommo... direzione Nord... Perrineville... New Jersey!

Massimo Mangani – Leggi gli altri capitoli

lunedì 12 aprile 2010

THE PATROLMAN: Capitolo 10



Il risveglio è davvero traumatico, non riesco nemmeno a rendermi conto di cosa mi stia succedendo intorno... immagini sfocate passano davanti ai miei occhi, rivedo la scena sulla strada... il cambiamento repentino delle ombre mi dà molto da pensare... qual'è davvero il loro piano? Adesso non sono altro che un burattino nelle loro mani, non posso tirarmi indietro, devo eseguire i loro ordini... ma perché? L'unica cosa che mi resta da fare prima di tornare a Rock City è attendere che tornino a trovarmi, che mi diano qualche spiegazione... in fondo volevo soltanto restarmene tranquillo per un po', poi sarei comunque tornato a fare giustizia... la nostra giustizia!
Mi giro e mi rigiro nel letto, le ore della calda mattina passano lentamente, non sento minimamente il bisogno di alzarmi, anche perché non saprei davvero come trascorrere il tempo là fuori, lungo le polverose strade di Città del Messico... il rischio di cacciarsi in qualche guaio è troppo forte in questa lurida città. Le gambe mi tremano maledettamente, la minaccia risuona ancora viva nelle mie orecchie, ho paura... penso a Maria, ai ragazzi, a Franky... devo chiamare Maria... leeeeentamente mi alzo, striscio verso il bagno, ho come la sensazione che il mio corpo non risponda ai comandi... l'acqua tiepida mi dà una sensazione di sollievo... posso iniziare a mettermi in viaggio, le ombre per ora non si sono fatte vive. Scendo nella Hall, pago il conto, entro nella stanza del telefono pubblico...
-"Maria?"
-"Joe, dove sei? Torna ti prego...
-"...i ragazzi..."
-"...ho un brutto presentimento Joe, torna presto, ti prego!"
-"Devo finire di sbrigare alcuni affari, poi torno... te lo prometto...
-"Và al diavolo Joe!"
Mi procuro una Chevrolet del '65, il motore è buono, ha la targa del Nevada, dovrei passare il confine senza problemi; prima di mettermi in viaggio mi procuro diverse compresse di Excedrina, non ho intenzione di fare soste. Prima di imboccare l'autostrada mi fermo all'ufficio postale, spedisco un pacco al Sindaco di Rock City: le chiavi della cassaforte del consigliere Jefferson!
Il motore romba, l'asfalto sotto le ruote scorre con uno stridio sinistro, in cielo ci sono ampie nuvole scure... avrei giurato che fino ad un minuto prima il sole splendesse incontrastato. Ci metto due giorni per arrivare a Tijuana ma appena prima di attraversare il confine, decido di fermarmi a riposare un pò, in fondo nessuno mi corre dietro... per ora! Mi metto alla ricerca di un albergo e nella mia mente un pensiero si fa strada lentamente... decido di trascorrere la notte sulla Benito Juarez, nello stesso posto dove il consigliere violentava i ragazzini. Quando sono ripartito ho avuto come la sensazione di non aver finito il lavoro che mi ero proposto, credo che qualunque cosa vogliano, le ombre non avranno niente in contrario se prendo un'altra iniziativa autonoma... -"Cammina con le tue gambe, Joe!".
Parcheggio nel punto esatto dove qualche giorno prima avevo atteso il consigliere, sicuramente nessuno mi riconoscerà. Entro nell'albergo, il portiere mi sorride, è un tipo allampanato di mezza età, mi consegna le chiavi della camera, in cambio non vuole alcun documento, me lo aspettavo, è tipico dei posti a ore.
Mi stendo sul letto ed inizio ad aspettare... aspetto l'oscurità... aspetto i miei piccoli amici... farò un'altra po' di giustizia! Continuo a chiedermi quale sia davvero il piano, perchè mi hanno minacciato... perché hanno distrutto quelle vite innocenti...
Nonostante sia ancora giorno, lentamente i miei sensi vengono meno... chiudo gli occhi... inizio a sognare in bianco e nero...

Massimo Mangani – Leggi gli altri capitoli

Un pessimista è un ottimista ben informato