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lunedì 18 gennaio 2010

La partenza e l'arrivo




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Crescere è la via più difficile da seguire in questo periodo surreale.
Essere Uomo, degno di chiamarsi tale, è il punto di arrivo più ambito.

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-SE-
di Rudyard Kipling





Se puoi conservare la calma quando tutti intorno a te

la stanno perdendo e te ne danno la colpa;
se puoi aver fiducia in te quando tutti di te dubitano,
e trovare anche attenuanti al loro dubbio;
se puoi aspettare e non stancarti di aspettare;
o, essendo oggetto di menzogne, non mischiarti in menzogne;
o, essendo odiato, non abbandonarti all'odio,
e nondimeno non apparir troppo buono, né parlare troppo saggio;
se puoi sognare e non lasciarti dominare dai sogni;
se puoi pensare e non far dei pensieri i tuoi scopi;
se puoi incontrarti col trionfo e col disastro
e trattare allo stesso modo questi due impostori;
se puoi sopportare di udire la verità detta da te,
travisata da furfanti per farne trappole per gli sciocchi;
o veder distrutte le cose cui dedicasti la vita,
e chinarti a ricostruirle con logori arnesi;
se puoi fare un mucchio di tutte le tue vincite
e rischiarle d'un colpo a testa o croce,
e perdere, e ricominciare daccapo,
e mai mormorare una parola della tua perdita;
se puoi forzare cuore e nervi e muscoli
a servirti ancora a lungo dopo che sono esausti,
e così tener duro, anche se non vi sia altro in te
se non la volontà che comanda ad essi di resistere;
se puoi parlare alle folle e mantenere la tua virtù
o accompagnarti ai re senza perdere il senso umano;
se né i nemici né gli amici più cari possono ferirti;
se tutti gli uomini contano per te, ma nessuno troppo;
se puoi colmare l'inesorabile minuto
con sessanta secondi di lavoro compiuto,
tua è la terra e tutto ciò che in essa esiste,
e, ciò che più conta, tu sarai un uomo, figlio mio.

martedì 1 dicembre 2009

Il volo dell'angelo





Non so quanto ancora ci vorrà prima di essere scoperto.
Attendo trattenendo il respiro, nascosto dietro questa tenda damascata.
Nella stanza i tredici vecchi parlano con voci gravi.
Sono quasi difficili da capire le loro parole, come contornate da atichi saperi.
Lo stato di angoscia va sempre aumentando mentre la cadenza di ogni singola parola rallenta, rallenta, rallenta.
Percepisco distintamente il passare dei secondi tra ogni sillaba.
Non hanno fretta di farsi capire.
Nessuna fretta di comunicare.
Sembra più un gioco al massacro: vince chi inganna di più lo scorrere del tempo.
Voci gravi e lente, lente e accordate, sicure, pesano e misurano ogni sillaba, lentamente.
Temo di non sopportare ancora per molto l'immobilità in cui mi sono costretto.
Ho paura di essere rapito da l'istinto di saltar fuori da questo mio nascondiglio e urlare.
Solo per rompere questo rituale infinito.
Non so quanto tempo mi rimane o quanto ci vorrà ad essere scoperto.
Peggio ancora ad abituarmi a questa nenia di voci; assopirmi e farmi cullare dalla melodia assassina.
Poi una luce che rischiara la tenebra.
L'idea che salva la mia mente preda dell'oblio.
Apro la finestra che mi sta alle spalle.
Un veloce sguardo alla luna.
E spicco il volo.

"Il Mostro"

 
Sulle note di "D'angelo" dei Diablo swing orchestra


martedì 24 novembre 2009

you can't always get what you want

Ma cosa è che vuoi?
Di cosa necessiti? E sopratutto cosa è che desideri realmente.
Sicuro che questa voglia non sia "inflitta"?
Si, intendo inflitta. Come una ferita nel cervello, che lascia una cicatrice indelebile.
Credi che sia una necessità e invece non è altro che una cicatrice.
Percepisci l'odore di un roseto nella primavera appena accennata...
Poi ti volti e ti accorgi che una nuvola grigia di smog è dietro di te.



Sulle note di "You can't alwais get what you want" dei Rolling Stones

domenica 8 novembre 2009

A cuore aperto


 

 
L'apertura palpita.
Una grossa ferita come occhio si lascia notare,

Da quanto tempo è li?

Ripulita dalle pause da me stessa, e nei brevi momenti di luce.

Verrebbe voglia di coprirla o ricucirla, ma la posizione ed il suo ricordo hanno reso ormai possibile l'anomala geografia del cuore.

Chiudere gli occhi ma ricordandosi del respiro, del getto fresco di un bacio, la pressione leggera di una carezza.

Compiere salti nel buio, l'agile anima sollevarsi dagli inganni, sfumare dal rosso sangue al blu cobalto di un nuovo cielo.

Strapparsi con un taglio preciso dallo ieri per riaprirsi all'oggi, quello che è stato ormai chiuso, dietro una finestra, dentro una casa, che odora di un niente dimenticato.

L'amore si scopre un punto di vista, che non chiede contorti pensieri, giace spoglio, insegna senza avere, ti riempie nell'ovunque.

Questo corpo così piccolo, diviene cucchiaino per assaggiarne i sapori,
destinato a riempirsi per poi svuotarsi.

Uno slancio improvviso, magari solo un passo che ignora le distanze,
si cade ma ondeggiando verso l'incontro con un unico pensiero che tace.

Rinasci innamorato senza averlo mai toccato, con la semplice attenzione di una curiosità mai sazia, sorriderti tra i movimenti delle mani che sfiorano volubili l'aria che nell'ora soffia,
su un cuore che pur aperto,
non marcisce.

L'amore non è un mistero, ti conserva in un luogo dove la verità ha solo un giorno,
un punto di vista tra rosso sangue e un pensiero blu cobalto a guardarti dal cielo.

Si pensa a questo, e il cuore è salvo, l'amore resta e la sola guerra da fare è quella con se stessi,

sorridendo ancora,

concedendoci un po' di luce,

nel grande buio che trabocca.


 

Testo: Miriam Carnimeo
Elaborazione grafica: Charles Huxley

venerdì 6 novembre 2009

Il Tutto

Toglietemi tutto, la voglia di combattere, di ricordare e soprattutto quella di provare e sperare.
Toglietemi anche quel brandello di meritocrazia che ciondola lacerato dal cadavere della uguaglianza.
Toglietemi i pensieri, fateli vostri e fotteteveli finchè ne avrete la forza.
Toglietemi il piacere, il sorriso. Toglieteci la lealtà, rendeteci lupi che sbranano lupi.
Prendete l'onore e l'onestà e giocateci alla roulette russa, vediamo a chi per primo esploderà il cervello.
Toglietemi tutto cosicchè vagherò nudo nel vostro marcio deserto sterile.
Ma quando, la sera, ferito e ansimante raggiungerò la mia tana ripenserò a tutti voi e affilerò le mie zanne,
cercando un modo per riprendermelo... Il Tutto.

mercoledì 7 ottobre 2009

IL BALLO DEI PROFANI

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Ballano nude
al ritmo di un pianto.

Pasti consumati a metà,
i resti gettati agli schiavi.

Spicco il volo,
una rosa stretta fra i denti:
vedo il vuoto
sotto i miei piedi.

Ascolto in silenzio,
nessuna voce,
grido, chiamo, urlo,
nessuna risposta.

Ballano nude
al ritmo del cuore.

Nessuno dimentica
quegli orribili giorni.
Nenie strazianti, ripetute per anni,
soliti concetti, parole diverse,
soliti inganni.

Le colonne son cadute,
la porta del Tempio si è chiusa.

Ballano nude
al ritmo delle mie grida.

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mercoledì 9 settembre 2009

Youd better close your eyes




Youd better close your eyes dice Ian,
e perchè no!? Rispondo io.
In fondo è così facile. Quindi sono qua, trasportato dalle note.
Mi sfiora un po' l'idea di chiudere la partita, così di punto in bianco.
Sai che smacco per i miei avversari?
Io la linea che differenzia il Bene e il Male l'ho sempre vista un po' confusa,
deve averla tracciata un vecchio ubriaco.
Ma sul serio esiste questa linea?
Aiutatemi un po' voi a capire perchè per me è tutta una grande cazzata.
Spiegatemi un po'...
Se uno ruba qualcosa perchè a fame. È Male?
O il Male sta in ciò che non gli permette di avere da mangiare?
Dovremmo analizzare il perchè quella persona non ha da mangiare, giusto?
Quindi la linea? Dov'è la linea...
E se il proprietario del cibo rubato, reagisce e magari uccide il ladro? È Male?
Cioè, spiegatemi... È Bene che lui reagisca, giusto?
In fondo non fa altro che difendere ciò che è suo.
Oppure è Male che lo faccia; che usi violenza per la difesa di un oggetto.
Ma se non reagisce come difende il suo oggetto?
Andava difeso quell'oggetto?
E se lasciava perdere creava un precedente? Sarebbe stato Male farlo?
O sarebbe stato Bene. Segno di carità...
E il Male e il Bene dove stanno adesso? Dove si sono nascosti?
Merda... Li ho persi di nuovo.
Andiamo, non prendiamoci in giro. Su quali basi distinguete il Bene e il Male?
Il Male cosa è? Ciò che nuoce a qualcuno?
Beh, se fosse così potrebbe anche darsi che quello che nuoce a voi faccia del Bene a me.
Quindi per me quello è Bene; il vostro Male può essere il mio Bene. O viceversa.
E allora?! Siamo in un punto morto.
Dove diavolo è finita quella linea che distingue il tutto.
Forse in fondo ha proprio ragione il vecchio Ian...
Youd better close your eyes... E riposate tranquilli...


Sulle note di "Child in time" dei Deep Purple


mercoledì 2 settembre 2009

Fuochi di artificio

Mentre i fuochi di artificio scoppiano nel cielo, la mente si affolla di pensieri.
Fai i tuoi conti, tiri le somme. Ti dai una scadenza, un countdown da rispettare,
anche se sai che probabilmente non riuscirai a rispettarlo mai.
Progetti e pensieri. Pensieri e sogni. Sogni e realtà. Realtà e progetti.
Si fondono e si mischiano, si rincorrono; sembrano giocare. E invece sono fottutamente seri.
Nessun gioco.
Ecco... Questa è la verità, niente giochi.
Solo fuochi di artificio nel cielo; e nella testa.

venerdì 28 agosto 2009

Dialogo sulla panchina





















Watariamba: … … … C'è qualcosa di mefitico nell'aria, una sorta di mantello depressivo che ottunde il cervello e impigrisce le membra… Più incubi che sogni, diventa complesso discernere quello che ci viene inculcato rispetto da quello che acquisiamo noi stessi come conoscenza. E' complesso scegliere attivamente, molto più facile mettere in condizioni gli eventi di scegliere per noi. Non ho ancora strappato completamente il drappo, ne so se mai ce la farò, ma di due cose sono certo: cambiare porta stimoli e qui ormai non abbiamo più niente da dire.



Karacos: Delle volte mi viene da fermarmi in mezzo alla strada e urlare: Oh ma dormite o cosa!? Sembra che tutti si trascinino scuotendo la testa; abbandonati alla corrente.



Watariamba: Che cazzo stiamo facendo di noi stessi, del nostro tempo? Lavoriamo come schiavi e siamo talmente cotti che nei rari momenti liberi non riusciamo a coltivare l' unica cosa alla quale dovremmo veramente pensare: noi stessi. "Se mi inginocchierò sarà solo per prendere la mira"

Forse non morirò crivellato dai colpi, ma camminare con tutto questo piombo in corpo sta diventando faticoso.



Karacos: Qua le soluzioni sono due: Abbandonarsi o stare male... Non ne esiste una terza... Non c'è la possibilità di evolversi, di seguire un cammino. La strada è sempre più buia e circondata da comode panchine. Ci spingono a sederci ed attendere. Stasi completa. Morte del pensiero. Altro che appeso, le monete che scivolano lontano valgono mille e più tesori.



Watariamba: We must to leave…



Karacos: MUST purtroppo è la realtà... Non una scelta ma un obbligo, per la preservazione di noi stessi.



Watariamba: Decisamente... Vorrei soltanto avere un cazzo di momento per schiarirmi le idee. Possibile che si debba sempre vivere under pressure?!



Karacos: È la maniera migliore per controllare il tutto. Tenere chiunque sotto pressione costante.



Watariamba: Ed è anche una delle cose più complesse da combattere, soprattutto se devi lavorare per vivere.



Karacos: Appunto... Qua non viviamo... Sopravviviamo, che è una condizione di vita troppo misera per i miei gusti… Stiamo cercando di piantare, a mani nude, fiori di orchidea nel cemento.




I due si alzarono dalla panchina e si allontanarono.

Io; mi stappai la seconda bottiglia di rosso.




venerdì 21 agosto 2009

...presentazioni...

Ennesima sigaretta. La città è calda e appiccicosa,
l'odore del catrame sale fino alla mia finestra spalancata.
Mi assale. Mi nausea.
La città è calda e vuota. Maledetto agosto.
Maledette promesse non mantenute.
Ennesima birra. Ennesima bugia.
Quando Morfeo è in giro a farsi i cazzi sua e
si scorda di venirti a trovare è inutile lamentarsi,
la partita è persa in partenza.
Maledetta città. Maledetto cervello che non si ferma mai.
Portiere che sbattono. Gente che parte; che torna; che ricomincia il gioco.
Che notte triste. Quando nello stomaco c'è un vortice che stordisce. Quando le braccia stanno meglio stese lungo i fianchi e non hai più voglia di lottare. Neanche piangere è possibile.
Quando sei svuotato di tutto, basterebbe un gran bel buco nero dove scomparire per un po'.
O forse per sempre.
Maledetta città. Maledetto Uomo.

Io sono... Beh lasciamo perdere chi sono,
chiamatemi pure "Il mostro" sono affezionato a questo nomignolo.
Vi scrivo dalla città che dorme. Maledetta città.

Un pessimista è un ottimista ben informato