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domenica 13 settembre 2009

Susanna che danza -di Jack Lombroso -

Susanna ballava tra i tavoli del bar. Io da lontano la osservavo assorto e mormoravo Susanna... Susanna.
Non l'avevo mai vista prima eppure sapevo il suo nome; ma non ricordavo assolutamente come o dove lo avessi sentito.
Bevevo rum bianco e soda, con lime strizzato dentro; piccole gocce di profumo in un mare alcolico. Era il sesto della serata e cominciavo a sentirlo.
Susanna continua a ballare, tiene gli occhi chiusi eppure non urta niente attorno a se. Decine di uomini la guardano, dimenticandosi di mogli e fidanzate. Susanna che balla, una meravigliosa creatura.
Il barista mi guarda già sa quello che voglio. Voglio il settimo; il settimo della serata.
Susanna che balla. Si avvicina al banco e mi sfiora una mano, non apre gli occhi eppure sono certo che mi stia guardando. Poi, con una giravolta si allontana e torna a danzare tra i tavoli. Mi ha scelto, ne sono sicuro. Ha scelto me in mezzo a tutti.
Susanna che balla e non si cura di niente.
Il locale alza le luci, sta chiudendo. Ordino al volo l'ultimo della sera e lo butto giù in tre sorsi. Mi avvio stanco e barcollante all'auto, salgo e accendo la radio. Rimango assorto ad ascoltare la musica. Waits biascica qualcosa a proposito di cani randagi, mentre spengo la terza sigaretta.
Non so perché ma qualcosa mi trattiene lì. Forse è solo che non ho voglia di rientrare in un appartamento vuoto e in disordine. Nessuno mi aspetta a casa.
Lei esce dal bar, più bella che mai. La lunga gonna struscia quasi per terra e con i capelli sciolti ricorda una gitana.
Si avvicina, Susanna, mentre accendo l'ennesima sigaretta. Le labbra lucide e rosse si avvicinano al mio viso.
La luna piena illumina l'erba. Da questa collina si riesce a vedere gran parte della città, che adesso di sicuro dorme sotto le coperte.
Mi ha scelto Susanna, mi ha scelto tra tutti. Danza, adesso, solo per me. Con i piedi scalzi è ancora più bella.
Tiene gli occhi chiusi, come prima giù al bar, e non calpesta un solo fiore. Susanna danza felice. Danza solo per me.
Si trasforma tra le lenzuola. I modi dolci adesso sono diventate mosse esperte. Non è più la dolce Susanna che balla, ma una dea che esplode di colore rosso. La magia del sesso.
Non è più la docile preda che pareva poco prima, ma una spietata cacciatrice, affamata di quello che il partner gli concede.
Susanna danza di nuovo. Adesso danza sopra di me. I capelli disegnano fasci di luce mentre la luna continua a illuminare la nostra notte.
L'appartamento non sembra poi così triste, mentre Susanna continua a ballare.
Il rito sembra non avere mai fine, Susanna conduce le danze, domina la scena.
Mi sento rapire, trasportare da lei, dimostra una forza che non sembrava avere. È lei che detta le regole del gioco e io la lascio fare, sono sicuro di non avere alternativa.
Mi accorgo; ormai son certo, di essere la preda di un'instancabile compagna, che può trasformarsi assassina, alla fine della danza.
Come una mantide che divora il compagno, sono certo di averla, adesso, che balla sopra di me.
La luna cede il posto, come ogni notte, ad un sole che rivela ciò che sta intorno.
Le lenzuola sembrano tinte di porpora.
Susanna ha ancora forza per danzare mentre la lama scintilla tra le sue mani. Si è tolta la maschera adesso è tutto reale.
La mantide religiosa, pasteggia danzando.

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 FROM: Raptus Interruptus - Di Jack Lombroso
 
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martedì 8 settembre 2009

RADIO BLUES

Questo raccontino mi é sovvenuto ascoltando RADIO NOVOCAINA!

La radio sta andando con un mood lento, da estate, perché fuori non tira un alito di vento ed è pieno di dannati moscerini. É rimasta solo lei a raccontarmi le storie, vecchia scatola nera con l’antenna rotta, riesci ancora a prendere quella stazione blues, e chissà perché continua a trasmettere. Ma quanti ubriaconi come me vivono in questa maledetta città, e ascoltano vecchi pezzi di Tom Waits e dei primi Deep Purple? Quanti?
Lei se n’é andata. É già passata una settimana e non accenna a piovere. La pioggia fa cambiare gli odori, sapete? Non sopporto più di sentire il suo profumo dappertutto, in camera, in salotto, in auto, persino nello scantinato, tra gli scatoloni ammuffiti e la catasta di legna per il camino.
Ve lo dico subito, così evito di prendervi per il culo; la colpa é solo mia. Quando sei lì con una birra di troppo nello stomaco e una perfetta sconosciuta che ti apre le gambe, se sei un vero uomo non ci capisci più niente. Non sai più distinguere il giusto dallo sbagliato. La vista ti s’annebbia, il male diventa bene, il bene diventa roba per poppanti, e il passato, i ricordi, i sacrifici e le meraviglie della vita di coppia, tutto questo diventa un’accozzaglia di colori sfumati, un’immagine poco chiara, come uno di quegli assurdi quadri moderni che piacciono così tanto ai ricchi. No, non sto cercando scusanti. Sto solo temporeggiando per vedere se finalmente questo tempo si decide a cambiare. Sento dei brontolii nella distanza, forse la tempesta é vicina, forse l’odore cambierà... forse.
Lee Hooker farfuglia di una donna che lo fregherà, e come lo capisco, in questo istante ti sono proprio vicino Johnny, vai, continua a strimpellare quelle corde e cantamela, cantagliela a quelle nuvole ancora troppo lontane, oltre le colline, le colline che abbiamo percorso in lungo e in largo, io e lei sul vecchio chopper. Cristo, perché te ne sei andata! Potevamo parlarne, potevamo passare anche questa, come ne abbiamo passate tante...
Il problema é che ne abbiamo parlato anche troppo, e quando non c’é più da parlare non ti rimane altro che bere. Bere, scrivere e ascoltare vecchi pezzi blues.
Ci siamo conosciuti a un rave per motociclisti nel lontano ’87. Ventidue anni insieme, ve ne rendete conto? Lei c’aveva due trecce platinate, sembrava uscita da una favola dei fratelli Grimm, io invece a quel tempo ero ancora in forma, maglietta dei Motorhead e coda di cavallo, nera come il velluto. Oggi non posso dire altrettanto; il ventre ha risentito dei fiumi di birra passati e il crine si schiarito per l’età e ingiallito per le cicche. Però mi ritengo ancora un bel figliolo, altrimenti la rossa di l’altra sera non si sarebbe avventata così famelicamente sui mie calzoni. Maledetta rossa!
Era davvero bellissima la mia piccola. Le offrii la boccia di Jack e ce l’andammo a bere defilati, mentre il povero Ben Scott, pace all’anima sua, urlava dalle casse dell’apparecchio stereo. Al rave ci saranno state più di cento persone, ma era come se fossimo soli. Lei c’era venuta col suo ragazzo, ma quando mi vide lo mollò su due piedi. Ce ne tornammo a casa sulla mia prima Harley, forse il mio unico amore.
Cavolo, questi ricordi fanno troppo male, ma sono esattamente le scuse che cerco per versarmi un altro bicchiere. Tanto la radio continua il suo blues ed io per oggi non ho niente da fare. Anzi, per la verità la casa senza di lei é diventata un tugurio, avrei da fare la lavatrice, rimettere a posto la camera, lavare i piatti di tre giorni, ma non riesco proprio a muovermi da questo dannato divano, lo stesso su cui abbiamo fatto l’amore cento, forse mille volte. JD é quasi alla fine e incomincio a vedere storto, come quella sera balorda insieme alla rossa. Cacchio, ci mancava solo quel Bowie con la vocina stridula che mi racconta dei ragni marziani. Ma aspetta, forse aiuta... Le nuvole sono più vicine adesso.... ma si, é la radio, é come la danza della pioggia, quella degli indiani d’america, é la stessa cosa... forse se alzo il volume....
Goccioloni grandi come sassi battono il tempo insieme al vecchio Bob Dylan. Ci voleva proprio lui per far piovere. Ecco, l’odore é già cambiato, finalmente. Mi finisco il Jack e poi vado fuori a farmi lavare via la tristezza. Mi é tornato il buonumore, e se mi prende bene stasera scendo al bar per vedere se ribecco la rossa...
....perché il lato positivo di ogni brutta storia é che la storia può sempre cambiare.

mercoledì 2 settembre 2009

COSTANZA

Ti svesto e ti risvesto
Al bordo del letto mi appresto
Mi getto in mezzo alle sete
Son come un matto che ha sete
Mi abbevero alla tua fonte
Alla maniera di un bisonte
Quando scende al fiume
Io invece ti do il seme
Lo vuoi adesso, Costanza?
Mentre son sulla patonza
Ripenso alla proposta
Marito, giammai…
Meglio schiavo, semmai!
Ma quanto mi costa
Questa notte d’amore
Ci si mette anche il core
Fa pum, pum, pum
Stai a vedere che
Mi vien l’infarto su di te!
Sei proprio una stronza
Mia bella Costanza
Ma che te lo dico a fare
Tanto fai finta di niente
Dovrei levar le tende
Ma torno a stantuffare….

Inedita di Gano

venerdì 28 agosto 2009

TIRATEMI FUORI DI QUI!

Gli sono dentro, capite?
No, non è mai stato solo sesso con lei. E come poteva… No, non potete capire.
Felicia Silverstin, ventidue anni, modella. Eppure ne avevo fatti di servizi fotografici nei miei quindici anni di carriera, e non lo nego, ne ho viste di tutti i colori, ma sono un tipo professionale, io. Niente droga, niente sballi, ma soprattutto niente sesso con le clienti. Ma com’è che si dice? Mai dire mai…
Quel giorno scattammo fino al primo pomeriggio. Avevamo iniziato all’alba e la troupe era stanca. Mi misi a fare due chiacchiere con lei, innocentemente. Sembrava sveglia, non il classico tipo da rivista.
Cenammo insieme. Andammo a un paio di concerti, roba tosta, le piaceva gente tipo i Develop Fungus o i Narcotraffic, crossover teatrale estremo. Non saltammo nessuna tappa, roba da non crederci. La prima volta lo abbiamo fatto a casa mia, dopo un intero weekend passato insieme a mangiare gelati sul lungomare e a visitare musei.
Dopo tre settimane mi sono ritrovato impegnato in una vera relazione, proprio io che le ho sempre evitate! Allora ho incominciato a cercarle difetti. Succede sempre così. Non ti puoi permettere di fare passi falsi, altrimenti una mattina ti svegli nel bozzolo di un dannato aracnide.
Ma più gliene cercavo e meno riuscivo a trovargliene. Era intelligente, riservata, sensibile ma indipendente, e poi sul look non si poteva dir nulla.
Gli sono dentro, capite? Riuscite a capire, adesso?
Ma no. Nessuno mi riesce a capire. Nessuno riesce più a vedermi. Ricevimenti, feste, meeting, è sempre lei che ruba lo show. Io le sto accanto ma è come se non esistessi. Lei stringe mani, dispensa sorrisi, gli uomini le guardano il culo invidiandomi, le donne le ammirano il trucco invidiandola. Ma io rimango sempre nell’ombra, un passo e mezzo dietro di lei. E ormai sono dieci anni che va avanti così.
Gli sono dentro… adesso avete capito, vero.
Allora vi prego, tiratemi fuori di qui!!!

TROPPO BELLA

Lei... era troppo bella...
Che altro potrei dire… Non pensate che sia un buon movente? Avete mai guardato negli occhi del demonio? No, altrimenti ve lo ricordereste…
Ogni volta che lei si dava a me era come rinascere e morire cento volte. In lei albergava qualcosa di oscuro, inafferrabile. La temevo… Era la sua bellezza a farmela temere.
Adesso è tutto finito…
Finalmente posso dormire.
E dai su, lasciatemi dormire adesso….

martedì 25 agosto 2009

LA LECCATRICE

25 Agosto 2032

Per sette anni é rimasta in quel tugurio, in mezzo a famiglie di scarafaggi e rivoli di urina. É stata allenata a sporgere le sue appendici, a tendersi fino allo spasimo, a muovere con abilitá la sua lingua. L'abbiamo osservata da un vetro nelle lunghe notti d'inverno e nelle calde giornate di luglio. Ci ha regalato momenti emozionanti, rivelando lati delle nostre anime che non sapevamo di avere. L'abbiamo vista leccare con trasporto ogni sporgenza che veniva introdotta attraverso le pareti arrugginite della sua stanza. Leccava, leccava, leccava, a volte come una bimba con un gelato in mano, altre volte come un mostruso insetto vorace.
É stato un evento mediatico da 300 milioni di eurodollari, il piú incredibile reality show che si sia mai visto. Adesso la HBW ne fará un film. Siete pronti per rincontrare Leonida, la leccatrice?

Un pessimista è un ottimista ben informato