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giovedì 10 dicembre 2009

LIMBO: Capitolo 9



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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Dopo una lunga giornata a cavallo, Nicon ordinò finalmente di innalzare il campo per la notte. Le piane si estendevano fin dove l’occhio si perdeva, in ogni direzione. Era un paesaggio inconsueto per Limbo. Le terre che fuoriuscivano dallo strappo sotto il Sole Azzurro si alternavano in modo del tutto casuale, e solo raramente nascevano distese sconfinate come le pianure del vespro. Per attraversarle totalmente sarebbero state necessarie altre tre intere giornate di marcia.
Jade sperava di poter finalmente chiarire alcuni punti scuri della vicenda. La sera prima Nicon li aveva accolti calorosamente, ma non si era intrattenuto oltre il tempo dei convenevoli. Misar aveva accennato qualcosa, Nicon sembrava aver capito, ed aveva più volte rivolto lo sguardo verso il medaglione. Ma la giornata era stata faticosa e poi c’era la festa, il vino e gli uomini della Gilda che aspettavano il loro capo. Li aveva chiesto di dormire nella sua tenda, un gesto di grande ospitalità, e poi si era dileguato, con la promessa che il giorno dopo si sarebbe intrattenuto con loro più a lungo.
Ma la mattina, poco dopo lo strano incontro con quel ragazzo, la carovana si era messa subito in viaggio. Nicon voleva attraversare le piane al più presto. Non si sentiva sicuro in quel paesaggio così esposto, e quelli erano tempi strani. I Testimoni di Seidon erano diventati astiosi e c’erano stati degli scontri. Nicon si era affacciato nella sua tenda e aveva dato il buongiorno a lei e ai suoi amici. Sarebbero partiti al più presto, e un volta accampati di nuovo avrebbero parlato. Jade adesso ci contava.
Yumo iniziò a montare la tenda, non distante da quella del capo della carovana.

lunedì 7 dicembre 2009

Daikichi Amano

Si chiama Daikichi Amano, è ossessionato dalla fusione di donna ed animale marino e quando parla di sé stesso si definisce la reincarnazione moderna del celebre pittore giapponese Katsushika Hokusai .

Alcune immagini:





martedì 24 novembre 2009

venerdì 20 novembre 2009

LIMBO: Capitolo 8


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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Mylo contava le pause ed i margini che componevano la giornata. Le guardie Arenty non avevano più bisogno di tenerlo d’occhio. Solo nella tenda, attendeva il ritorno del maestro, dileguatosi al mattino insieme a Tawares, primo ministro dei Testimoni di Seidon. Aveva smesso di porsi domande. Gli avevano fatto rientrare il mal di testa e si era sentito uno sciocco. Uno strano senso di abbandono aveva preso il posto della frustrazione. Adesso non temeva più per la sua vita, per questo gli era più facile lasciarsi andare.
Si era invece concentrato sul crepitio, improvvisando parole e gesti legati a dei piccoli incantesimi di sua conoscenza. Aveva provato a smorzare il rumore, ad evocare il potere sottilmente, schermando, mutando, offuscando l’eco della magia, come aveva visto fare al suo maestro il giorno prima. Nella semi oscurità della tenda era stato cauto, ed era riuscito anche ad ottenere alcuni risultati positivi. Se qualcuno lo avesse sorpreso a manipolare la realtà si sarebbe cacciato nuovamente nei guai.
«Non passa giorno senza che tu riesca a sorprendermi.» La voce era quella di Rivier, ma il maestro fece il suo ingresso solo dopo aver terminato la frase. Mylo sobbalzò, nascose le mani impegnate in strani gesti e solo dopo essersi reso conto che la voce era quella del suo amico riuscì a riprendere fiato.
«Mi hai spaventato» ammise.
«Ti sei messo comodo, vedo…»
«Beh, ho pensato di esercitarmi un po’, visto come si sono messe le cose. Ho fatto attenzione.»
«Non ne dubito. Sei davvero bravo.»
Mylo distolse lo sguardo, imbarazzato dal complimento.
«Io riesco a sorprenderti? Invece tu!»
«Che vuoi dire?» La domanda di Rivier era divertita.
«Che cos’è questa storia con Tawares? Da quanto lo conosci?»
«Più o meno, da stamattina…» rispose il maestro strizzando l’occhio.

giovedì 12 novembre 2009

???Fallorrise???

---New work by Charles Huxley---



- ?FALLORRISE? -

venerdì 6 novembre 2009

LIMBO: Capitolo 7


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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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«Muovi quelle gambe!» disse l’uomo senza capelli.
«Lo sto facendo, maledizione!» rispose il giovane, mentre cercava di evitare i fendenti del maestro.
«Solo quelle possono salvarti» aggiunse l’uomo disarmando alfine il suo allievo.
Tzadik si afferrò le ginocchia e provò a riprendere fiato. La sua spada di legno giaceva a qualche passo di distanza, sprofondata nell’alta erba delle piane. Riusciva a percepire lo sguardo di Nicon sopra di lui.
«Stai migliorando, ma non abbastanza…»
«Non è vero. Tre stagioni fa non riuscivo neanche ad impugnare una spada, mentre adesso…»
«Adesso la tieni in pugno, per pochi istanti» terminò per lui l’uomo calvo.
Il giovane avvertì la tentazione di abbandonarsi allo sconforto. Era una trappola del maestro, lo sapeva. L’addestramento non si limitava ad affinare le abilità fisiche dell’allievo, ma anche quelle psicologiche. Le lezioni finivano spesso con un litigio o con un pianto. Nicon era abilissimo a farti arrabbiare. Si stupì del fatto che nessuno aveva mai perso la testa al punto da volerlo uccidere, o forse qualcuno ci aveva anche provato, pagandone ovviamente le conseguenze.
Nicon era un uomo straordinario. Non solo un abile cavaliere e uomo di spada, ma anche uno studioso dotato di una vasta conoscenza magica. Il gruppo di uomini che aveva richiamato attorno a se, durante le sue pellegrinazioni attraverso Limbo, lo amava e rispettava. Solo gli allievi lo odiavano, e questo la diceva lunga sui suoi metodi d’insegnamento.
La Gilda contava in totale un centinaio d elementi, e al momento vi erano altri cinque allievi insieme a Tzadik, ragazzi che come lui avevano ascoltato per tutta l’infanzia le leggende di Nicon e avevano sognato da sempre di far parte della sua carovana.
Gli allievi vestivano ancora i loro normali indumenti. Una volta  diventati a tutti gli effetti cavalieri della gilda, avrebbero finalmente indossato le vesti tipiche, sgargianti pantaloni giallo e rossi e il famoso “pojo”, la casacca colorata che altro non era se non una coperta di forma rotonda con un’apertura centrale dalla quale far passare la testa.
«Dai, torniamo all’accampamento. La lezione è terminata.»
Nicon gli voltò le spalle e s’incamminò in direzione delle tende e dei carri. Il suo pojo era diverso da quello degli altri, se possibile ancora più acceso e colorato. Tzadik alzò lo sguardo e sentì la rabbia sciogliersi come neve al sole. L’ammirazione per quell’uomo prese il posto della collera. Raccolse la spada di legno e lo seguì verso il campo dove li aspettavano i compagni.
Il settimo margine era appena iniziato e l’accampamento si stava preparando all’avvento della notte. Il grande cinghiale cacciato quella mattina sfrigolava sopra il fuoco, e gli uomini attendevano il manipolo che si era spinto fino alle fattorie dei contadini per acquistare una damigiana di vino . La festa sarebbe presto incominciata.


giovedì 29 ottobre 2009

Charles in Deviant


   


Segnaliamo l'entrata del vecchio Charles Huxley nalla community di deviant art...


Fatevi un giro trai i suoi incubi, serpenti e belle donne...




sabato 24 ottobre 2009

LIMBO: Capitolo 6


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Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Gli specchi d’acqua riflettevano il magenta del cielo, fin dove l’occhio arrivava. L’orizzonte si perdeva tra le nebbie, insieme al riverbero di quella moltitudine di laghi, tra la bassa vegetazione e le canne di bambù che affioravano un po’ ovunque. L’aria odorava di orchidee.
Jade osservava quel nuovo paesaggio mentre discendeva l’altura insieme ai suoi due compagni. Misar le camminava accanto aiutandosi con il suo bastone, mentre Yumo li seguiva qualche passo più indietro. Guidava i due muli attraverso il sentiero, guardandosi intorno di tanto in tanto. Il senso del pericolo del Protettore, affinato come in nessun altro, era costantemente all’erta.
Erano trascorsi una quindicina giorni da quando avevano lasciato il deserto. Misar sperava di poter avere qualche informazione sulla posizione della gilda attraverso la consultazione di una Colonna delle Voci. Per questo si erano diretti verso i laghi. Il vecchio era convinto che da qualche parte laggiù doveva essercene una. Il padre di Jade gliene aveva parlato una volta.
La posizione di questi luoghi di sapere e di scambio di informazioni, che secondo la mitologia Arcon furono messi dallo stesso Seidon per aiutare gli uomini a rintracciarsi in quel mondo così mutevole, cambiava insieme a tutto il resto, ma gli erranti divulgavano con impegno la conoscenza delle loro ubicazioni. Si diceva che venivano addirittura disegnate delle mappe speciali chiamate Carte a Proiezione, in cui venivano tracciate le possibili traiettorie di spostamento delle colonne. Jade non ne aveva mai viste, ma ne intuiva il loro funzionamento.

 

lunedì 19 ottobre 2009

Inseriti nella sezione download




La versione originale della Babele di Carne e catrame, già pubblicata su Novocaina.
Un racconto misto ad elaborazioni grafiche che vi porterà in un attualissimo futuro.


Una raccolta di racconti in stile cyberpunk, curata da GM Willo



Il fumetto di Giuseppe Pica ripreso dalla storia scritta da Jack Lombroso




Altro racconto di Jack illustrato questa volta da Charles Huxley

sabato 17 ottobre 2009

La babele di carne e catrame: Capitolo V




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La Babele di Carne e Catrame è un racconto misto a elaborazioni grafiche di  Charles Huxley,
che vi condurrà in un attualissimo futuro.
Edito dalla Edizioni Willoworld attraverso il servizio di autopubblicazione Lulu,
é il secondo lavoro di Valentino Vannozzi, dopo la raccolta di poesie e pensieri intitolata
Alla Ricerca del Dio Senza Croce.
Novocaina vi ripropone questo racconto pubblicando un capitolo alla settimana.
Buona lettura...
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Il cielo era striato di viola e di giallo, un effetto meraviglioso per chi non sospettava cosa lo rendesse tale.


L’uomo dovrebbe sempre ricordarsi di essere figlio della Natura e non il padrone.


Mi soffermai a guardare, cercando di concentrarmi sui pensieri che sfrecciavano veloci nel mio cervello. Venni tentato di ingoiare una delle tre pillole, ma erano anni ormai che non prendevo niente se non al sicuro tra le quattro mura di casa. Al sicuro nella mia grotta, con una finestra sul mondo.
La mia pietra non sarebbe stata lavorata quella sera. Preferii non farlo, sicuro che avrebbe preso sfaccettature ingestibili.


Un gatto mi passò tra le gambe, riportandomi alla realtà. Chinò una testa tra le zampe leccandosi. L’altra mi guardò storto.


Affrettai il passo, sguardo basso per non incrociarne altri, alieno sulla terra, fuggiasco. Nascosto come un ladro cercavo ogni ombra. Questa città non era più mia. Questa città non aveva più abitanti.


Bramai fortemente un sorso di Smash e il Canon in D di Pachelbel suonato forte, potente. Bramavo che quelle note uscissero dalle casse sfondando il velo. Bramavo la pace. Fuggiasco camminai ancora.


Le fabbriche abbandonate facevano da cornice al degrado urbano. A cosa noi stessi avevamo creato non prendendoci cura di quello che ci stava attorno, lasciandolo in mano ad altri. Derogandone ancora una volta la responsabilità. Quella stessa responsabilità che una volta ci dava il diritto di essere chiamati Uomini.


Passai accanto a molte persone. Non starò a raccontare in quanti e cosa cercarono di vendermi. Il libero scambio, la condivisione, la comunione avevano lasciato posto ad un freddo e spietato stormo di avvoltoi affamati. L’uomo, ancora una volta, aveva male interpretato il significato di libertà e quella favolosa Dea ci aveva nuovamente abbandonato, schifata dalla violenza subita. Dall’ignoranza incontrata.


Continuai quella passeggiata forzata, sorpassando persone, lasciandomele alle spalle. Superai gente che non avevano niente a che fare con me, persone per cui non provavo niente, nessun sentimento, nessuna emozione. La cosa più strana è che uno di loro potrebbe essere la persona più importante della mia vita. Solo che la parola importante, non racchiude sempre un significato positivo e difficilmente cerchiamo qualcosa in uno sconosciuto. Grave errore.
Lo scanner ottico riconobbe la mia retina e mi dette il benvenuto con una voce calda e suadente. Rientrai in casa, finalmente. Pochi istanti ed il caffè era pronto. Con la tazza tra le mani, appoggiai la fronte alla grande finestra che dava sul viale principale. Era quasi l’alba ma il traffico non accennava a diminuire. Solo adesso mi accorsi che i miei muscoli erano ancora in tensione, come quelli di un antico guerriero appena finita la battaglia.


Ripensai ai booster, allo spacciatore che avevo steso durante il cammino. Ripensai alla ragazza con gli occhi venduti, a quanto il suo sguardo era ormai lontano dall’essere umano. Ripensai a Jesus, alle sue parole, a come la gente si rifugiava dentro un sogno elettronico, fatto di musica posticcia.
Quanto avevamo perso durante il cammino? Quanto veloce l’uomo dimentica le sue origini, per abbandonarsi ad una facile corrente, come un pesce morto in un fiume in piena.
Ricordai finalmente perché ero uscito di casa quel pomeriggio.
Ricordai che volevo ancora una volta osservare il lento declino della razza umana, per ricordare chi ero per non scordare di farne parte, per non sentirmi meno colpevole.


Distrattamente misi la mano in tasca ed incontrai le tre pillole.
Ne ingoiai velocemente una con un sorso di caffè, ormai freddo. Ne ingoiai velocemente un'altra, per difendermi da quella Babele di carne e catrame.

F I N E

venerdì 9 ottobre 2009

La babele di carne e catrame: Capitolo IV


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La Babele di Carne e Catrame è un racconto misto a elaborazioni grafiche di Charles Huxley,
che vi condurrà in un attualissimo futuro.
Edito dalla Edizioni Willoworld attraverso il servizio di autopubblicazione Lulu,
é il secondo lavoro di Valentino Vannozzi, dopo la raccolta di poesie e pensieri intitolata
Alla Ricerca del Dio Senza Croce.
Novocaina vi ripropone questo racconto pubblicando un capitolo alla settimana.
Buona lettura...
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Il Jack in the box era ricoperto da vecchie bandiere.

Sul palco una band suonava antiche melodie, blues, mi pare chiamassero quella musica.

Niente sintetizzatori, tutti strumenti.

Nostalgici. Per fortuna ne esistevano ancora.

Jesus era seduto su una poltroncina, nell’angolo più scuro del locale, un viavai continuo di gente si fermava per qualche istante accanto a lui… per poi allontanarsi, felici.

Jesus, venditore di felicità, così si faceva chiamare.


Aspettai un momento di calma e mi avvicinai. All’inizio sembrò non riconoscermi, aggrottò le grosse sopracciglia bianche e disse –Hola, como va?-

Jesus, la sua lingua madre corrotta dallo slang della strada, la sua nazione così ribelle si era lasciata inglobare come tutte le altre. Come tutti noi.

Ogni tradizione, ogni singolo gesto, ogni ricordo fu violentato, straziato, privato dell’individualità, privato del diritto di essere diverso.

-Como stai, chico?- Mi aveva riconosciuto.

-Depresso, come al solito. E tu?- Risposi

-Todo bien...- Sembrò pensare per un attimo e aggiunse:

-Depresso? Perché mai depresso chico, la vita è bella-


Jesus, dalla nazione sottomessa, Jesus venditore di felicità, per lui la vita continuava ad essere bella, nonostante tutto.


-Guardati intorno Jesus... perché mai depresso? E perché dovrei essere allegro, allora?-

-Oh, di guardarmi attorno ormai ho la nausea, amigo. Anzi no, mi correggo, basta contornarsi per quanto y possible di cose piacevoli ed almeno per un po’, nel proprio antro, la sofferenza viene meno-


Sorrise, da sotto i folti baffi bianchi da vecchio messicano.


-Viene meno... non sparisce- Dissi

-Il mondo va avanti, indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra esistenza. Va, come deve andare, né meglio né peggio, i giudizi di valore sono solamente soggettivi-


Jesus, dalla “individualità” perduta.


-E tu non sei un soggetto... Non vivi proprio di soggettività? Quando ti scotti, è la tua di carne a dolere - Ero sempre più depresso.


-Amigo mio, cerco di vivere in sintonia con il mio micromondo, ormai cittadino del mondo non credo valga la pena sentirsi. Quindi sì, vivo la mia soggettività, ma ti ripeto: se cerchi di crearti un luogo, fatto di persone, di suoni e di immagini a te gratificanti ecco che la mia soggettività di questo ne gode, ed allora anche i miei giudizi di valore saranno il più possibile positivi.-


Sorrideva mentre parlava. Voleva convincere me o se stesso?


-È tutto passeggero... Forzato a volte... Mai indissolubile, posticcio forse... creato... ma quanto in verità vissuto? Lo specchio in cui ti guardi non riflette il tuo micromondo, ma la realtà. Essere positivi è utopico. Utopico.-


Quasi urlai l’ultima parola.

Ogni volta era così con Jesus, per prendere quello che volevi dovevi affrontare queste discussioni senza fine, senza via di uscita.


-Creato e passeggero non ne dubito. Ma ogni giudizio, ogni stato d'animo sul mondo, su se stessi è sempre dovuto alla propria personalità, alle proprie esperienze. La positività se vissuta come certezza è certamente utopica. Vissuta come un momento passeggero... Perché no? Stesse cose si possono comunque affermare anche dell'altro lato della medaglia, la negatività... E, se come abbiamo visto, la scelta non è oggettiva, ma di un singolo, perché propendere dalla parte più scura? Eh chico?-


Il locale si stava sempre più riempiendo, la band lasciò il palco a tre ragazzi che cominciarono a montare le attrezzature per il dj set. Braindance… musica neurale. All’entrata regalavano chip esterni per la connessione diretta con la cpu dei dj, per un effetto maggiore, per vivere la musica. Braindance. Era ora di andarmene.


-Le proprie esperienze sono spesso imbrattate dalla merda altrui. Non è scuro quello che sta al di fuori della luce. Se vedi morire qualcosa accanto a te, se vedi qualcosa che si allontana, che sparisce, è triste, per singola cosa a cui tu voglia attribuire positività. È triste. Se non puoi più usare la tua lingua per parlare di cosa hai dentro, nessuna illuminazione potrà farti sentire meglio. Ogni certezza va messa in discussione, anche la più positiva. E quando in mano ti ritrovi granelli di sabbia? Non ti pare folle continuare a stringerli come oro?-

-Cosa vai buscando amigo? Una chiacchierata o qualcos’ altro?-

-Altro, Jesus, altro, non ho più voglia di parlare stasera.-


Era vero, mi sentivo stanco, spossato, volevo solo tornare a casa e il pensiero di doverci tornare a piedi mi infastidiva ancora di più.


-Solita Smash, chico?-


Il brusio nel locale si faceva sempre più forte, il bancone era assediato da almeno trenta persone che cercavano l’impulso iniziale dentro un drink, per poi venire a trovare il vecchio messicano, logicamente.


-No Jesus, dammi qualcosa di più forte stasera- Dissi.


Misi in tasca le tre pillole cangianti e mi allontanai.

Mi voltai a guardare Jesus, sorrideva ancora.







sabato 3 ottobre 2009

La babele di carne e catrame: Capitolo III


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La Babele di Carne e Catrame è un racconto misto a elaborazioni grafiche di  Charles Huxley,
che vi condurrà in un attualissimo futuro.
Edito dalla Edizioni Willoworld attraverso il servizio di autopubblicazione Lulu,
é il secondo lavoro di Valentino Vannozzi, dopo la raccolta di poesie e pensieri intitolata
Alla Ricerca del Dio Senza Croce.
Novocaina vi ripropone questo racconto pubblicando un capitolo alla settimana.
Buona lettura...
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Mi avviai a piedi verso il centro della città. In fondo due passi mi avrebbero svegliato dalla siesta prolungata che ancora intontiva la mia testa.
Le puttane si contendevano i posti migliori sui marciapiedi.
Le “pure” venivano ogni giorno surclassate da chi poteva permettersi esotici innesti, sempre più richiesti dalla clientela, dando così vita a continue risse, alle quali la polizia sembrava arrivare sempre più celere.
Mi imbattei in almeno cinque di queste scene prima di essere avvicinato da uno strano tipo.
-Cerchi roba?- disse. Mi fece vedere il campionario, allargando il cappotto scuro, lungo fino ai piedi.
In una tasca interna era infilato a forza un vecchio lettore ad interfaccia esterna per i neurosogni. Non ci misi molto a capire che i minidisk nelle tasche trasparenti fossero pirata.
-Vendo sogni proibiti, irrealizzabili. Vuoi essere un assassino stanotte? Provare l’emozione dell’ omicidio? Sesso con le mutanti di Golky? Magari una esperienza Rhondyana?-
Non volli neanche sapere cosa fosse una esperienza Rhondyana e lo allontanai col braccio, non senza essere assalito dal dubbio di come fosse una mutante di Golky.


Meglio non fare affari con chi tiene la merce nella tasca del cappotto. Soprattutto con chi la tiene vicino ad una fondina da cui sbuca un grosso calcio di una pistola.
Sicuro che non fosse un pezzo in vendita, accellerai il passo. -Hey amico… Hey, parlo con te!- In tre passi mi fu accanto. Veloce, troppo veloce.
-Hey bastardo, ma chi ti credi di essere, eh!?- Disse sputacchiando nell’aria.
-Capelli curati, vestito fresco e stirato. Che c’è, perché non mi guardi in faccia? Ti fa forse schifo parlare con me? Eh amico, rispondi!- Adesso stava a gambe larghe, davanti a me, bloccandomi il passaggio.
-No, è che… vado di fretta- Balbettai.
Rimpiansi la mezza lattina di Smash lasciata sul tavolino. Non ero pronto per un incontro ravvicinato con un pusher dello sprawl. Maledizione, dove era la polizia quando serviva!?
-Allora bello, vai di fretta… e dove vai, dalle tue amichette della City?- Intanto mi alitava addosso. Odore di marcio
Perché ero venuto fin quaggiù a piedi?
Ah già, i booster. Cazzo.
Perché non ero rimasto a casa?


Le sue pupille erano un puntino nero nel bulbo arrossato, solo adesso mi resi conto della bava bluastra ai lati della bocca. Chissà quanti cartoncini aveva già sciolto sotto la lingua, ed un tipo strafatto di cielo azzurro con una 44 sotto il cappotto non era certo una situazione facile da gestire.
Non so se fu la paura o la sua altezza, perfetta per lo scopo, fatto sta che ancora prima di pensarci sentii il rumore sordo e una fitta sulla fronte. Quando riaprii gli occhi il tipo era steso per terra, col naso appoggiato allo zigomo.
Mi allontanai in fretta, non prima di aver preso un minidisk con su scritto: Mutanti di Golky.
Non si sa mai.


Una macchina mi passò lenta accanto. La musica assordante era arrivata molto prima di lei, sparata con violenza dalle casse dell’auto. Un processore sintetizzava la musica abbinandola direttamente alle immagini catturate intorno ed importate da una piccola telecamera. Tutto questo in tempo reale. “La musica giusta per ogni situazione”. Così diceva lo spot di presentazione dell’ MMRL, il Music Maker Real Life. Era facile accorgersi di quando la musica veniva creata dall’ MMRL, sembrava di stare in un fottutissimo video musicale. Gli occupanti dell’auto ridevano e ballavano, agitandosi sui seggiolini.


Se un piccolo processore poteva creare una musica adatta solo codificando i movimenti, le persone e i colori esterni, chissà cosa sarebbe successo se qualcos’altro avesse potuto codificare le nostre voglie, le insicurezze, il nostro linguaggio del corpo.
Avrebbero potuto fornirci i bisogni.
Chissà se…


Scacciai dalla testa quei pensieri e continuai a camminare. La parte più scura di quello che veniva definito sprawl era alle mie spalle. Ora ero nel centro del livello più trasgressivo della città.
I club che riempivano le strade avevano tutti una lunga fila di persone davanti, in attesa di entrare. Come in uno zoo passai accanto a loro, osservandoli: tatuaggi luminosi, creste, innesti metallici e trasformazioni corporee discrezionali. L’ultima ragazza in fila si girò, guardandomi. Nei suoi occhi scorreva la scritta Underground Mall, seguita da l’indirizzo del megastore. Aveva venduto gli occhi come spazio pubblicitario.
Le chiamavano pubbliche relazioni.


La serata andava peggiorando, mi assalì un senso di malinconia.
Da quanto l’uomo si era scordato chi era?


Ci indicarono una stella. Molti di noi si fermarono ad osservare la punta del dito.


Jack in the box… Jesus… Arrivo, cazzo… Arrivo.
 


venerdì 2 ottobre 2009

LIMBO: Capitolo 4


 
 
Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Il capitano della guarnigione si chiamava Terion. La mattina dopo disse ai due prigionieri che l’accampamento centrale dei Testimoni si trovava a circa mezza giornata di viaggio, ai margini delle pianure del vespro, oltre i rilievi dove si trovavano. Avrebbero viaggiato sui loro cavalli, ma questi sarebbero stati legati a quelli delle loro guardie, per evitare spiacevoli sorprese.
Mylo si era svegliato con la testa pesante. La notte di riposo non era bastata ad allontanare la stanchezza degli esercizi del giorno prima e la tensione causata dagli eventi che si erano succeduti. Si sentiva rallentato e aveva un brutto sapore in bocca.
Tutt’altra cosa invece sembrava essere l’umore del suo maestro. Rivier si era svegliato con la sua solita placida espressione e con un notevole appetito. Si era gettato sul porridge preparato dai cavalieri per colazione, e con una scodella piena se ne era rimasto seduto in silenzio nei pressi del fuoco del campo appena ravvivato. Era ancora buio, ma il paesaggio stava per cambiare. La cometa sfrecciava nel cielo scandendo gli ultimi giorni della stagione.
Mylo si avvicinò al maestro con una scarsa razione di avena…

sabato 19 settembre 2009

La babele di carne e catrame: Capitolo I


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La Babele di Carne e Catrame è un racconto misto a elaborazioni grafiche di Charles Huxley,
che vi condurrà in un attualissimo futuro.
Edito dalla Edizioni Willoworld attraverso il servizio di autopubblicazione Lulu,
é il secondo lavoro di Valentino Vannozzi, dopo la raccolta di poesie e pensieri intitolata
Alla Ricerca del Dio Senza Croce.
Novocaina vi ripropone questo racconto pubblicando un capitolo alla settimana.
Buona lettura...
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Non ricordo perché ero lì, né perché bevessi così tanto. Come di rientro da un sogno mai iniziato, mi guardai intorno, il bar era vuoto, le luci soffuse del locale regalavano un senso di pace. La birra davanti a me si era scaldata… strano. Non ricordo quanto avessi bevuto e speravo che anche il barista lo avesse dimenticato, perché quando mi alzai dallo sgabello tutto intorno a me si mise a girare; segno che il conto si era notevolmente elevato. Le vetrine del vecchio bar davano su una strada del centro, una come tante, dalla storia dimenticata e dal forte odore di urina. Pagai, sfortunatamente il barista ricordava tutto quello che avevo ordinato.
Con pochi spiccioli e qualche sigaretta in tasca, alzai il bavero del mio cappotto ed uscii. Plumbea era la città quel giorno, come se gli unici colori fossero soltanto le tonalità di grigio.
Non ricordo perché uscii di casa quel pomeriggio, né perché avessi bevuto così tanto.
Certe volte ti chiedi se stai ancora camminando o se è solo il mondo attorno a te che si muove, come un videogioco impazzito. Non era certo l’alcool a fare quello strano effetto, purtroppo.
Senza rendermene conto, mi ritrovai a seguire una scia di persone, non sapevo dove fossero dirette, ma sentivo una sensazione di sicurezza nel farlo, nel seguire quella folla mansueta.
Mi ritrovai nel mezzo di un mercato, sembrava antiquariato quello che esponevano le bancarelle. Girellai un po’ guardando distrattamente la paccottiglia stesa sui banchi; vecchi televisori al plasma erano ammucchiati accanto a obsoleti supporti Blu-Ray, tute e visori per la realtà virtuale si impolveravano insieme ai caschi per i neurosogni, oggetti che ormai interessavano solo i collezionisti. Dall’avvento dei chip subdermali tutta questa roba era solo storia passata. Erano iniziati come segnalatori GPS per ritrovare gli animali scomparsi, poi i chip vennero introdotti nella lotta alla criminalità, innestati obbligatoriamente con una semplice siringa sotto l’epidermide di carcerati e delinquenti vari, da lì alla vendita al dettaglio il passo fu breve. Madri che innestavano il chip ai figli, per paura dei rapimenti da parte dei trafficanti di organi, innestati ai corrieri delle più disparate aziende, a Vip “privilegiati” per evitare code e pagamenti. Con un chip subdermale potevi pagare una bevuta in discoteca senza lo scomodo dei contanti o essere ritrovato dall’altra parte del mondo, con un click.
Chissà perché non ero rimasto in casa quel pomeriggio. Mille dialetti, lingue, parole sconosciute, si diffondevano nell’aria densa di odori. I venditori di kebab dispensavano profumi gratis e sapori a poco prezzo. Chissà che effetto avrebbe fatto un gesto inconsueto, un segno dimenticato… chissà che effetto avrebbe fatto in questa cacofonica folla. La grande rivolta dei sobborghi era stata repressa nel sangue da pochi giorni, ma lo stato di allerta delle forze dell’ordine era ancora evidente, ad ogni angolo coppie di poliziotti scandagliavano la gente con i decodificatori per trovare possessori di software non registrati. Passai sicuro davanti a due di loro, Doc aveva fatto un buon lavoro, il mio chip non fu rilevato.
Entrai in un piccolo negozietto che vendeva birra turca e kebab, invogliato dall’ologramma pubblicitario sulla porta, la parete una volta bianca, adesso era gialla di nicotina. Erano già otto anni che si poteva di nuovo fumare, praticamente ovunque, da quando le multinazionali del tabacco avevano vinto la causa contro le leggi antifumo, installando gratuitamente i filtri bronchiali ai non fumatori. Qualcuno sosteneva che i filtri stimolassero l’acquisto di determinati prodotti, si diceva anche che fosse stato l’accordo prezzolato tra le multinazionali e il dipartimento per la tutela dei consumatori. Che fosse proprio questa la mossa vincente per l’ abrogazione delle leggi antifumo, ma erano solo voci che correvano in rete, smentite più volte dalle delegazioni di portavoce delle multinazionali.
Contai gli spiccioli rimasti, sette crediti, una miseria… osservai quelle strane monete di silicio, i loro ologrammi, il simbolo del Governo Antiterroristico Democratico Unito, quanto fosse difficile ormai contraffarli, mi resi conto di quanto il piano era riuscito, un unico popolo mondiale, un unico popolo di consumatori.
La carne, che ormai veniva allevata nelle bio-fattorie aveva tutta pressappoco lo stesso sapore, tenera, succosa e completamente sintetica. Le proteine e le sostanze nutrizionali venivano inserite solo nei tagli più pregiati, quelli più costosi, quelli che pochi potevano permettersi. Nei contenitori delle bevande alcoliche erano stati inseriti, ormai da qualche anno, i chip per l’annullamento del tasso alcolico nelle situazioni di divieto.
Durante le manifestazioni o le sommosse, sempre più frequenti, i chip intervenivano automaticamente rilasciando nella bevanda una sostanza che ne inibiva altre, lasciando il prodotto totalmente analcolico.
Quel giorno non era in vigore nessuna restrizione, fortunatamente.
Mi sedetti e feci il mio dovere di consumatore.

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LIMBO: Capitolo 3


 
Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Il fuoco ardeva a pochi metri dal lago. Il lago era il cratere di un vulcano spento. Le brezze montane ne increspavano la superficie.
Quello era il luogo ideale per giocare con gli elementi, per provare nuove formule, sondare i limiti del proprio potere e riversarlo nel paesaggio circostante. C’era acqua, fuoco, vento e terra. C’era il silenzio, interrotto a volte da un tuono lontano, oppure dall’urlo di un falco. C’erano i boschi di faggi e querce che circondavano il cratere, e gli animali che si nascondevano per timore del crepitio. Era il crepitio della magia, come se l’aria attorno al mago cominciasse a sfrigolare, perdendo consistenza. Gli animali non lo sopportavano, e ne fuggivano con la coda tra le gambe.
Mylo provò a concentrarsi di nuovo sulle fiamme danzanti che aveva dinanzi. Sentiva il calore sulla sua faccia ed il vento che gli accarezzava i capelli tagliati corti. Era un giovane robusto, dal volto pallido e la bocca rossa come petali di rosa. Aveva il portamento tipico dei Lupi Cacciatori; nobile e fiero.


venerdì 11 settembre 2009

LIMBO: Capitolo 2

 
Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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Sogni ricorrenti – Un canto per il padre
 
  Era sorto un giorno di sole attorno alla tenda. Il giallo rimaneva sulla superficie del deserto, nella sabbia che si perdeva in dune e dossi all’orizzonte. Ma il cielo era limpido e il sole brillava di una luce fresca. Si riuscivano anche a vedere le Montagne della Notte, guardando nella direzione dalla quale il giorno prima Jade e Misar erano sopraggiunti.
La ragazza pensò che fosse una giornata inadatta ad un funerale. Troppo luminosa, troppo allegra. Era uscita presto quella mattina, poco dopo che Misar si era svegliato ed aveva trovato il corpo del suo vecchio amico già freddo. L’anziano era rimasto accanto a suo padre per un po’ di tempo, sussurrando delle parole che potevano appartenere a una canzone o a una preghiera, o forse ad entrambe le cose. I Canti di Limbo, la voce di Seidon che aleggiava nelle valli e sugli altopiani, melodie misteriose che la gente percepiva quando un evento era prossimo o appena trascorso. Questi canti si trasformavano in preghiere che la gente usava per ringraziare Seidon ed omaggiarlo.
Ma la mitologia Arcon non l’aveva mai convinta del tutto. Le vennero cosi in mente i Misteri, e si mise a ridere. Sciocchezze, pensò, e continuò verso il boschetto che si trovava oltre le prime dune nei pressi della tenda. Laggiù pascolavano i due muli che trasportavano la tenda e l’equipaggiamento di Misar e di suo padre. Adesso erano suoi, come tutto il resto, compreso il maledetto medaglione.  [...]

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venerdì 4 settembre 2009

LIMBO: Capitolo 1

Limbo é un libro blog di GM Willo illustrato da Charles Huxley. Per scoprire il mondo di Limbo iniziate a leggere dal primo capitolo e addentratevi in un universo di misteri e magia. Se amate la fantasy, trovere in questa avventura qualcosa di diverso…
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CAPITOLO 1: Gli oggetti di famiglia – La morte di un padre – Il destino di un Keeper




Il sole era nascosto da un velo di foschia color ocra, il paesaggio era privo di ombre e baluginava come una visione di un sogno, il vento soffiava ma era muto.
Jade vide la tenda in mezzo alle dune. Si proteggeva gli occhi con una mano mentre la sabbia le vorticava intorno. Sentiva il terreno sotto i piedi pulsare, oppure era il suo cuore che batteva più forte del normale e le rimbombava in ogni centimetro del corpo. Non avrebbe saputo dirlo. Ciò che sapeva era che suo padre si trovava in quella tenda, ed era sul punto di morire.
Si era fermata a due passi dalla sua guida, un uomo che si faceva chiamare Misar. Era vecchio, ma aveva un portamento elegante. Si sorreggeva con un bastone e la guardava con due occhi profondi, due fessure verdi sotto folte sopracciglia striate di grigio.
Lei era minuta ma aveva il volto fiero. I capelli le accarezzavano in onde brune gli alti zigomi. Gli occhi erano due pozze di tenebra, ma il loro taglio era dolce. Erano gli occhi di sua madre.
Lui la guardò come per assicurarsi che avesse capito. Lei gli rispose con un cenno; la tenda era il luogo verso cui erano diretti. Avevano oltrepassato le Montagne della Notte, percorso il Fiume Serpe fino alle cascate dei Dowa, attraversato la foresta fino ai margini del deserto che segnava il confine con le Terre Desolate. Avevano camminato per cinque giorni e finalmente il viaggio stava per concludersi.  [...]
 

Un pessimista è un ottimista ben informato